Se un Paese si aggrappa a Napolitano…

20 aprile 2013 di fabio pizzul

Un mio breve commento che dovrebbe comparire su “Il Giorno” di domani.

C’è da essere grati a Napolitano, ma c’è poco da stare allegri.
Un Paese che non riesce a uscire dallo stallo post elettorale raccoglie quello che rimane, ovvero i cocci, di una politica che si è illusa di poter sopravvivere a se stessa e a una crisi ormai irreversibile.
I cittadini guardano attoniti e sempre più distanti dai loro rappresentanti in istituzioni che subiscono altri duri colpi alla propria credibilità.
Da questa tempesta istituzionale perfetta esce a pezzi il Pd, che ha perso le elezioni pur vincendole di misura e che si è fatto stritolare da una strategia che mirava legittimamente a un governo di cambiamento, puntando però su un possibile alleato come Grillo che ha sempre chiesto ai politici di arrendersi e non di collaborare.
Berlusconi e il centrodestra sfoggiano sorrisi e tranquillità perché possono portare a casa quello che mesi fa sembrava un risultato impensabile: rimanere agganciati al governo ed evitare che chiunque altro potesse vincere.
Grillo gongola per aver messo nell’angolo la vecchia politica, ma dovrà ingoiare il rospo di un governo destinato a durare più di quanto lui auspichi per poter capitalizzare in nuove elezioni le macerie su cui cammina trionfante.
Ora si ricomincia, con tutta probabilità, da un governo che il presidente Napolitano potrà chiedere e quasi imporre, forte di una credibilità rinsaldata dalla supplica collettiva di partiti ormai disarmati. E i compiti dei prossimi mesi sono così gravosi da far tremare i polsi: il lavoro e l’economia, la nuova legge elettorale, le riforme istituzionali e gli impegni con l’Europa.
I politici del probabile governo del Presidente devono provare a far meglio dei tecnici, ma quanto si è visto in questi giorni a Roma non induce all’ottimismo.
E dall’estero ci guardano perplessi, tanto che l’editorialista britannico Bill Emmott può scrivere sprezzante su Twitter: “Di nuovo Napolitano, l’unico politico italiano responsabile. Se il passato è la soluzione, ora Andreotti andrà a Palazzo Chigi?”.

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