Un nuovo pasticcio sui presidi che si poteva e doveva evitare

7 marzo 2014 di fabio pizzul

Quello di oggi avrebbe dovuto essere un giorno di festa per i nuovi presidi lombardi, si è trasformato nell’ennesima beffa a un metro dal traguardo.
Questa mattina gli oltre 350 nuovi dirigenti erano stati convocati presso Palazzo Lombardia dove avrebbero dovuto firmare il contratto a tempo indeterminato e ricevere l’incarico presso la loro nuova scuola in cui avrebbero dovuto prendere servizio da lunedì 10 marzo. Almeno questo prevedeva la comunicazione diramata dall’Ufficio Scolastico Regionale in data 5 marzo.

Alle 20 di ieri è giunta però una nota del capo dipartimento del Miur Luciano Chiappetta che impone al direttore scolastico De Santis, in nome della continuità didattica, di procedere oggi alla formalizzazione dell’assunzione e dell’assegnazione della sede, ma “con il raggiungimento della stessa a decorrere dal 1 settembre prossimo. Da tale data, con l’effettiva assunzione in servizio, decorrerà anche il relativo trattamento economico”.
Per capirci. Da oggi, con firma del contratto, i 355 nuovi dirigenti vengono assunti a tutti gli effetti, ma cominceranno il loro servizio solo il 1 settembre per garantire, sostengono dal Ministero, la continuità didattica.
Bene. E qual è il problema? Direte voi. Non sarà mica un dramma aspettare meno di sei mesi con in tasca un contratto di assunzione a tempo indeterminato.
La questione non è così semplice. Lo spettro per i 355 nuovi presidi è il pronunciamento del TAR, previsto per mercoledì prossimo, sul ricorso presentato riguardo presunte irregolarità nella composizione della nuova commissione che ha portato a termine il concorso. Un’eventuale sospensiva, in attesa della sentenza di merito di luglio, potrebbe bloccare nuovamente il concorso.
I nuovi dirigenti chiedono a gran voce di poter effettivamente prendere servizio lunedì, perché questo li farebbe sentire più tutelati rispetto all’eventuale sentenza negativa del TAR.
La firma del contratto è già un grande traguardo, ma comprendo l’esasperazione di chi da tre anni ha iniziato l’iter di questo maledetto concorso.
Il ministro Giannini, sollecitata da più parti a proposito della questione, si è limitata a confermare la nota dei suoi uffici.
Dal punto di vista formale la posizione del ministro pare tutelare la continuità didattica, ma suona come una vera e propria beffa, per non dire come l’ennesimo schiaffo a chi legittimamente attende di poter veder riconosciuto il proprio diritto a prendere servizio dopo aver vinto un concorso.
Avrei auspicato un maggior coraggio da parte del MIUR nel portare a termine le procedure per dichiarare chiuso il concorso. Mi auguro che così possa avvenire nel mese di settembre, ma rimangono troppi punti interrogativi che riguardano le possibili sentenze del TAR e il perché si è giunti a una situazione che suona, per i nuovi dirigenti, come una vera e propria presa in giro. Mi auguro che il concorso non venga bloccato nuovamente e, nella malaugurata ipotesi contraria, chiedo con forza che venga evitata qualsiasi ipotesi di far arrivare in Lombardia dirigenti da altre regioni.
Rimangono alcune domande senza risposta.
Il direttore regionale De Santis ha promesso contratto e nomina avendo tutte le dovute garanzie da Roma?
Il capo dipartimento Chiappetta al MIUR ha subito pressioni che lo hanno indotto a cambiare in extremis una decisione già presa e concordata con De Santis?
Ma soprattutto: in caso di pronunciamento negativo del TAR non c’è il rischio che arrivino in Lombardia presidi idonei da altre regioni?
Su quest’ultimo fronte mi impegno a fare di tutto perché ciò non accada.
Il clima oggi a Palazzo Lombardia, dove era stata organizzata la cerimonia di firma collettiva, come potete immaginare era tutto meno che di festa.
Permettetemi comunque di fare i complimenti ai 355 che da oggi sono ufficialmente nuovi presidi in Lombardia e di augurare loro buon lavoro anche se, ormai, sembra che questo debba iniziare solo dal 1° settembre.

P.S.
In punta di diritto appellarsi alla continuità didattica parrebbe essere una forzatura, perché i presidi cambiano status giuridico, in pratica, la decisione del ministero garantisce una più tranquilla conclusione delle attività del presente anno scolastico. Questa considerazione di puro buon senso cozza però contro i diritti dei nuovi presidi di vedersi assegnato subito l’incarico (secondo la legge 128/2013) e di poter godere del relativo trattamento economico. Con la spada di Damocle del TAR che incombe su tutti…

5 commenti su “Un nuovo pasticcio sui presidi che si poteva e doveva evitare

  1. paolo faccini

    quanto è accaduto è pazzesco. Sono un Pres CDI che attendeva da lunedì il nuovo dirigente di titolarità. ormai da due anni abbiamo dirigenti reggenti.

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  2. Alberto Farina

    La decisione del MIUR è di puro buon senso. La tanto sbandierata centralità degli studenti, una volta tanto, diventa il criterio in base al quale assumere una decisione.
    Comunque sia, alla luce di questa storia infinita, appare evidente che questo tipo di concorso non garantisce affatto che siano le persone idonee ad assumere ruoli dirigenziali. Ciò vale anche per i concorsi a cattedre. E’ ora di cambiare sistema. Per altro i cavilli giuridici sonno tali e tanti che troppo facilmente si riescono ad invalidare i risultati; basti pensare al fatto che le famose buste della prima prova scritta garantivano l’opacità al 92% e, nonostante ciò, si è preferito invalidare tutto, anche per le pressioni delle due cordate di bocciati che avevano promosso il ricorso.

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    1. monica meroni

      sono un neo dirigente , attualmente collaboratore vicario con esonero dall’insegnamento!
      Come me , molti colleghi neo dirigenti NON sono attualmente in classe come docenti.
      ma di quale continuità didattica stiamo parlando?
      la cosiddetta legge del 20° giorno non si riferisce certo al nostro passaggio giuridico !!!
      Qui sono prevalsi gli interessi di “qualcuno” contro i legittimi diritti di noi VINCITORI DI CONCORSO!!!
      le preoccupazioni già postate da Pizzul sono legittime e ci preoccupano fortemente.
      intraprenderemo tutte le vie legali per far riconoscere un nostro diritto!
      ma è possibile che un funzionario possa agire contro la legge’ E’ possibile che un nuovo ministro possa disconoscere TELEFONICAMENTE una legge dello stato?
      ma in che paese siamo?

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  3. Alberto Farina

    Nella scuola in cui io insegno i tre vincitori del concorso prestano regolarmente servizio in classe, tutti e tre in classi terminali. I disagi per i loro studenti sarebbero stati più che evidenti. D’altronde questo concorso è partito male e finito peggio. Alla neo DS Meroni i i miei auguri… e un invito ad usare meglio la punteggiatura….

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  4. Giuseppe Sala

    Egregio Sig. Farina, forse lei non ha letto con attenzione la perizia sulle buste, visto che si limita a dire che le stesse “garantivano l’opacità al 92%”…
    Così scrivendo lei dà l’impressione che, tutto sommato, la sentenza fosse basata su una questione di poco conto, ai limiti dell’inesistenza..

    Io ho letto quanto riporto sotto e mi sono fatto quindi un’idea totalmente diversa:

    Nella sentenza del Consiglio di Stato (n. 03747 dell’11 luglio 2013): “Nel merito, si è dedotto che ‘alla camera di consiglio del 17 luglio 2012, alla presenza dei difensori di tutte le parti del presente contenzioso, si è proceduto alla verifica del materiale depositato in data 10 luglio 2012 dall’amministrazione resistente (…). Dall’esame svolto, è emerso nitidamente che il contenuto del cartoncino, contenente i dati anagrafici dei candidati, risulta agevolmente leggibile, se posto in controluce, anche all’interno della busta bianca piccola in cui il predetto cartoncino è stato posto dallo stesso candidato. Ciò avviene a causa del colore bianco, della consistenza molto modesta – al limite della trasparenza – dello spessore della carta utilizzata per realizzare la busta piccola, che deve contenere il cartoncino, e dall’assenza di un ulteriore rivestimento interno alla stessa, come solitamente dovrebbe avvenire con riguardo a tutte le buste destinate ad essere utilizzate in sede concorsuale’. Per queste ragioni il primo giudice ha annullato gli atti relativi allo svolgimento delle prove scritte”.

    La Sezione del Consiglio di Stato ha disposto, con ordinanza 26 novembre 2012, n. 5959, una “verifica tecnica” volta: “ad accertare, mediante un’indagine tecnica sulla composizione e sulle caratteristiche materiali delle buste, la loro natura e consistenza” e “a verificare se e con quali modalità siano leggibili i nominativi dei canditati posti all’interno delle buste». A tale fine, dopo la rinuncia all’incarico di verificatore conferito al Direttore del Dipartimento di scienze merceologiche dell’Università La Sapienza di Roma, la Sezione ha nominato, quale nuovo verificatore, il prof. Teodoro Valente, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Chimica Materiali Ambiente dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Il prof. Valente ha depositato la relazione tecnica l’11 aprile 2013. In particolare, egli ha accertato che “i nominativi dei candidati sono leggibili in condizioni ‘di luce media con cielo privo di nubi e con irraggiamento indiretto all’interno di un locale non illuminato artificialmente’” e ha “puntualizzato che ‘in base ai risultati ottenuti non si è ritenuto necessario procedere ad una valutazione nella condizione di luce solare trasmessa per irraggiamento diretto, con diffusione attraverso vetro, e nella condizione di luce solare trasmessa per irraggiamento diretto senza diffusione attraverso vetro (la cosiddetta condizione di ‘controluce’), in quanto la sola luce solare trasmessa e diffusa attraverso una finestra nelle condizioni di verifica già consente la lettura dei nominativi sui cartoncini’”; che ”i nominativi dei candidati sono leggibili in ‘condizioni di luce media del giorno a cielo coperto all’interno di un locale non illuminato artificialmente’ in caso di ‘cartoncino inserito lato intestazione o lato chiusura busta con osservazione diretta sullo stesso lato’”; che ”i nominativi dei candidati sono leggibili mediante ‘impiego di lampada da tavolo da 28W in trasmissione come piano visore’”.

    Inoltre, con riferimento a un determinato ordine di motivi, “dagli atti acquisiti al processo risulta che la busta piccola era nella ‘disponibilità’ della commissione. Infatti, gli elaborati di ciascuna delle due prove scritte erano inseriti in una busta bianca unitamente alla busta piccola. Le due buste bianche sono state poi inserite in un’unica busta gialla. Al momento della correzione, la commissione ha proceduto ad assegnare un numero progressivo alla busta gialla e alle due buste bianche in quella contenute, per poi procedere all’apertura di una delle due buste bianche, assegnando un numero progressivo alla busta piccola e procedere alla correzione dell’elaborato. Appare evidente, pertanto che, contrariamente a quanto affermato dagli appellanti, la busta piccola sia stata nella disponibilità della commissione al momento della valutazione dei temi. E in relazione a un altro aspetto risulta che “non è possibile individuare con certezza un luogo unico di correzione che abbia le caratteristiche indicate”, che “erano, comunque, presenti, come ammettono le parti stesse, dei ‘lucernai’” e che “la leggibilità poteva avvenire, come sopra rilevato, sia in assenza di luce solare sia mediante luce artificiale”.

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