Una tragica follia omicida

13 maggio 2013 di fabio pizzul

Il tragico e assurdo episodio che ha colpito il quartiere di Niguarda a Milano, con un immigrato che per un’ora e mezza ha dato letteralmente la caccia a vittime casuali colpendole con un piccole, ha sconvolto tutti noi.
Non sono mancati, purtroppo, tentativi di strumentalizzare l’accaduto rilanciando la necessità di politiche di chiusura e repressione nei confronti degli stranieri. Con tanto di insulti nei confronti del ministro Kyenge.
Quanto accaduto mi pare meriti una riflessione ben più seria, tenendo comunque conto del fatto che è praticamente impossibile attuare un controllo totale e capillare del territorio.
Rimane molto pertinente anche la domanda avanzata dal sindaco Pisapia: perché nessuno ha telefonato tempestivamente alle forze dell’ordine e ci è voluta un’ora e mezza per bloccare il folle assassino?

Un recente volume intitolato “Oltre la Paura”, edito da Feltrinelli e scritto da Aldolfo Ceretti e Roberto Cornelli, mi pare ci fornisca interessanti chiavi su cui provare a costruire qualche riflessione.
Alle pagine 83 e 84 si legge:

“Due tratti culturali del nostro presente – il paradigna economicista del proprietario-consumatore e quello bio-psicomedico di politica sociale – concorrono a far interpretare immancabilmente le sofferenze in chiave soggettiva, denominandole e frammentandole in malattie specifiche, per ciascuna delle quali si promette un farmaco adeguato. In tal modo, le domande sono riformulate in relazione al tipo di soluzione preconfezionata da chi ufficialmente è chiamato a intervenire; così, anche questa forma di risposta specialistica perde la capacità di intercettare i bisogni di quella specfica persona.
In questo senso è difficile sostenere che tutto ciò sia l’esito di un sogno di cittadinanza infranto, che crea rabbia e frustrazioni. Se mai, emerge la drammatica assenza di un progetto di cittadinanza inclusiva e aperta capace di tenere insieme la moltitudine di individui atomizzati e gruppidisomogenei. Rom, stranieri, homeless, sofferenti psichici, malati di Aids, omosessuali, donne abbandonate, adolescenti angosciati, ma anche coppie giovani in cerca di un’abitazione e lavoratori precari sono tutti esempi concreti, assai diversi tra loro e non sovrapponibili per statuto, di quelle fragilità che coabitano ammassate e confuse, e che si trovano a fronteggiare sentimenti di rabbia, disperazione e impotenza ed episodi di violenza”

Nella citazione di queste parole non c’è nessun intento di commiserazione o, peggio, di giustificazione, ma tutta la consapevolezza che nell’incapacità di includere e farsi carico della fragilità e dell’emarginazione cova una violenza latente che prima o poi esplode (o si manifesta in atti autolesionistici).
Pensare che la presenza dell’esercito o di un massiccio spiegamento di forze dell’ordine con licenza di reprimere possa scongiurare qualsiasi rigurgito di violenza è pura illusione. Provare a creare condizioni di minore tensione e di maggiore inclusione sociale è una strada razionale, anche se non facile.
Scontato il fatto che di fronte alla follia quale si è manifestata sabato mattina a Niguarda pare difficile ipotizzare qualsiasi intervento se non il contenimento a posteriori.

2 commenti su “Una tragica follia omicida

  1. sara finzi

    Certo l’episodio non può essere generalizzato e però dico io che le politiche che vuole attuare la sinistra sull’immigrazione sono sbagliate per due ordini di motivi:
    1) ius soli non c’è in nessun paese d’europa se non in francia e non mi pare abbia risolto il problema dell’emarginazione. sbagliato dare automaticamente la cittadinanza a minori che non abbiano compiuto i 18 anni e che non giurino sulla costituzione di servire l’italia e sentirsi italiani non italo congolesi o italo egidiani! italiani con tutti di diritti e doveri e dunque maggiorenni per prendersi questo impegno.
    2)non si lascia entrare qancora emigrati in un’italia che ha tutta la nostra disoccupazione. i posti anche quelli operai vanno riqualificati ed occupati dagli operai che perdono il lavoro come sta per avvenire a mantova in agricoltura! tutto quello che è da modificare nella bossi fini è il rinnovo del permesso di soggiorno rendendolo più lungo due o tre anni nei quali bisogna dimostrare che si è lavorato almeno per i due terzi del periodo a libri si intende.
    3)anche per i profughi non si può allargare le maglie ne si può spendere quello che non spendiamo per i nostri disoccupati giovani che nulla prendono quando perdono il posto. La situazione italiana con colpa sindacale e sinistra molto ampia è deprecabile. Le casse integrazioni devono riguardare solo le situazioni in cui è previsto il rientro, poi tutti quei soldi a pioggia dovrebbero essere divisi tra tutti i disoccupati con obbligo di riqualificazione. altrimenti sono soldi buttati.

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    1. ANGELO

      “…. consapevolezza che nell’incapacità di includere e farsi carico della fragilità e dell’emarginazione cova una violenza latente che prima o poi esplode…”
      Se capisco bene : o mi faccio carico della fragilità e dell’emarginazione degli immigrati clandestini oppure scoppia la violenza e me la sono voluta ?
      Cosa vuol dire ? In cosa consisterebbe questo farmi carico ?
      A mia mamma anziana sono andati in casa due volte a rapinarla e meno male che si sono limitati a questo.
      A me non sono entrati in casa per un pelo ma hanno sfondato la recinzione e sono scappati perchè arrivava gente.
      Un’altra volta mi hanno tagliato una gomma e mentre la cambiavo mi hanno rapinato tutto : soldi , documenti e chiavi di casa.
      Quasi ogni giorno uno suona il campanello e se non vado a vedere seguita a suonare.
      Al mio vicino hanno rubato.
      Al bar di fronte hanno sfondato la saracinesca.
      Al cantiere qui accanto hanno rubato di tutto : tagliato via i cavi delle gru per il rame,i canali di rame,attrezzature e macchine e stavano rubando una ruspa colossale.
      Al mio amico qui vicino hanno divelto dal muro le inferriate e stavano entrando pensando che la casa fosse vuota.
      A una ditta di qua volevano rubare. Sono entrati con tanto di furgone ma li hanno scoperti,chiusi dentro e chiamati i CC. All’arrivo dei CC la donna si è stracciata i vestiti urlando che volevano violentarla e che li denunciava tutti.
      Potrei continuare per molto.
      E il mio è solo un piccolo paese di provincia. e quello che ho detto è dell’ultimo anno scarso.
      Leggetevi la ” gazzetta della martesana “.
      Perciò qundo leggo di “…..drammatica assenza di un progetto di cittadinanza inclusiva e aperta capace di tenere insieme la moltitudine di individui atomizzati e gruppi disomogenei………” mi domando se chi scrive sa quel che dice e più ancora se gli capita di andare per strada.
      Ma ancor più forte gli chiedo quanti ne ha ospitati fino ad ora in casa sua in nome di quanto qui sopra riportato.

      cordiali saluti.

      p.s.: tanto per essere chiari , do soldi a più di un ente che aiuta questa gente concretamente a casa loro nonostante tutto quello che ho raccontato e che mi farebbe d’istinto passare la voglia.

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