Sport in Opera, nel segno di Mandela e Cannavò

13 dicembre 2013 di fabio pizzul

Ieri ho partecipato all’inaugurazione della nuova palestra del carcere di Opera.
L’iniziativa è stata portata avanti dalla Fondazione Cannavò con il supporto economico di Edison.
Mi pare un bel segnale di come, anche in un momento di scarse risorse, si possa trovare il modo di promuovere la funzione sociale del sistema carcerario.

Lo sport in carcere è una grande risorsa perché consente, anche in un contasto di privazione della libertà, di sostenere percorsi personali di benessere e recupero di una corretta dimensione sociale, fatta di rispetto delle regole, di cura della propria persona e di capacità di entrare in una relazione corretta con gli altri.
Nel corso della presentazione, il direttore della Gazzetta dello Sport Andrea Monti ha ricordato come lo sport è stato un importante fattore di equilibrio e di sostegno personale per lo stesso Nelson Mandela nel corso dei suoi lunghi 28 anni di vita in carcere. A Robben Island Mandela si impegnò per creare una squadra di calcetto fra prigionieri (la Macana Football association, nella quale però lui, in isolamento, non potè giocare), praticava invece boxe e corsa per manetenersi in forma.
Il progetto “Sport in Opera” prevede anche un percorso di formazione per gli operatori e di sostegno ai detenuti per avviarli alla pratica sportiva. Verranno anche potenziate le attività sportive interne.
Un bel segnale di speranza all’insegna dello sport. Nel nome di Candido Cannavò, indimenticato direttore della rosea, capace di raccontare il lato umano dello sport e di un mondo come il carcere che troppi vorrebbero rimuovere e dimenticare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *