La memoria della Shoa

27 gennaio 2014 di fabio pizzul

giornata memoria 2014Anche il Consiglio regionale della Lombardia ha celebrato oggi la Giornata della Memoria.
Durante una breve cerimonia al 26° piano del Pirellone (dedicato alla memoria delle vittime dell’incidente aereo del 2002), il presidente Cattaneo ha consegnato due riconoscimenti ad altrettanti testimoni della Shoà.
Il premio alla memoria è andato al prete ambrosiano don Eugenio Bussa, mentre l’altro riconoscimento è stato consegnato di persona all’architetto Enrico Bertè.
Più di tante parole è bene soffermarsi sulle loro brevi biografie.
Ci dicono che nessuno di noi ha il diritto di dimenticare.

Don Eugenio Bussa, nato nel 1904 a Milano, fu nominato prete nel 1928 dal Cardinale
Tosi. Nel febbraio del 1943 aprì a Serina, nella bergamasca, una colonia montana di
sfollamento per i bambini del quartiere Isola di Milano che era stato pesantemente distrutto
dai bombardamenti. Nella colonia trovarono rifugio anche alcuni bambini ebrei. Don
Eugenio Bussa li tenne sotto falso nome, esonerandoli anche dall’apprendimento della
religione cattolica. Per evitare che i bambini ebrei potessero finire nelle mani dei nazisti
arrivò anche a falsificare i loro documenti. Alla fine del conflitto, riconsegnò alla Comunità
ebraica di Milano i bambini, integri nella loro fede d’Israele, come gli fu poi pubblicamente
riconosciuto. Nel 1990 a don Eugenio Bussa è stato attribuito il riconoscimento di “Giusto
fra le Nazioni”.Il 22 ottobre del 1992 in Israele, nella località di Yatir, nei pressi della
Cisgiordania, è stata inaugurata la foresta intitolata a don Eugenio Bussa. A lui è dedicato
oggi il cavalcavia che collega via Maurizio Quadrio a via Pietro Borsieri, due strade del
quartiere Isola.
Enrico Berté, nato a Milano nel 1924 e varesino di adozione, risiede a Malnate. Architetto
e poeta, ha vinto numerosi premi letterari. Soldato dell’esercito italiano, la sera dell’8
settembre 1943 Bertè fu fatto prigioniero dai nazisti a Bressanone. Rinchiuso in cella per
tre giorni, fu poi deportato prima a Mannheim e poi Schandelah perché si rifiutò di
collaborare con i nazisti e di aderire alla Repubblica di Salò.

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