Taglio ai costi della politica – atto primo

5 giugno 2013 di fabio pizzul

Il taglio dei costi della politica in Lombardia fa un altro passo avanti. Il provvedimento che recepisce quanto stabilito dal governo nell’ottobre del 2012 e confermato dal parlamento a dicembre è arrivato oggi nella seduta congiunta delle commissioni I e II. Sono stati approvati i primi dieci articoli di una legge che contiene 23. Poca discussione in aula, ma qualche furbo tentativo di assumersi meriti e scaricare su altri presunte volontà di indebolire il provvedimento.

La commissione, in apertura di seduta, ha deciso di considerare come testo base di discussione l’articolato emerso dai lavori del gruppo preparatorio, con il solo voto contrario degli esponenti del Movimento 5 Stelle che avrebbero voluto fosse esaminata separatamente la loro proposta alternativa.

Non ci sono state grandi discussioni sui primi 10 articoli che hanno visto la presentazione di una manciata di emendamenti da parte delle opposizioni finalizzati a correggere alcune formulazioni poco chiare del testo.

Le uniche vere schermaglie si sono verificate sull’articolo che prevede trattenute a carico di chi non partecipa alle sedute del consiglio o delle commissioni. Il testo emerso dal gruppo di lavoro prevedeva una trattenuta pari a 1/15 del rimborso spese forfettario (per un importo attorno ai 300 € ad assenza). Trattenute che scatterebbero indipendentemente dalla motivazione dell’assenza, senza la possibilità di presentare anche un certificato medico (la Lega teme certificati falsi…). Come PD, basandoci anche sul fatto che la trattenuta massima prevista dalle altre regioni è di 200 €, abbiamo proposto il passaggio da 1/15 a 1/20 del rimborso spese. Siamo stati subito velatamente accusati di aver tentato di smontare il provvedimento e di garantire una scappatoia ai furbetti del caso. In realtà, verificata, dopo la breve discussione, l’intenzione di inserire qualche possibilità di giustificare l’assenza demandando il dettaglio della casistica all’Ufficio di Presidenza, abbiamo deciso di ritirare l’emendamento. Peccato che qualcuno si sia lasciato andare a dichiarazioni stampa che raccontavano di una maggioranza che aveva respinto una scandalosa proposta del PD di indebolimento dei tagli. Giova ricordare che la proposta di trattenuta di 1/15 era stata presentata nel gruppo di lavoro proprio da noi del PD e che l’unica nostra intenzione era di mitigare il possibile impatto economico su un consigliere che fosse malauguratamente vittima di una qualche grave malattia. Il paradosso è che una reale impossibilità a partecipare alla commissione potrà venire equiparata a un’assenza giustificata per missione istituzionale (motivazione sulla quale nessuno o quasi può sindacare) da parte di membri della Giunta, di presidenti di commissioni o di membri dell’Ufficio di Presidenza. A differenza di chi ci ha accusato di voler smontare il provvedimento, preferiamo però dare credito alla buona fede dei consiglieri e credere che nessuno abuserà della scusa della missione.

Archiviata la prima parte della legge, dedicata allo stipendio dei consiglieri, venerdì mattina ci occuperemo dei contributi ai gruppi consiliari e della loro possibilità di poter contare su collaboratori a sostegno della propria attività istituzionale.

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