Il cardinal Scola in Consiglio regionale

6 febbraio 2014 di fabio pizzul

Il cardinal Scola ha fatto visita al Consiglio regionale della Lombardia.
Sorvolo e non formulo giudizio alcuno sull’atteggiamento di chi ha preferito usare la visita per ottenere visibilità personale sui media.
Vi allego il testo dell’intervento dell’Arcivescovo di Milano perché mi pare più interessante provare a riflettere sui contenuti da lui proposti.

Testo dell’intervento del cardinal Scola – 4 feb 2014

Il Cardinale ha voluto precisare con chiarezza come la posizione della chiesa ambrosiana sia quella di chi vuole contribuire al dibattito pubblico per tentare di superare una crisi che, prima ancora che economica e sociale, rischia di essere culturale e mette in discussione l’idea stessa di uomo.
La frammentazione del modo in cui si legge e si vive l’attuale società, all’insegna dei diversi saperi o logiche settoriali (tecnologico, economico, artistico, politico…) crea una realtà fatta di tante schegge, magari preziose e importanti (il Cardinale ha usato la metafora del diamante), ma non in grado di riconsegnare un’unità di approccio e di lettura di un mondo che sfugge a un’interpretazione e a un senso unitario.
Da qui la difficoltà frustrante, che appartiene anche alla politica, di non riuscire a trasformare la grandi potenzialità di cui è ancora titolare la realtà lombarda in reali possibilità di sviluppo e uscita dalla crisi.
E’ proprio sulla polarità tra potenzialità e possibilità che si è sviluppato il ragionamento del card. Scola che ha voluto anche toccare, a mo’ di esemplificazione, i temi dell’immigrazione e della famiglia.
Rimane centrale nel discorso dell’Arcivescovo l’invito a ricercare una nuova grammatica dell’umano capace di orientare il cammino verso il superamento di quello che ha voluto definire travaglio e disagio di civiltà.
Il ragionamento mi pare interessante e profondo, rimane la domanda sul come e dove poter mettere in atto un reale tentativo di confronto sul nuovo umanesimo invocato nell’intervento.
La comunità cristiana, ha ribadito Scola, “intende offrire contributi per il rinnovamento e la ricomposizione dell’unità della persona. La Chiesa in prima istanza non entra in concorrenza o in contenzioso con nessuno, ma dà notizia (Evangelo) e rende disponibile a tutti un contributo di rigenerazione dell’umano”. Un impegno evidente in tanti interventi e documenti, rimane però la domanda sul “come” e “dove” può diventare vita concreta e occasione di reale crescita per l’intera comunità cristiana. La sensazione è che si rischi di ripercorrere le interessanti ma incompiute strade di un progetto culturale che è stato oggetto di tanti convegni e incontri, ma ha fatto molta fatica a diventare esperienza quotidiana per i cristiani e le loro realtà locali.
Non vorrei che la logica frammentata dell’individualismo abbia messo radici così profonde da soffocare la voglia e l’entusiasmo di andare oltre il puro e semplice utilitarismo personale. Vale per la politica così come per le diverse espressioni sociali che caratterizzano la nostra realtà lombarda.
Il cammino verso un nuovo umanesimo richieda anche la capacità di immaginare assieme come le persone possano vivere assieme nella Lombardia di domani.
Il pensiero profondo e fondato sull’idea di uomo e sul essere io-in-relazione è un fondamentale punto di partenza che può dar luogo a un progetto per una vita buona in Lombardia. Un compito che spetta alle diverse comunità lombarde, ammesso che si possa ancora parlare in questi termini.
L’accoglienza degli immigrati, l’attenzione alla famiglia, alla scuola, al lavoro sono tessere fondamentali di un mosaico che è tutto da comporre. Per passare dalla potenzialità alla possibilità la politica penso debba occuparsi anche di questo o, se preferite, debba provare a sognare il futuro della Lombardia.
Appiattirsi sull’ordinaria amministrazione è il peggior modo per rispondere a queste sfide.

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