Meno controlli sulle armi? Non per il PD!

7 gennaio 2014 di fabio pizzul

Come previsto, la maggioranza ha approvato la mozione, presentata dall’ex vice-sindaco leghista di Brescia Fabio Rolfi, che chiede di modificare le norme applicative del regolamento europeo sul commercio delle armi civili. Ha fatto molto rumore il voto favorevole di un consigliere PD, Corrado Tomasi, che ha scelto di sottolineare la necessità di sburocratizzare le norme per le imprese. Più rumore avrebbe dovuto fare il tentativo leghista di strumentalizzare alcune lungaggini nell’applicazione di sacrosante regole europee per sollecitare deroghe alle regole europee per l’esportazione di armi civili.
Il Pd ha scelto di votare contro una mozione approssimativa e generica che, con la scusa di andare incontro ai produttori di armi della Val Trompia, rischia di banalizzare un tema che merita la massima attenzione come quello del commercio di armi.

qui il testo della mozione

qui la dichiarazione di voto a nome del PD in aula

È ora di finirla con la strumentalizzazione di problemi seri a puro uso di interesse di partito. La mozione di Rolfi, oltre che essere del tutto imprecisa dal punto di vista formale e basata su elementi e dati non verificati, non tiene minimamente conto del confronto in atto tra i produttori del settore delle armi e il governo su una corretta applicazione dei regolamenti europei. Rimane fondamentale distinguere un vero contrasto alla burocrazia, da qui la richiesta di rinviare all’esame della commissione attività produttive della questione, e una seria riflessione sulla produzione di armi in territorio italiano e lombardo,da affrontare con serietà, attraverso la distinzione tra armi sportive (quelle usate alle Olimpiadi o per esercizio della caccia) armi civili date in uso alle forze di polizia, armi civili messe su libero mercato e armi da guerra. Come PD crediamo che siano settori che esigano impostazioni normative o divieti del tutto particolari. Non devono e non possono essere banalizzati all’interno di una mozione di pura propaganda, di estrema disinformazione e di semplice finalità mediatica. E’ ora che in Regione Lombardia la maggioranza invece che populismo di basso profilo metta in campo azioni vere in aiuto di un’economia in difficoltà che ha bisogno di competenza, chiarezza e fatti concreti, non di una ininterrotta campagna elettorale.

Ho già avuto modo di sottolineare come personalmente, in quanto obiettore di coscienza, avrei comunque votato contro qualsiasi provvedimento che anche solo lontanamente potesse evocare un minor controllo sul commercio di armi. La mozione discussa oggi andava contrastata anche da un punto di vista semplicemente politico e logico. Le imprese lombarde hanno tutto l’interesse a vedere applicate in modo corretto e uniforme le regole europee; evocare ipotetiche diverse applicazioni in altri stati europei e chiedere per questo di snellire (o forse depotenziare?) le procedure italiane non mi pare davvero una scelta plausibile.
Se gli adempimenti burocratici dovessero essere così complicato e gravosi, agiamo piuttosto a sostegno delle piccole e piccolissime imprese affinché possano trovare strumenti e sostegni per rispettare le regole europee.
Mi permetto anche di sottolineare un ulteriore aspetto da approfondire: sotto la dicitura “armi civili” troviamo armi sportive, per la caccia, armi in dotazione delle forze dell’ordine e armi immesse sul mercato per privati cittadini. Una gamma molto vasta di armi per le quali dovrebbero esserci attenzioni diverse. Nulla da eccepire, ad esempio, per le armi sportive delle discipline olimpiche; qualche dubbio in più sulla vendita ai privati, basti pensare a quello che accade negli Stati Uniti e al dibattito lì presente sulla troppo facile diffusione di armi legali tra la popolazione.

Fin qui le considerazioni che ci hanno portato a votare contro la mozione.
Parlando di commercio di armi, mi paiono importanti alcune altre brevi considerazioni.
1 – Nel 1994 la Lombardia si è dotata di una legge per la riconversione delle industrie belliche. E’ rimasta per molti versi lettera morta. Perché non riprenderla, magari aggiornarla e dare così qualche strumento di innovazione per le imprese che non dovessero avere più le caratteristiche per stare su un mercato che, per forza di cose, dovrà essere più regolato e trasparente?
2 – Al di là delle armi civili, c’è anche il capitolo delle dotazioni belliche vere e proprie. Negli ultimi anni è aumentata la quota di esportazioni italiane in aree di crisi. Le zone di opacità per le esportazioni italiane non mancano. Anche perché diverse associazioni attive nel settore del disarmo sottolineano come i dati ufficiali non sempre riescano a fotografare esattamente la diffusione reale degli armamenti made in Italy. Non bisogna certo criminalizzare un intero settore produttivo, ma mi pare sensato e necessario porsi qualche obiettivo di trasparenza e rigore nel rispettare regole internazionali nel commercio degli armamenti. Chi lavora nel settore armiero in Lombardia ha il diritto di poterlo fare con tutte le garanzie relative alla destinazione legale delle armi che produce. Invocare una maggiore deregolamentazione del settore per favorire lo sviluppo economico non mi pare assolutamente accettabile.

 

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