Riaprire le case chiuse? No, grazie.

3 dicembre 2013 di fabio pizzul

Il centro destra (non tutto, a dire il vero) ha presentato in regione l’ipotesi di abrogare la legge Merlin e consentire la riapertira della “Case chiuse” in Italia.
A parte il perdurare della strategia del “parlare d’altro” per evitare di far percepire ai lombardi lo stallo in cui si trova Regione Lombardia, mi pare che la proposta non vada nella giusta direzione e meriti qualche breve riflessione.

Mi chiedo anzitutto come possa lo Stato tornare nelle condizioni di promuovere la prostituzione. Attualmente la legge non vieta la prostituzione, ma ne persegue lo sfruttamento e l’induzione. Da qui a sostenere che, visto che l’attività di vendita del proprio corpo è molto diffusa, tanto vale che lo Stato ne tragga qualche vantaggio economico, mi pare ci sia una bella differenza e il rischio che si vada oltre la legittima affermazione della libertà di scelta di chi esercita questa attività. A parte il fatto che io continuo a credere che di libertà nel mondo della prostituzione ce ne sia ben poca e prevalgano sfruttamento e disperazione.
Quale messaggio culturale deriva, inoltre, da una proposta come quella avanzata dal centro destra? Dopo che abbiamo sentito di madri che hannbo scelto di investire sulle proprie figlie e sul loro corpo, c’è proprio bisogno che arrivino sollecitazioni di questo tipo dalle istituzioni?
Altra motivazione è quella che evidenzia la necessità di liberare le strade dallo spettacolo indecente delle prostitute adducendo come motivazione aggiuntiva il fatto che nelle “case chiuse” ci sarebbero maggiori controlli e maggiori garanzie. Io credo che il toglierci dalla vista il fenomeno non limiterebbe lo sfruttamento, lo renderebbe ancora meno problematico per la nostra superficialità.
Sono solo alcune brevi considerazioni che mi portano a non considerare accoglibile la proposta formulata dai colleghi del centro destra.
Certo è che la situazione attuale non è tollerabile e che in qualche modo bisogna intervenire.
Esistono leggi che consentono alle giovani costrette a vendersi di denunciare i propri sfruttatori, di ottenere protezione e sostegno per uscire dal “giro”. Mancano però spesso le risorse e le associazioni del privato sociale si fanno carico quasi in toto dei costi di lunghi e difficili percorsi di recupero.
In chiusura solo un cenno al tema, molto ampio, dell’atteggiamento della nostra società nei confronti del corpo e della sessualità: ai nostri ragazzi giungono messaggi devastanti con pesanti ripercussioni su ogni discorso di dignità e rispetto per gli altri. Trincerarsi fatalisticamente dietro la frase fatta del “mestiere più vecchio del mondo” non mi pare sia sufficiente. Così come mi parrebbe necessario farsi qualche domanda sul perché esista ancora una così grande domanda di sesso a pagamento.
Graditi commenti e dibattito.

3 commenti su “Riaprire le case chiuse? No, grazie.

  1. ROBERTO SOLBIATI

    Caro Pizzul, non concordo completamente. Sapere e ammettere che la prostituzione esiste da sempre e sempre esisterà non è un modo per lavarsene le mani. Non credo che ci siano soluzioni radicali. Occorre fare piccoli passi, soluzioni parziali, attivare piccoli passaggi che tutelino le donne e gli uomini coinvolti. Le prostitute per strada non sono uno spettacolo indecente (non ci sarebbero più giornali patinati o programmi di mediaset altrimenti) ma sono persone costrette a stare al freddo e in piedi per una notte. Lo sfruttamento non è eliminabile (il mercato del sesso è enorme e non puoi pensare di cancellarlo), occorre quindi tamponare le situazioni più crudeli, regolamentare la prostituzione, far emergere tutto quanto è possibile (e la banale partita iva non lo potrebbe fare?) può aiutare a calmierare le parti più oscure e illegali. Non so, vorrei veramente in questo campo una politica riformista, che sappia fare piccoli passi concreti e non ragionamenti ideologici. Va bene discutere, ma cercare di attuare piccole soluzioni che continuamente migliorino lo standard di vita delle prostitute, sono persone e ogni notte passata sulla strada, ogni sopruso, ogni violenza non può essere risarcita. Grazie. Buon lavoro, Roberto

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  2. Luisa Ghidini

    Grazie Fabio delle tue considerazioni.
    Nonb è togliendo dalla vista il problema che si risolve.
    E poi, come giustamente evidenzi tu, che messaggio diamo alle nuove generazioni?
    Che poi sia lo Stato a proporre l’eliminazione della legge Merlin è veramente squallido e vergognoso.

    Non possiamo promulgare leggi conto la violenza delle donne e poi accettare l’idea di “riaprire le case di tolleranza”.

    Buon lavoro

    Luisa Ghidini

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  3. Claudia Biondi

    Grazie di quanto dici… è necessario avere delle posizioni forti rispetto alla Prostituzione. Ne va della dignità delle persone: di quelle che si prostituiscono e non meno di chi le utilizza. Le donne (sono la stragrande maggioranza), non sono libere…lo sfruttamento e la violenza è ciò che si trova sulla strada e nei tanti appartamenti sparsi sul nostro territorio (senza bisogno di case chiuse!!). Non voler vedere è una vergogna per la politica! Il degrado non è ciò che si vede sulla strada, ma la realtà del 3°mercato a livello mondiale (dopo armi e droga), la criminalità che sfrutta questo mercato, il traffico delle persone, il commercio di sesso che riguarda anche i minori… I clienti pagano e non vogliono interrogarsi su chi siano le persone che pagano…preferiscono i luoghi comuni e ridicoli della libera scelta, della sessualità dirompente delle straniere… Preferiscono la non responsabilità, anche nella richiesta di rapporti non protetti che mettono a rischio, le donne stesse, e poi le loro mogli e compagne!!! Lo stato non può lucrare sulla dignità delle persone.

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