Una strana mozione sulle armi

4 gennaio 2014 di fabio pizzul

Sta facendo molto rumore una mozione che sarà in discussione martedì prossimo in Consiglio regionale della Lombardia. Si tratta di un testo che ha come primo firmatario il consigliere bresciano della Lega Nord Fabio Rolfi e che ha come obiettivo lo snellimento per le procedure dell’esportazione di armi, in parziale deroga alla normativa europea in materia.
Fin qui, nulla di strano, ma la notizia è che la mozione è stata sottoscritta anche da un consigliere del PD, il bresciano (o meglio, camuno) Corrado Tomasi.
Personalmente non ho dubbi nel votare contro la mozione, ma la vicenda merita qualche considerazione aggiuntiva.

La mozione incriminata era già stata presentata come provvedimento urgente durante l’ultima seduta prenatalizia del Consiglio, lo scorso 18 dicembre. Ma nessuno, media compresi, se ne era accorto.
Già in tale occasione avevo espresso le mie riserve ed ero pronto a intervenire in aula per motivare il mio voto contrario lasciando poi ai vari consiglieri presenti la facoltà di esprimersi secondo coscienza. Per quanto mi riguarda, infatti, la questione è prima di tutto di coscienza: alla fine degli anni ’80 ho fatto la scelta di obiettore di coscienza al servizio militare svolgendo il servizio civile sostitutivo tra il 1989 e il 1990. Per questo motivo non ho dubbi riguardo qualsiasi normativa che possa favorire o incentivare il commercio di armi.
La mozione era stata poi rinviata alla prima seduta post natalizia su richiesta dello stesso presentatore (che forse voleva valorizzarla un po’ di più in termini mediatici – cosa che pare gli stia riuscendo).

Mi pare opportuno sottolineare come l’intenzione da cui nasce la mozione, e presumo anche la sottoscrizione del collega Tomasi, sia quella di non vedere penalizzate le aziende bresciane che producono armi sportive e da collezione. A quanto mi hanno spiegato, la procedura per esportare anche singoli pezzi molto pregiati è molto complessa e articolata e questo rischia di mettere in difficoltà alcuni produttori del bresciano. Di qui l’intenzione di non appesantire ulteriormente il fardello burocratico gravante sulle spalle delle imprese.
L’intenzione, lo ribadisco, potrebbe non essere censurabile, ma la modalità con cui l’ex vicesindaco (qualcuno aggiungeva ai tempi l’aggettivo “sceriffo”) di Brescia Rolfi ha steso la mozione mi pare apra la strada a una generica volontà di attenuare il sistema di controllo e verifica della destinazione delle armi previsto dalle direttive europee. Come al solito, la Lega punta il dito contro l’Europa, sostenenendo che in altri Paesi la normativa viene applicata con più elasticità o distrazione e che questo penalizza le imprese lombarde.
Ribadisco con convinzione il mio voto negativo alla mozione, ma non liquido come prive di fondamento le motivazioni che hanno spinto alla presentazione dell’atto in questione. Rimane la solita brutta abitudine della Lega di calcare troppo la mano e di trasformare idee non peregrine in occasioni di pura e semplice propaganda che rischiano di fare più danni che bene.
Capisco il disagio delle imprese del settore di fronte a ulteriori complicazioni burocratiche, ma le imprese vanno aiutate e seguite nello svolgimento di queste pratiche, non blandite con discutibili promesse di deroghe o sospensioni a sacrosante normative che prevedeono maggiori controlli e garanzie nel commercio di armi. Dirò di più: le aziende che producono armi di qualità dovrebbero avere tutto l’interesse a un’applicazione rigorosa delle norme, a meno che non si voglia alimentare un non confessabile mercato sregolato.
Corrado Tomasi ha definito le polemiche che stanno montando come una tempesta in un bicchier d’acqua e, se la mettiamo dal punto di vista della tutela delle imprese locali, può avere anche ragione. Il testo della mozione e l’atteggiamento della Lega mi pare però prospettino altre possibili derive che vanno evitate ad ogni costo. Da qui il mio voto contrario. Prima della seduta di martedì avremo comunque modo di condividere una posizione comune all’intero del gruppo PD.

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