Fusioni dei comuni: a che gioco gioca la Giunta?

21 novembre 2013 di fabio pizzul

Il prossimo 1° dicembre oltre 50 comuni lombardi andranno al voto per i referendum sulle fusioni che potrebbero portare alla nascita di 19 nuovi comuni. La Lega, dopo aver ostacolato in tutti i modi i referendum per la fusione di San Giorgio e Bigarello nel mantovano, ieri si è messa sulle barricate contro quello di tre comuni della Val Cavallina proponendo motivazioni di rispetto delle procedure. Ma quando mai i lumbard si sono preoccupati delle regole procedurali? Non erano loro quelli che volevano semplicazione e buon senso pratico? Non mi pare la raccontino tutta.
La Giunta Maroni, intanto, non dà certezze ai comuni che vanno al voto che rischiano di dover pagare di tasca propria (in barba a una legge regionale) parte dei costi della consultazione popolare.
Un vero e proprio paradosso: prima si incentivano i comuni a provare a pensare a unioni e fusioni, poi li si abbandona.

Il fatto nuovo, emerso quasi casualmente in commissione affari istituzionali del Consiglio regionale, è una dichiarazione di un dirigente regionale presente alla seduta e interpellato da una domanda del Pd, secondo cui l’amministrazione Maroni starebbe predisponendo una delibera che avrebbe l’effetto di penalizzare e mettere in difficoltà i comuni impegnati nel processo di fusione. Infatti, a dispetto della legge regionale, che prevede che tutti i costi siano in carico alla Regione, Palazzo Lombardia vorrebbe contingentare la spesa escludendo tutte le spese ritenute aggiuntive, come la custodia delle schede a monte e a valle delle operazioni di voto. A chi toccherebbe poi pagare gli straordinari della polizia municipale, visto che non si hanno ancora notizie in merito alla presenza dei militari a presidio delle urne e delle schede? Ai comuni, che hanno già i bilanci estremamente ridotti.
La giunta regionale dovrebbe sostenere le fusioni dei comuni e non porre continui ostacoli.
Già vi dicevo della contrarietà della Lega alle fusioni, ma proprio per questo mettiamo in guardia l’amministrazione regionale dal fare scherzi o anche semplicemente dal non sostenere fino in fondo le amministrazioni locali. Le fusioni sono un segno della volontà dei comuni più piccoli di unire le forze per risparmiare risorse e dare servizi migliori alle comunità locali. È nell’interesse di tutti favorirle, non mi pare che la Regione stia agendo in questo senso, visto che a due settimane dalla consultazione ai sindaci vengono prospettate decisioni che sembrano penalizzarli più che agevolare un corretto svolgimento dei referendum.

Da ultimo, una noterella sulla comunicazione riguardo i referendum del 1° dicembre.
Nella risoluzione approvata nello scorso giugno dal Consiglio regionale si legge il seguente impegno per la Giunta:
“prevedere in un’unica giornata la grande maggioranza delle consultazioni referendarie (referendum day) per consentire anche un’ampia risonanza sul tema della fusione di comuni”.
Ebbene, dov’è l’ampia risonanza a dieci giorni dal referendum day?
Sul sito istituzionale di Regione Lombardia si fatica a trovare anche solo un cenno all’evento in questione.
Spero si possa rimediare nei prossimi giorni, ma la sensazione è che la contrarietà leghista alle fusioni abbia contagiato l’intera Giunta Maroni.

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