La road map di Cattaneo presidente

27 marzo 2013 di fabio pizzul

Raffaele Cattaneo è il nuovo presidente del Consiglio Regionale della Lombardia e ha intenzione di prendere molto sul serio le prerogative del suo ruolo. Lo ha dimostrato con il suo discorso di insediamento, lungo, articolato e molto deciso nel delineare problemi, prospettive e possibili programmi.
Cattaneo ha rivendicato con orgoglio quanto fatto negli ultimi anni dalla Giunta Formigoni che ha ripetutamente ringraziato. Ha ammesso però la necessità di fugare alcune ombre e di andare oltre ogni possibile sospetto di mancato rispetto delle regole.
Molto decisa la sua presa di posizione sulla necessità di un nuovo regionalismo che valorizzi l’autonomia della Lombardia collegandola all’Europa e rifuggendo ogni localismo, particolarismo isolazionista o volontà di superare l’unità nazionale. Parole che sono suonate come un freno a ogni fuga in avanti leghista.
Il riferimento alla politica come servizio e impegno per il bene comuna ha portato Cattaneo a citare Paolo VI (cosa insolita per le abitudini cielline) e ad auspicare un impegno comune di tutti i consiglieri per restituire dignità alla politica e alle istituzioni, Consiglio regionale in primis.
Non è mancato un diffuso riferimento alle tematiche della sussidiarietà e della valorizzazione delle soggettività dei corpi sociali, con una più consueta citazione di matrice ciellina nello storico slogan “più società e meno Stato”.
Preciso e quasi piccato il riferimento alla necessità che la politica rispetti la magistratura, ma che avvenga anche il contrario per evitare derive giustizialiste che trasformino le indagini in condanne. Essendo lui stesso destinatario di un avviso di garanzia nell’ambito dell’indagine sui rimborsi dei gruppi consiliari, Cattaneo si è impegnato a presentare le dimissioni in caso di condanna di primo grado, ribadendo come avvisi di garanzia e rinvii a giudizio non possono in alcun modo essere considerati segni di colpevolezza.
Non sono mancate proposte concrete all’insegna della sobrietà, dell’ascolto e della capacità di risolvere i problemi: un consiglio aperto ai cittadini (con un cammino in 100 tappe per la Lombardia), un Consiglio che riflette ed elabora contenuti, un Palazzo aperto e trasparente e un Consiglio che sostenga gli ultimi.
Rimando al testo che trovate nel link qui sotto per i dettagli più concreti e concludeo con alcune notazioni.
1) Cattaneo ha più volte richiamato alla necessità di riequilibrare i rapporti tra Consiglio e Giunta, bontà sua, visto che fino a qualche mese fa, da assessore, ha sempre tratto l’Assemblea con grande sufficienza. Poche ore dopo la chiusura della seduta, poi, la Lega ha presentato un progetto di legge che azzera di fatto i fondi a disposizione dei gruppi per l’attività istituzionale e di comunicazione. Come dire: togliamo la possibilità di esercitare un efficace azione di proposta, controllo e indirizzo reale della Giunta.
2) Il presidente Cattaneo ha puntato molto in alto per delineare gli obiettivi dell’assemblea regionale. Nella scorsa legislatura il Consiglio è stato per lunghi mesi bloccato da veti interni alla maggioranza. Sperare che si possa far meglio non costa nulla, vedremo che cosa ci proporrà la realtà dei lavori consiliari.
3) Il discorso di Cattaneo è stato caratterizzato di molte citazioni di autori cattolici, dal già evocato Paolo VI a papa Francesco, da S. Ambrogio al cardinal Scola. Uniche concessioni al pensiero di matrice laica Saint-Exupery, Carlo Cattaneo e Alcide De Gasperi. Il neo-presidente non ha nascosto la sua matrice cattolica (e non c’è nulla di male, anzi!), ma ha anche mostrato il limite di un riferimento alla dottrina sociale della Chiesa che si concentra quasi solo sulla sussidiarietà trascurando aspetti fondamentali come la solidarietà e la destinazione universale dei beni, solo per citarne un paio. Sarebbe poi interessante approfondire vari passaggi del discorso per tentare di giudicare assieme se la Lombardia del ventennio passato sia davvero stata la patria di questi valori piuttosto che il terreno di conquista di un individualismo strisciante.
4) Le proposte concrete emerse nella parte finale del discorso sono parse più strizzatine d’occhio all’opinione pubblica e ai media che possibilità per migliorare la tenuta istituzionale e l’efficacia dei lavori del Consiglio. Ma su questo ci sarà tempo per lavorare.

Non nascondo di essere stato piacevolmente sorpreso dall’intervento del presidente Cattaneo cui va il miglior auguro di buon lavoro. Non posso condividere tutti i passaggi del discorso, ma mi pare che la volontà di proporre al Consiglio una riflessione su contenuti precisi impegnativi sia un bel passo avanti rispetto alle precedenti gestioni della presidenza.
Penso che Cattaneo sarà un buon presidente del Consiglio, anche se dovrà un po’ smussare il suo modo di porsi a volte un po’ brusco e il suo piglio da “adesso vi spiego io come gira il mondo”.
Da parte mia e di tutto il centro sinistra affermo senza timore di smentita che saremo fin da subito disposti a collaborare perché il Consiglio riconquisti il suo prestigio e la sua dignità.

Basta! Mi fermo, altrimenti divento più lungo del presidente che ho poco fa accusato di essere stato troppo prolisso.

Il discorso di insediamento del presidente Cattaneo

Un commento su “La road map di Cattaneo presidente

  1. GC

    Piccola nota erudita: contrariamente a quanto spesso ripetuto da molti e affermato anche da Cattaneo nel suo discorso di insediamento, Paolo VI non ha mai detto che la politica è la più alta forma di carità. Qualcosa di simile ha detto invece Pio XI in un discorso agli universitari cattolici del 1927.

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