La porta stretta del PD

23 aprile 2013 di fabio pizzul

Ore convulse per il Partito Democratico.
Pierluigi Bersani ha confermato davanti alla direzione nazionale le sue dimissioni.
Il risultato della direzione è stato netto con l’approvazione a larghissima maggioranza di un documento con cui il partito dà pieno sostegno al tentativo del presidente Napolitano di dare vita a governo “mettendo a disposizione la propria forza parlamentare e le proprie personalità”.
Ma in queste ore si assiste anche a duri scontri, soprattutto sui media, tra diverse e legittime posizioni all’interno del PD.
Non mi pare il modo migliore per uscire dal buco in il partito si è cacciato.

Questo il testo dell’ordine del giorno approvato:

La Direzione del Partito Democratico dà mandato al Vice-Segretario e ai Capigruppo alla Camera e al Senato di assicurare pieno sostegno al tentativo del Presidente della Repubblica di giungere alla formazione del governo, raccogliendo la sollecitazione ai partiti a esercitare la loro responsabilità, secondo le linee illustrate nel discorso di insediamento al Parlamento, e mettendo a disposizione la propria forza politica e le personalità utili a questo fine.
In particolare, l’adozione di misure urgenti, in sede europea e nazionale, per fronteggiare l’emergenza economico-sociale, in particolare il lavoro, e l’approvazione in tempi certi delle necessarie riforme in materia istituzionale, elettorale e di contenimento dei costi della politica sono le due priorità sulla base delle quali il Partito Democratico si impegna a sostenere il governo.

Tra poche ore sapremo a chi Napolitano affiderà l’incarico di formare il governo.
Nel frattempo, tra gli iscritti, i simpatizzanti e gli elettori del partito serpeggia lo smarrimento e si moltiplicano diverse prese di posizione, da quelle di più convinto sostegno a Napolitano a quelle più critiche e negative.
In attesa dell’ormai (probabilmente) imminente congresso, la dirigenza del PD, a livello nazionale e locale, mi pare abbia la responsabilità di stemperare le tensioni e favorire il dibattito, anche aspro, per definire il profilo del PD e la linea con cui stare al fianco di un governo non suo, ma appoggiato sui suoi voti e sull’autorevolezza del Presidente della Repubblica.
Il mandato della direzione nazionale è stato chiaro, ma il dibattito nel partito non va soffocato. Ad una condizione: che si evitino i personalismi e le fughe in avanti. Soprattutto da parte di chi ha la responsabilità di gestire il cammino verso il congresso.
Il malcontento nei confronti di un eventuale governo di larghe intese è palpabile, ma le parole dei presidente Napolitano sono state chiarissime e inequivocabili. Fare finta di nulla non è serio.
Serve allora una chiara gestione collegiale del partito per favorire il confronto e arrivare a un congresso che definirà la linea di maggioranza del partito e sceglierà a chi affidarne la gestione. E allora sarà più facile e sensato esprimere a muso duro una posizione critica nei confronti delle scelte promosse dal presidente Napolitano. Prima di allora è opportuno e necessario confrontarsi, ma è fondamentale non voltare subito le spalle al Presidente della Repubblica che, suo malgrado, ha accettato di togliere i partiti e il Paese dalla palude.
A meno che non si intenda andare a votare domattina.
E personalmente non lo auspico e non lo credo lungimirante.

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