Scuola, una prioritá per tutti

23 giugno 2013 di fabio pizzul

Non so se la lettera al segretario nazionale del PD Epifani sulla mancanza di una delega per scuola e formazione nella nuova segreteria nazionale abbia trovato qualche ascolto a Roma. Di sicuro ha suscitato un piccolo dibattito in rete. Vi trascrivo qui di seguito alcuni degli interventi. Mi paiono utili per riflettere assieme sulle problematiche del mondo scolastico.

Anna ha scritto: “Non solo mi piace ma sottoscrivo! Da prof vivo un profondo disagio: vorrei fare di più e meglio per i miei ragazzi ma non si può sempre chiedere di fare volontariato! Ed e la struttura tutta che, a causa dei tagli indiscriminati degli ultimi governi, patisce e di sgretola sempre di più!”

Riccardo ha scritto: “Caro Pizzul la scuola è qui: passa in ruolo, nelle elementari di una mia parente, una signora di 45 anni, calabrese. Due giorni dopo ha già chiesto il distacco in Calabria. Il prossimo anno scolastico su quella cattedra ci saranno due stipendi pagati, uno a Milano l’altro in Calabria. Quello a Milano di una precaria!”

Emanuele ha scritto: “caro De Benedetti, non farei del caso singolo un esempio assoluto. Quello degli insegnanti del Sud che vengono al Nord per prendersi il ruolo e poi tornano in massa nella regione d’origine è un mito leghista, ma non corrisponde affatto alla realtà: i trasferimenti di questo tipo sono circa l’1% del totale e le regioni settentrionale sono quelle con più stabilità nel corpo docente. Lo spiega bene questo articolo di Repubblica di qualche tempo fa: Clicca qui per leggere

Riccardo ha scritto: “Non è mito, purtroppo. Ho insegnato anch’io e le testimonianze in famiglia sono univoche da troppi anni, decenni almeno. Da quando, alla fine degli anni 70 l’eccesso di laureati del meridione ha indotto una migrazione dagli aspetti ai miei occhi mortificanti. Mia moglie è meridionale e per i primi anni 80 andavo la settimana di ferragosto a controllare de visu le graduatorie che venivano gettate su pancacce in piazza Missori a Milano allora sede del Provveditorato. Mi domandavo come facessero a sopportare un trattamento così assurdo quelli che in base a quelle graduatorie avrebbero dovuto assumere il ruolo così importante di educatori e insegnati. In seguito capii. Mi dispiace, non sono leghista, ma questa questione è molto ma molto più grave di quanto in genere venga considerato e quanto all’articolo di Repubblica ho i miei fieri dubbi proprio perché i dati sono forniti dal ministero. Dovrebbero fare inchieste sui funzionari indagati nei diversi provveditorati per manipolazioni delle graduatorie e cose di questo genere… lavoro in un quotidiano da quando avevo 16 anni… mi sono occupato di scuola ai tempi in cui imperversavano ministri democristiani e il meccanismo articolatissimo e diffuso dei trasferimenti è un must dei consigli che vengono dati a coloro che per effetto di una cattiva programmazione universitaria risultano incollocabili nel mondo delle professioni. Tra l’altro recentemente si presenta il fenomeno degli inserimenti in graduatorie di persone avanti negli anni, gente che magari ha avuto il diploma magistrale e che per motivi familiari, affari del marito che non vanno bene, chiede alla tenera età dei quaranta di inserirsi nelle graduatorie. Gli esiti di questo fenomeno sono la contabilizzazione alla voce «precari» di carriere docenti che non saranno mai tali, ma solo opportunità di reddito a persone che non hanno alcuna predisposizione o reale interesse alla professione insegnante. I miti sono spesso quelli che i progressisti si fanno sulle buone intenzioni di una popolazione stremata più che dalla crisi economica dalle sue stesse furbizie nei confronti dello stato considerato ente da sfruttare, a nord come al sud. Mi permetto quindi di dissentire. Cordialità.”

Gian ha scritto: “Caro Fabio, il problema è molto rilevante. Abbiamo: il più alto tasso di abbandono scolastico d’Europa dopo la scuola dell’obbligo; risultati scolastici mediocri nei test comparati (Pisa Ocse); un tasso di diplomati molto al di sotto della media europea; il più basso tasso di laureati d’Europa nella classe 30-34 anni; pochi laureati in materie scientifiche. Cos’altro serve per capire che la questione del “capitale umano” è centrale per i destini del paese? Pensiamo di cavarcela solo con artisti e camerieri?”

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