Le vie d’acqua e la partecipazione popolare

28 febbraio 2014 di fabio pizzul

Non so che idea vi siate fatti della vicenda delle Vie d’acqua per l’Expo. Sono convinto che gli eventuali (spero pochi) osservatori esteri siano allibiti. Al di là del merito del progetto, sul quale i comitati territoriali hanno molte ragioni, è mai possibile che un progetto debba essere affossato mentre si inizia la sua fase di costruzione? C’è qualcosa che non funziona nel processo decisionale. Per questo mi pare fondamentale provare a regolamentare il processo di partecipazione popolare alle decisioni delle istituzioni sui progetti che hanno maggiore impatto sociale e ambientale. Il Pd ha presentato in regione un progetto di legge al proposito.

L’idea è quella, sulla scorta di quanto fatto in altre regioni, di individuare un percorso per rendere obbligatoria e codificata la consultazione dei cittadini quando si devono prendere decisioni su progetti molto invasivi e impattanti, tipo nuove strade e autostrade, centri commerciali, discariche…
Si istituirebbe un Garante regionale della partecipazione che avrebbe il compito di attivare e validare le consultazioni (o dibattiti pubblici) sulle diverse questioni. Ci sarebbero tempi certi, procedure stabilite (con anche il possibile utilizzo di strumenti on-line) e il conseguente obbligo di prendere in considerazione quanto emerso dalle consultazione da parte di Giunta e Consiglio. I pareri non sarebbero vincolanti, ma il decisore sarebbe obbligato a spiegare perché non intenda seguire i pareri emersi dalla consultazione popolare.
Sarebbe un bel passo avanti per far sì che la volontà popolare non si manifesti solo fuori tempo massimo e solo per bloccare progetti già in fase di ultimazione.
Per le Vie d’acqua di Expo, probabilmente, alla fine, bloccando i lavori nei parchi si evita una figuraccia, magari anche solo perchè i lavori non sarebbero finiti in tempo, ma la figuraccia fatta al cospetto del mondo sulla cancellazione di molti progetti Expo non può lasciarci indifferenti.

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