Sui fatti della Camera

2 febbraio 2014 di fabio pizzul

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a uno spettacolo non degno delle nostre istituzioni parlamentari: un gruppo di deputati ha impedito alle commissioni di riunirsi e ha usato metodi assolutamente non compatibili con il confronto democratico.
Da più parti si è detto che le minoranze hanno il diritto di manifestare il proprio dissenso, ma quello che si è visto a Montecitorio non mi oare davvero coerente con la necessitá di manifestare il proprio pensiero.
Esprimo, per quello che conta, la mia solidarietá alla presidente Boldrini e vi propongo alcune considerazioni dell’amico onorevole Paolo Cova. Mi paiono importanti per comprendere meglio quello che è accaduto.

La mia lettura degli eventi della scorsa settimana

Sono sotto gli occhi di tutti le immagini di quanto accaduto alla Camera la scorsa settimana. Ho vissuto personalmente gli eventi anche alla Commissione Affari Istituzionali, la mattina dell’approvazione del testo sulla legge elettorale. Ma prima di raccontarvi la fase finale di questa triste pagina di storia parlamentare, faccio un passo indietro, perché mi sembra molto importante spiegare bene come siamo arrivati ai fatti di questi giorni.

Credo che nessuno di voi abbia sentito parlare del Decreto su Imu e Banca d’Italia nei mesi scorsi, eppure questo provvedimento era già stato approvato dal Senato senza alcuna forma di protesta o ostruzionismo da parte del M5S. Mi sarei aspettato un ostruzionismo maggiore al Senato dove la maggioranza ha numeri più risicati. Ma niente di tutto questo è avvenuto perché non era la priorità.

Per quale motivo? La mia personale lettura è che l’interesse del M5S era rivolto a bloccare il percorso della legge elettorale più che del Decreto Imu-Bankitalia. Nel mese scorso non era sul tavolo la legge elettorale, mentre ora è iniziato l’iter alla Camera. Inscenare questo ostruzionismo voleva dire impedire che la legge elettorale arrivasse in Aula. Per anni si sono tutti lamentati che nulla era stato fatto in questo senso e che la riforma che cambierà il metodo delle elezioni veniva tenuta ferma apposta. Ora che si sta arrivando ad un cambiamento, solo il M5S sta provando a bloccare tutto.

Infatti, giovedì mattina i grillini hanno tentato di occupare l’aula della Commissione per impedire che si votasse e che i parlamentari potessero uscire, di fatto sequestrandoli.

Imu, seconda rata abolita

Alla fine il decreto è passato, ma non sono mancati insulti pesantissimi, schiaffoni, gestacci e le azioni di protesta portate al limite dell’accettabile in un consesso democratico che tutti avete visto. E’ definitivamente approvato alla Camera il disegno di legge sulle disposizioni urgenti concernenti l’Imu, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia.

Cosa contiene questo vituperato provvedimento, i cui reali contenuti sono passati in secondo piano di fronte all’opinione pubblica? In sintesi, dispone l’abolizione della seconda rata Imu 2013, aumenta gli acconti Ires e Irap 2013 per gli enti creditizi, finanziari, assicurativi e per la Banca d’Italia, semplifica le norme per la dismissione degli immobili pubblici, autorizza l’aumento di capitale della Banca d’Italia, individuando le categorie di investitori che possono acquisire le relative quote e modificando l’assetto e la governance dell’istituto. Sono, infine, dettate norme in materia di accisa su birra, prodotti alcolici intermedi e alcol etilico.

In sostanza, quello che interessa tutti noi, è che grazie a questo decreto non si pagherà la seconda rata dell’Imu, che avrebbe rappresentato per i cittadini un esborso, sulla prima casa, di 2,2 miliardi.

Cos’è il decreto su Bankitalia

Sebbene sia materia ostica, provo a spiegare cosa cambia per Bankitalia. Il punto principale è che il decreto ha disposto la rivalutazione delle sue quote in quanto il capitale sociale della Banca d’Italia è di 156.000 euro, cioè quello fissato nel 1936. Già ora le quote di Bankitalia sono in mano a banche private e assicurazioni per il 97%, senza che per questo ne siano proprietarie, in quanto lo statuto prevede l’indipendenza di Bankitalia.

Quindi, per legge, si autorizza l’aumento di capitale fino al raggiungimento di 7,5 miliardi di euro tramite l’utilizzo di riserve statutarie. Infatti, la nostra banca nazionale emetterà obbligazioni a termine per un valore di 6 miliardi che le banche private dovranno restituire negli anni. Non ci sono aggravi sui conti pubblici, anzi la rivalutazione delle quote porterà al pagamento delle tasse su questo plusvalore, entrata che servirà allo Stato per pagare la rata Imu che lo stesso decreto abolisce per i cittadini italiani. Questo è il motivo per cui i due provvedimenti, Imu e Bankitalia, sono stati messi insieme.

Vengono, inoltre, disposti la limitazione dei diritti economici dei partecipanti alla distribuzione dei dividendi annuali, l’individuazione dei soggetti legittimati a detenere quote del capitale di Bankitalia, l’introduzione di un limite individuale al possesso di quote del capitale. E in questo modo nessuno potrà avere più del 3% delle azioni: gli azionisti che oggi ne hanno di più dovranno vendere. Le quote potranno essere acquistate da banche e imprese assicurative comunitarie, quindi europee, ma anche fondi pensione, fondazioni bancarie, enti e istituti di previdenza che hanno sede in Italia.

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