Libri, fiere e rischio declino

15 ottobre 2013 di fabio pizzul

Ricevo il seguente messaggio.

Appena tornato dalla Buchmesse di Francoforte. Lombardia assente. Eupolis assente. Fa male, se si pensa a che cosa rappresenta l’editoria per la Lombardia. Qualche piccolo fondo concesso dalla Camera di Commercio. Nemmeno un poster o un logo. Ed Expo si avvicina. La Buchmesse è il più grande evento culturale e librario a livello mondiale. La Bresso aveva fatto uno stand sul Piemonte in occasione dei mondiali di sci di Torino. La Lombardia di Maroni è assente. Zero. Che tristezza.

Un tema su cui vale la pena di fare qualche breve riflessione.

Il tema è stato ripreso anche ieri dal Corriere della Sera con un articolo di Gian Arturo Ferrari nel quale si notava come l’Italia era praticamente assente alla Buchmesse.
In tempi di crisi, si potrebbe dire, la cultura e i libri sono un lusso di cui poter fare a meno. Ragionamento apparentemente di buon senso, ma potenzialmente devastante per una realtá come quella italiana che potrebbe o dovrebbe trovare proprio nella cultura e nell’editoria dei perni per il rilancio e lo sviluppo.
Per la Lombardia questo è ancora più vero: qui l’industria culturale ha il suo fulcro e non valorizzare questo settore rischia davvero di dare un colpo pesantissimo all’economia della nostra regione.
Scrive Ferrari sul Corsera:

Nel secondo dopoguerra, singolare caso di made in Italy, abbiamo inventato noi italiani, un nuovo modello di editoria, poi copiato e ricopiato da molte parti. L’editoria di cultura, miscela di acume e di eleganza, prima Einaudi e poi Adelphi. Nell’ultima ventina d’anni abbiamo pensato di essere arrivati (e in parte ci siamo arrivati avvero>) nella prima categoria dei Paesi del libro. Profitti più che buoni, nascita di un mercato di massa, una struttura editoriale a gruppi, cioè più efficiente, l’inizio di una proiezione internazionale.
Ma i venti di crisi hanno abbattuto queste fragili illusioni. Il mercato ha l’acqua alla gola, i produttori pensano ai loro settori di attività, ancor più vacillanti, gli italiani hanno abbandonato gli investimenti all’estero e dall’estero nessuno investe in Italia”.

L’Italia ora sembra ferma, in balia di un mercato internazionale che si muove e fa scorribande anche qui da noi.
Si potrebbe anche dire che non sará la mancata o dimessa presenza a una fiera del libro a d affossare un settore, ma non dimentichiamo che proprio da queste rassegne (e in particolare quella di Francoforte) si capisce come girerá il mercato nei prossimi mesi. E i segnali per l’Italia e la Lombardia in questo senso sono sconfortanti.
Non è solo colpa delle istituzioni, sono gli operatori a non investire e a pensare che non valga neppure la pena pensarlo. E il settore rischia un inesorabile declino.
Serve un progetto globale per il settore culturale ed editoriale. Che ridia coraggio a un settore che tanto potrebbe ancora dare in termini di sviluppo e futuro.
Milano capitale dell’editoria, potremo ancora utilizzare in futuro questa espressione?
Mi auguro di sì, ma la risposta non dipende solo dal fato o dalla sorte, va costruita con un progetto che abbia gli operatori come protagonisti e le istituzioni come elemento di facilitazione e promozione.
Fermarsi o pensare che si possa saltare un giro é un’illusione, il rischio è di finire definitivamente fuori mercato e di archiviare un settore che da molti punti di vista ha fatto grande l’Italia.

Un commento su “Libri, fiere e rischio declino

  1. Pierluca Meregalli

    Noi siamo già fuori,Buchmesse o non Buchmesse.I piani generali funzionano se sono somma di progetti individuali. Dove sono questi progetti individuali? Maroni poveretto almeno non è paralitico ma dal punto di vista culturale al massimo potrebbe sponsorizzare una tournée di Vandesfroos (con tutto il rispetto per quest’ultimo e per l’importanza dei dialetti). A livello nazionale poi al momento mi paiono tutti dei nocchieri in gran tempesta

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