Uno strano dibattito sulle droghe

8 febbraio 2014 di fabio pizzul

Ha fatto molto rumore sui media la mozione presentata dalla Lista Ambrosoli sulle droghe leggere.
Il tema non mi pare una delle priorità e neppure rientra nelle competenze dirette della regione.
Detto questo, la mozione è stata presentata ed andava discussa senza strumentalizzazioni.
Cosa che non è avvenuta, soprattutto per evidenti forzature ideologiche da parte della maggioranza, che ha messo in atto un vero e proprio processo alle intenzioni e non ha voluto valutare la proposta nel merito.
E’ toccato a me intervenire a nome del PD in aula. Al momento del voto ci sono state opinioni diverse.
Di seguito, la trascrizione del mio intervento.

Consentitemi, all’inizio di questo mio intervento, di dire che sostanzialmente uno dei punti che chiedeva il dispositivo della mozione l’abbiamo già applicato, fondamentalmente, perché qui si legge: “promuovere un confronto quanto più plurale possibile circa il contenuto del rapporto del Commissione”; con la discussione che si è scatenata mi pare che si sia già andati, quasi, a dare attuazione o risposta a un pezzo di questa mozione, perché mi pare davvero che si sia andati un po’ oltre quello che era la richiesta, ovvero l’intenzione anche della mozione stessa. E tento di spiegarmi.

Innanzitutto si parla, lo diceva bene prima il collega Bruni, di depenalizzazione relativamente al consumo di droghe leggere. Nessuno ha mai parlato in questa mozione, soprattutto nella parte degli impegni, di liberalizzazione o di legalizzazione della droga. Questa mi pare una differenza fondamentale che, se non adeguatamente sottolineata, rischia di rendere vano qualsiasi tipo di confronto su questa mozione, perché dobbiamo occuparci di quello che c’è scritto nella mozione, non di quello che pensiamo possa portare con sé la mozione.

Secondo: criminalizzare i consumatori, lo si diceva anche in precedenza, non serve e rende paradossalmente quasi impossibile gestire realmente il fenomeno anche a livello di intervento nei confronti del consumo delle droghe leggere. I numeri che prima citava il collega Bruni sono estremamente eloquenti in questo senso: la Fini-Giovanardi ha creato di fatto una impossibilità di gestire in maniera coerente, razionale e massiva l’intervento.

Il danno che le droghe possono provocare non si discute, e non mi sembra venga messo in discussione neppure nelle premesse di questa mozione. Su questo si potrebbe aprire tranquillamente il dibattito, come chiede peraltro la mozione, ma in maniera seria, documentata e non impressionistica, come si è fatto a tratti questo pomeriggio. Il tema è quello di prendersi carico di coloro che sono consumatori anche di modiche quantità di droghe leggere: dobbiamo prenderci carico e spiegare loro sia in chiave di prevenzione, sia in chiave di accompagnamento, quello che può essere il costo personale e anche sociale di un consumo come quello della droga leggera. Ciò non toglie però che attraverso la criminalizzazione del loro atteggiamento si rischia addirittura di pregiudicare la possibilità di creare un rapporto con loro, e qui vado a quello che diceva il Presidente Romeo, che mi pare citasse Renzi, o sbaglio?

Il tema è assolutamente quello di creare un rapporto educativo, ma criminalizzare e penalizzare con dei provvedimenti di carattere giudiziario un utilizzatore è il migliore modo per troncare qualsiasi possibilità di rapporto positivo ed educativo con i diretti interessati. Qualcuno può dire: no, ma uno va in carcere, poi in carcere c’è la dimensione della rieducazione e cose del genere. Quella è la estrema ratio, e poi è tutto da dimostrare che questo accada davvero, perché lì, in carcere, i tossicodipendenti sono parcheggiati e, anzi, quasi abbandonati, il più delle volte.

Detto questo, io dico che è necessario ragionare in termini di educazione e di prevenzione, ma per questo bisogna creare le condizioni per mettere in atto una relazione e un rapporto, e tutto ciò che ha a che fare con il ricorso esorbitante alla dimensione giudiziaria non fa altro che lavare la nostra coscienza e impedire la costruzione di un rapporto educativo, soprattutto quando si utilizza questo esclusivamente in termini di prova di forza o di eliminazione, esclusivamente virtuale o a livello di proclami, di un problema.

Quello che serve, piuttosto, è la esemplarità – qualcuno l’ha detto già in questa giornata in quest’aula – da parte del mondo adulto, ivi compresa la esemplarità del mondo politico relativamente a queste tematiche, esemplarità che passa dai comportamenti personali, ma su questi non entro, perché non è nostro compito, ma passa anche dalla esemplarità riguardo al modo in cui si discute e si trattano questi argomenti estremamente delicati.

Per cui inviterei davvero ad una maggiore correttezza, serietà e rigore quando si tratta di argomenti come questi e quando si discutono anche argomenti come questi in aule istituzionali, perché altrimenti si fa più danno che possibile beneficio.

Detto questo, vado alla conclusione e alla dichiarazione di voto per quanto riguarda il Partito Democratico. Io sto a quello che c’è scritto in questa mozione; non nascondo che nella parte delle premesse c’è qualche forzatura di troppo, non nascondo che c’è la possibilità che con queste premesse si possa andare al di là di quello che è l’impegno che viene chiesto all’interno di questa mozione. Ma, detto questo e sottolineato anche che, certo, non è probabilmente la priorità delle priorità in questo momento in Regione Lombardia, ma è anche utile talvolta poter discutere di questi temi, mi soffermo su quello che è l’impegno chiesto: “Ad attivarsi presso il Governo affinché si proceda alla depenalizzazione delle fattispecie di reato relative al consumo di droghe leggere e promuovere un confronto”.

Ecco, su questi due temi che sono l’oggetto della mozione, l’orientamento emerso dopo un confronto all’interno del Partito Democratico è un orientamento comunque positivo, cioè ci vediamo consenzienti riguardo questi due punti. Tutto il resto poi è oggetto di discussione, non di voto in questo momento. Ciò non toglie che, essendosi manifestate diverse sensibilità all’interno del Gruppo del Partito Democratico, io ho espresso questo orientamento di massima, ma dico anche che il voto su questa mozione sarà lasciato a quella che è la libertà di valutazione e – uso un termine anche forse un po’ esagerato – di coscienza dei singoli rappresentanti del Gruppo del Partito Democratico.

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