Luci e ombre nelle carceri lombarde

30 maggio 2013 di fabio pizzul

Da settembre la Lombardia avrá quasi mille posti in piú nelle carceri.
Ma rimane lo scandalo del carcere di Varese: il governo ha deciso giá nel 2001 la sua chiusura, ma è ancora lì, in funzione.
Le carceri lombarde sono ancora sovraffollate, anche se ci sono più di 7500 detenuti che scontano la pena con le misure alternative.
Il provveditore alle carceri lombarde ha fatto il punto della situazione durante un’interessante audizione in commissione carceri.

Andiamo con ordine.
I detenuti reclusi in Lombardia ad oggi sono 9390, un numero molto simile a quello di un anno fa.
Sono ormai ultimati i lavori di ampliamento a Pavia, Cremona e Voghera: da settembre ci saranno dunque tra i 700 e gli 800 posti aggiuntivi.
A breve inizieranno anche i lavori di ristrutturazione del II e IV raggio del carcere milanese di san Vittore.
Il provveditore Fabozzi ha ribadito che in Lombardia si punterá nei prossimi mesi a diffondere la media sicurezza, ovvero la possibilitá di avere celle aperte durante il giorno e di consentire una più ampia circolazione interna dei detenuti, in ottemperanza a una legge del 1975, mai completamente, o quasi per nulla, attuata. In particolare, il carcere di Opera, fatta salva la sezione del 42bis (condannati per reati di mafia in massima sicurezza), dovrebbe sempre più andare verso il modello Bollate con un maggior investimento in attivitá lavorative e formative.
Permangono gravi, secondo Fabozzi, le carenze di personale, con punte del 50% nel settore amministrativo e gli educatori.
Il carcere di Varese merita un discorso a parte: secondo il provveditore Fabozzi andrebbe chiuso nel più breve tempo possibile, perchè non garantisce le condizioni minime per una detenzione dignitosa. In realtá, l’allora ministro Fassino giá nel 2001 decretò la chiusura della struttura, ma nulla è mai stato fatto. Entro un paio di settimane la commissione carceri si recherá in visita ufficiale a Varese per sollecitare una soluzione al problema.
Rimane irrisolta anche la questione del reparto per i disabili giá pronto al carcere di Busto: manca il personale che dovrebbe essere garantito dalla locale azienda ospedaliera. Chiederemo conto all’assessore alla sanitá Mantovani che sará in commissione il 13 giugno.
Un tema troppo spesso trascurato è quello dei bambini figli di detenute. A Milano è attivo dal 2006 l’Icam, una struttura a custodia attenuata in cui le mamme sottoposte a misura carceraria possono vivere con i loro bimbi fino ai sei anni. La Provincia di Milano ha però annunciato di voler vendere lo stabile che ospita il centro ed è necessario ed urgente trovare una nuova sede. La legge ha recentemente innalzato fino a 10 anni l’etá dei bimbi che hanno diritto a stare con le mamme e questo imporrá nuove strategie e iniziative.
Tra i tanti temi affrontati con il provveditore anche quello delle pene alternative che vedono coinvolti in Lombardia 7500 detenuti, 3800 affidati e 3700 ai domiciliari. A questi bisogna aggiungerne circa 600 in libertá vigilata. Numeri significativi che, tutto sommato, non mi pare creino eccessivo allarme sociale.
Dal provveditore e i suoi collaboratori sono giunti espliciti inviti a mettere a tema di prossime sedute della commissione la questione del lavoro in carcere e l’opportunitá di incentivare il ricorso alle pene alternative.
Un confronto interessante e costruttivo che consolida una mia impressione: anche Regione Lombardia potrebbe fare molto per il sistema carcerario. Nel 2011 la Lombardia si è proposta come capofila dell’Accordo Interregionale Transnazionale sugli interventi per il miglioramento dei servizi per l’inclusione socio-lavorativa dei detenuti. Un gran bel progetto che non possiamo permetterci di lasciare sulla carta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *