Pensieri a caldo sulle primarie

9 dicembre 2013 di fabio pizzul

Con il nettissimo risultato delle primarie dell’8 dicembre inizia l’era Renzi nel Partito Democratico.
Un risultato scontato, anche se non prevedibile fino in fondo per le dimensioni in cui si è manifestato.
Provo a offrire alcune considerazioni a caldo.

Il primo dato su cui riflettere è la partecipazione alle primarie.
Alla vigilia erano molti a temere che potesse esserci un afflusso molto basso. Così non è stato, nonostante le tante ragioni che avrebbero potuto tenere gli elettori lontani dai gazebo e dalle sedi del PD.
Gli eccessivi timori della vigilia mi pare raccontino un partito che negli ultimi mesi non è stato in grado di mettersi in reale sintonia con il sentire degli italiani.
La partecipazione testimonia la voglia di voltare pagina e la consapevolezza che non c’è più tempo per aspettare.

Secondo aspetto. Credo sia l’ultimo appello per il PD. Si dovesse tradire (anche questa volta) il mandato di cambiamento, credo si potrebbe scrivere la parola fine alla speranza di essere davvero un partito credibile.
Troppo tardi? Non credo. C’è però da costruire davvero il PD per come era stato pensato all’origine e da uscire da una logica di autoconservazione basata su rendite di posizione che non hanno davvero più alcun senso, fuori e dentro il partito.

Terzo. Tutti sono ora curiosi di capire che cosa farà Renzi e come si comporterà con il governo Letta. Prima ancora che della tattica, c’è, secondo me, da preoccuparsi dei contenuti e delle proposte che il PD di Renzi consegnerà al Paese e al Governo. La netta affermazione congressuale consegna a Renzi la possibilità di parlare chiaro e di lasciarsi alle spalle la necessità di non scontentare nessuno. Il suo stile si è dimostrato vincente, ora lo diventino anche le idee.

Quarto. Ci sarà spazio per tutti nel PD di Renzi? Io dico di sì, con una precisazione, però: di un partito non si è parte solo quando si ha un ruolo istituzionale o dirigenziale. Quello che questo congresso cambierà è la conformazione della classe dirigente del partito, non la composizione sociale dei suoi iscritti e simpatizzanti. Proprio questa sarà la vera prova del fuoco. Riuscirà il popolo del PD a “sopportare” il passaggio a una nuova classe dirigente che vada oltre le ipoteche del passato? Il dato emerso dalle urne delle primarie sembra dire di sì; il problema è ora quello di capire come reagirà a questo segnale la classe dirigente stessa.

Ultimo. Non so quali saranno i primi passi del neo segretario. Mi auguro che non incontri troppe resistenze interne e che possa trovare grande collaborazione da parte di tutti coloro che hanno qualcosa da dire e da dare al PD. Dopo la lunga stagione congressuale, spero che ci sia passi dalla tentazione di difendere delle posizioni alla voglia (o disponibilità) a costruire un percorso comune di rinnovamento che possa trovare in Renzi una possibile sintesi virtuosa. E dal nuovo segretario mi aspetto la disponibilità a valorizzare tutte le forze che il PD potrà mobilitare. A partire da Civati e Cuperlo. Da soli non si va da nessuna parte.

Sono solo alcuni pensieri a caldo. Parziali e discutibili.
Confrontiamoci.

Un commento su “Pensieri a caldo sulle primarie

  1. cristina M.

    Condivido al 100% tutto quanto hai scritto. Renzi ha avuto ragione sul fatto che i dirigenti stavano facendo troppi interessi propri-e questo non sarebbe tanto grave- e forse anche di altri che col PD non c’entrano. Che non guardavano alle cifre da capogiro della politica (specie in Parlamento) e dei vari responsabili negli apparati dello Stato. Che non hanno scoperchiato lo scandalo del porcellum. Non hanno sostenuto la cultura e il patrimonio artistico italiano….A lui la palla al centro: è giovane, sembra una persona ‘normale ‘(con un lavoro, una famiglia), e anche per questo ci sono le premesse che possa lavorare per il bene comune.

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