Come muore un’eccellenza lombarda: il caso Cassina de’ Pecchi

15 settembre 2013 di fabio pizzul

Duemila e cinquecento lavoratori in meno in soli tre anni. E’ la triste storia del presidio produttivo di Nokia Siemens in quel di Cassina de’ Pecchi, l’ormai ex capitale dell’ICT dell’est milanese. E la vicenda non è ancora conclusa. Tira aria di altri 226 esuberi su 592 lavoratori rimasti di cui 80 dirigenti. Tutto questo potrebbe far pensare a un’azienda in crisi, ma Nokia NSN ha chiuso il bilancio 2012 con 4 milioni di utile dopo aver pagato le imposte.
Il 31 ottobre 2012 azienda e sindacati avevano firmato un accordo che prevedeva la possibilità di accompagnare all’uscita i dipendenti nei successivi 12 mesi e, comunque, prima di accedere alla procedura di mobilità. Nonostante l’accordo sia ancora in vigore e abbia portato a un esodo di quasi 500 lavoratori (mi pare un risultato di tutto rispetto per l’azienda), Nokia NSN il 23 luglio ha dichiarato la procedura di mobilità (leggasi licenziamento) per i 226 lavoratori di cui dicevo in precedenza.
Con numeri e procedure sindacali vi sarete già persi. Proviamo ad andare al succo della questione.

Nokia NSN aveva a Cassina de’Pecchi fino a circa 5 anni fa uno dei centri leader mondiali nella progettazione e nella costruzione di ponti radio per la telefonia mobile e la trasmissione di dati. Oggi non è rimasta che la struttura di vendita e assistenza con un decisivo e drammatico depauperamento della struttura industriale. Stiamo parlando di contratti da centinaia di milioni di euro con i principali operatori della telefonia mobile e, solo per fare un esempio, della struttura di controllo dell’alta velocità ferroviaria del nostro Paese.
Ora molti di questi lavori continuano ad essere garantiti da Nokia NSN che però li gestisce con consulenti esterni (molti ex dipendenti dell’azienda proprio a Cassina) o con interventi in remoto da sedi in Portogallo piuttosto che in altre parti di Europa.
Sentendo il nome Nokia, a molti di voi non sarà sfuggito il possibile collegamento con la mega operazione di acquisto del colosso della telefonia finlandese da parte di Microsoft, siglata pochi giorni fa per un corrispettivo di 5 miliardi e 400 milioni di euro. Con la vendita, le attività di telefonia passano all’azienda di Bill Gates e a Nokia rimangono sostanzialmente le attività di Nokia NSN. Con un simile afflusso di soldi freschi si può parlare di azienda in crisi? E ancora: perché in presenza di commesse e lavoro garantito lo sviluppo, la progettazione e la produzione in Italia sono state praticamente abbandonate?
Sono domande che non trovano risposte se non nelle strategie globali di una multinazionale che, in questo come in altri casi, tendono ormai a rendere l’Italia sempre più marginale. E le nostre istituzioni sono state a guardare in attesa di chissà quali possibili sviluppi che non fossero quelli a cui stiamo assistendo.
Ma torniamo ai 226 lavoratori che hanno la spada di Damocle del licenziamento sulla testa.
Il 24 settembre l’azienda avrà un primo incontro al Ministero del Lavoro, nel frattempo abbiamo concordato con le RSU che martedì prossimo, in occasione della prossima seduta del consiglio regionale, incontreremo con i lavoratori l’assessore regionale Mario Melazzini per sollecitare un ruolo attivo della Lombardia nel tentativo di non disperdere ulteriori competenze e capacità produttive.
Il realismo mi impone di dire che ormai non si può che trattare il miglior trattamento possibile per i lavoratori superstiti e per coloro che saranno messi alla porta, rimane l’amarezza di dover constatare come l’amministrazione regionale non riesca a far nulla per evitare che il nostro territorio subisca una sempre più drammatica de-industrializzazione. La Lombardia sarà pure più attrattiva delle altre regioni d’Italia, ma da due o tre anni a questa parte vede fuggire pezzi sempre più importanti della propria storia produttiva.
Il Partito Democratico, a partire dal circolo locale di Cassina de’ Pecchi, è sempre stato al fianco dei lavoratori. Anche sulla vicenda Jabil, che deriva dalle scelte di Nokia NSN. La scelta del comune di vincolare le aree a destinazione produttiva nasce da una forte richiesta del centro sinistra e, nonostante quanto voglia far credere l’uscente amministrazione leghista, sarà uno dei punti fermi dell’ormai prossima campagna elettorale del PD.

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