Le sorprese dell’Ufficio di Presidenza

27 marzo 2013 di fabio pizzul

Non tutto è andato come si pensava alla vigilia e come io stesso avevo anticipato.
Le votazioni per l’Ufficio di Presidenza hanno evidenziato più di qualche frizione all’interno dei gruppi consiliari.
L’apparentemente noiosa e scontata sequenza di votazioni permette di alzare il velo su rapporti irrisolti tra i banchi della maggioranza. Ma anche la minoranza rivela qualche malumore.
Una prima sommaria analisi.

Parliamo anzitutto dell’elezione del neo presidente Raffaele Cattaneo.
Ci sono volute 4 votazioni, perché nelle prime tre era richiesta una maggioranza qualificata dei due terzi degli aventi diritto. Quota neppure sfiorata dall’ex assessore alle Infrastrutture e ai trasporti della Giunta Formigoni. Cattaneo ha raccolto 46 voti alle prime due votazioni, 51 alla terza e 49 alla quarta nella quale erano sufficienti 41 voti per essere eletto. Tenendo conto della composizione dei gruppi, Pdl 19 , Fratelli d’Italia 2, Lega 15 , Pensionati 1 e Lista Maroni 12, Cattaneo avrebbe potuto contare su 49 voti. Nelle due prime votazioni ne sono mancati all’appello almeno 3, anche se potrebbero essere stati anche di più, perché risulta che qualche voto della minoranza potrebbe essere stato fin da subito indirizzato al futuro presidente. Nella terza e nella quarta votazione vi assicuro che qualche voto del PD è stato offerto, come segnale di disponibilità, e i buchi della maggioranza paiono dunque evidenti.

Andando con ordine, parliamo dei vicepresidenti.
Risultano eletti i due più votati, ovvero Fabrizio Cecchetti per la Lega con 48 voti (e qualche defezione nella maggioranza) e Sara Valmaggi con 18 voti (anche qui qualche distinguo c’è stato, visto che i voti di PD e Lista Ambrosoli sono in tutto 22).

Le votazioni si sono concluse con quella per i segretari del Consiglio.
Nessun problema e, anzi, qualche voto in più del previsto per Eugenio Casalino del Movimento 5 Stelle. L’ingegnere informatico ha raccolto 28 voti, uno in più di Daniela Maroni (Lista Maroni) che con 27 è stata a sua volta eletta. La sopresa sta proprio in quest’ultimo nome che, raccogliendo tutti voti disponibili della Lega e della Lista Maroni (eccetto, si presume, il suo) ha sovvertito i pronostici della vigilia che volevano il segretario appannaggio del Pdl con il laico Colucci. Evidentemente la Lega ha voluto forzare la mano per avere la teorica possibilità di evitare che un’eventuale asse Pdl-Pd in Ufficio di Presidenza possa mettere in difficoltà Maroni: potendo contare su due voti leghisti e sul teoricamente non incasellabile grillino, i rischi di possibili imboscate diminuiscono di molto.

Morale della favola.
Tra Pdl e Lega siamo sempre a livelli di guerra fredda e lo sgarbo del segretario ne è la riprova più evidente.
La stessa figura del superciellino Cattaneo non ha messo tutti d’accordo nella maggioranza e, segnatamente, in un Pdl che non è neppure riuscito a votare tranquillamente un capogruppo, visto che l’accordo (si fa per dire) si è concluso con un presidente del gruppo, il ciellino Mauro Parolini (10 voti) e un co-presidente, il mantovaniano Claudio Pedrazzini (9 voti). Proprio un bel clima…
Nel centro sinistra è affiorato nel voto qualche malumore o non perfetta concordia sulla conferma di Sara Valmaggi alla vice-presidenza. Difficile suddividere il dissenso tra Lista Ambrosoli e Pd, ma il segnale è evidente. Il capogruppo del Pd Alfieri, eletto per acclamazione, avrà il compito di ricucire o evitare ulteriori strappi.
Gli unici supercompatti sono sembrati i consiglieri del 5 Stelle che hanno sempre votato, per tutte le cariche, il proprio Casalino che, avendo sempre totalizzato almeno 9 voti, si è sempre auto-votato.
Ultima notazione: il fatto di non riuscire a eleggere il presidente se non quando la maggioranza richiesta è quella semplice (50% +1 degli aventi diritto) indica chiaramente la grande difficoltà a raggiungere possibili intese ampie su un nome o su un accordo di collaborazione più ampia, magari con l’offerta della presidenza di qualche commissione alle minoranze. L’unica apertura proposta da Cattaneo è stata quella sulla costituenda Commissione di inchiesta sulle Mafie per la cui presidenza ha ipotizzato, senza citarlo esplicitamente, il nome di Ambrosoli.

I lavori del consiglio si annunciano piuttosto movimentati, anche se i numeri a favore di Maroni sono più che rassicuranti.

Cenni biografici dei componenti dell’Ufficio di Presidenza

4 commenti su “Le sorprese dell’Ufficio di Presidenza

  1. Giorgio Malinverni

    Vedrai Fabio che quando i temi diventeranno tangibili questi mal di pancia spariranno. La preda è grassa e grossa per tutti.
    Ma tu ed Onorio sono sicuro che vigilerete.
    Un abbracci forte
    Giorgio

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  2. luigi 48

    ma il Colucci che citi nel tuo resoconto fa parte della ” dinastia” Colucci che in Regione sono presenti da sempre, prima PSI e poi Forza Italia ecc ,con risultati non esaltanti per i comuni cittadini, mentre per loro e famigli tutta manna dal cielo!

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  3. cristina M.

    Tutto come prima, niente di nuovo! Le due grosse anime del cdx hanno sete di potere/poltrone equivalente. Anche i dissidi all’interno del csx non sono una novità, e penso che tu abbia avuto un ruolo positivo nel creare ponti, senza cedere all’incoerenza. Tuttavia credo che la politica non sia solo un problema di nomine! Dalle elezioni in poi mi pare si sia parlato tanto di nomi problematici e poco di risoluzioni di Problemi. Magari è normale, ma ora come ora stona un pochino

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