La fusione misteriosa

20 settembre 2013 di fabio pizzul

All’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio regionale compaiono i provvedimenti per l’indizione di 18 referendum popolari consultivi, primo passo per la creazione di altrettanti comuni che potrebbero nascere dalla fusione di oltre 50 piccoli comuni lombardi.
Ma c’è un giallo: le richieste di fusione pervenute alla Giunta regionale entro il termine del 31 luglio erano 19. Che fine ha fatto la diciannovesima fusione?

Andiamo con ordine, o meglio, partiamo dalla fine di una storia che mi pare paradigmatica di uno strano modo di intendere le istituzioni.
La diciannovesima fusione avrebbe dovuto essere quella tra i comuni mantovani di Bigarello (2066 abitanti) e San Giorgio (9464 abitanti). Le delibere dei rispettivi consigli comunali e la documentazione richiesta arriva nei termini previsti al protocollo di Palazzo Lombardia, la pratica viene regolarmente iscritta all’ordine del giorno della Giunta (indice del fatto che probabilmente, ma sono supposizioni, le verifiche dei funzionari avevano dato esito positivo. Nella seduta dello scorso 6 settembre, però, a fronte del via libera a una seconda tranche delle 18 possibili fusioni, quella mantovana viene rinviata, adducendo come motivazione la presentazione (a quanto risulta non notificata) di un ricorso al TAR da parte di una consigliere di minoranza del comune di Bigarello che chiede l’annullamento della delibera di fusione per una presunta irregolarità nella convocazione della seduta consiliare. Suona almeno singolare il fatto che la Giunta regionale sia così sollecita nel rimandare la pratica senza neppure attendere un pronunciamento di eventuale sospensiva da parte del TAR.
Beh, direte voi, che problema c’è ad aspettare qualche settimana o mese?
L’accorpamento dei 18 (o 19) referendum in un’unica giornata del prossimo mese di novembre o dicembre è funzionale alla necessità di procedere alle eventuali unioni prima delle prossime elezioni amministrative di primavera in cui tutti i comuni interessati sarebbero chiamati a rinnovare i loro consigli comunali. Che senso avrebbe votare per i singoli comuni attuali in presenza di un’ipotesi di fuzione?
Per spiegare invece la sollecitudine della Giunta torna forse utile riportare una dichiarazione pubblicata lo scorso 3 agosto (1 mese prima della seduta di Giunta “incriminata”):
La giunta regionale rimanda all’anno prossimo la fusione tra Bigarello e San Giorgio: «Solo dopo le nuove elezioni amministrative si potrà prendere in considerazione l’ipotesi di fusione» anticipa l’assessore regionale Gianni Fava.
Evidentemente avere un assessore mantovano della Lega aiuta coloro, come gli esponenti della Lega, che si oppongono in modo netto alle fusioni in genere. E poi, volete mettere che cosa può significare fare una campagna elettorale amministrativa potendo sbandierare di avere sventato la fusione del comune che va al voto? Una possibilità che pare aver convinto al rinvio anche molti esponenti locali del Pdl.
In questo modo si crea però un precedente pericoloso: qualsiasi ricorso, anche solo annunciato o presentato, senza alcun pronunciamento di sospensiva della magistratura amministrativa potrebbe, a questo punto, bloccare un progetto. Il trionfo del potere di veto a prescindere su qualsiasi opera.
Nessuno intende negare il diritto di poter impugnare un atto amministrativo, ma scegliere per partito preso di rimandare di almeno un anno una fusione tra comuni in nome di un atto la cui pertinenza è tutta da dimostrare, pare davvero eccessivo.
Ormai abbiamo capito che la Lega (ma a questo punto dovremmo dire anche il Pdl) è il partito della conservazione di tutto ciò che può far comodo ai propri interessi, meglio se locali, ma sbandierare il rinvio dell’eventuale fusione di San Giorgio e Bigarello come il trionfo della volontà popolare ci pare davvero assurdo: che cosa c’è di meglio che dare la parola ai cittadini con il referendum consultivo? Se poi dovesse arrivare una sospensiva o un annullamento del consiglio da parte del TAR, il processo si potrebbe sempre sospendere allora, magari dopo aver capito qual è l’orientamento dei cittadini sulla fusione.
Ogni altra scorciatoia mi pare davvero una forzatura.
Abbiamo ancora qualche ora per capire dalla Giunta le motivazioni ufficiali del rinvio, visto che i provvedimenti di indizione dei referendum andranno in aula martedì.
Vedremo se prevarranno i veti conservatori leghisti o la possibilità di dare la parola ai cittadini.

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