Il martirio di monsignor Romero

24 marzo 2013 di fabio pizzul

Ricorre oggi l’anniversario dell’assasino di Mons. Romero, Arcivescovo di San Salvador dal 1977 al 1980, dopo essere stato segretario della Conferenza episcopale del Salvador e vescovo ausiliario. Considerato inizialmente conservatore a livello dottrinario, tanto che la sua nomina ad Arcivescovo non fu salutata con favore da parte della chiesa locale che gli avrebbe prefrito mons. Rivera y Damas, mons. Romero si schierò dalla parte del suo popolo di fronte alle crescenti violenze del regime e non ebbe paura di criticare aspramente il potere, fin da quando, dopo l’assassinio del gesuita Rutilio Grande nel 1977 minacciò la chiusura delle scuole e l’assenza della Chiesa Cattolica da ogni manifestazione ufficiale. I tre anni seguenti furono un crescendo di coraggiose denunce e prese di posizione contro il potere. Tutto questo costò la vita a un pastore che seppe essere, fino alla morte, dalla parte del suo popolo.
Vi invito a ricordarlo proponendo alcuni brevi passaggi di suoi interventi.
Mi pare anche un bel modo per entrare nella Settimana Santa.

Se uno vive un cristianesimo molto buono, ma che non tocca il nostro tempo, che non denuncia le ingiustizie, che non proclama il Regno di Dio con coraggio, che non rifiuta il peccato degli uomini, che acconsente, per stare bene con certe classi, i peccati di queste classi, non sta compiendo il suo dovere, sta peccando, sta tradendo la sua missione. La missione è data per convertire le persone, non per dire loro che va bene tutto ciò che fanno;e per questo, naturalmente viene presa male. Tutto ciò che ci corregge, ci prende male. Io so di non piacere a molta gente, ma so di piacere molto a tutti quelli che cercano sinceramente la conversione della chiesa. (agosto 1977)

Un Vangelo che non tenga conto dei diritti degli uomini, un cristianesimo che non costruisca la storia della terra, non è l’autentica dottrina di Cristo, ma semplicemente uno strumento del potere. Lamentiamo che in qualche periodo anche la nostra chiesa sia caduta in questo peccato; ma vogliamo modificare questo atteggiamento e, secondo questa spiritualità autenticamente evangelica, non vogliamo essere giocattoli dei potenti della terra, ma vogliamo essere la chiesa che porta il Vangelo autentico, coraggioso, di nostro Signore Gesù Cristo, anche quando fosse necessario morire come Lui sulla croce. (novembre 1977)

Questo vuole la chiesa: inquietare le coscienze, provocare crisi nell’ora che stiamo vivendo. Una chiesa che non provoca crisi, un Vangelo che non inquieta, una parola di Dio che non solleva malumori – come diciamo volgarmente -; una parola di Dio che non tocca il peccato concreto della società in cui si sta annunciando, che Vangelo è? Considerazioni pietose, così buone che non infastidiscono nessuno… così molti vorrebbero che fosse la predicazione. E quei predicatori che per non molestare, per non avere conflitti e difficoltà evitano ogni cosa spinosa, non illuminano la realtà in cui si vive… il Vangelo che vale è la buona notizia che venne a togliere i peccati del mondo. (aprile 1978)

Dio è in Cristo e Cristo nella chiesa. Ma Cristo tracima la chiesa. Vale a dire, la chiesa non può pretendere di avere completamente Cristo, così da dire: solo quelli che stanno nella chiesa sono cristiani. Ci sono molti cristiani nell’anima che non conoscono la chiesa, ma che forse sono più buoni di quelli che appartengono alla chiesa. Cristo tracima la chiesa, come quando si mette un bicchiere in un pozzo abbondante d’acqua, il bicchiere è pieno di acqua ma non contiene tutto il pozzo, c’è molta acqua fuori dal bicchiere… Coloro che si sentono vanamente orgogliosi dell’istituzione ecclesiale, sappiano che possiamo dire: lì non ci stanno tutti quelli che sono e lì non sono tutti quelli che stanno. Non stanno tutti quelli che sono, perché ci sono molti cristiani che non stanno nella nostra chiesa. Benedetto sia Dio che c’è molta gente buona, buonissima, fuori dai confini dell’istituzione ecclesiale… (agosto 1978)

Siamo avvertiti che a nulla serve all’uomo guadagnare tutto il mondo se perde se stesso. Ciò nonostante, l’attesa di una nuova terra non deve acquietarci, ma piuttosto ravvivare la preoccupazione di perfezionare questa terra dove cresce il corpo della nuova famiglia umana, il quale, in qualche modo può anticipare un barlume del nuovo secolo. Perciò sebbene bisogni distinguere accuratamente progresso temporale e crescita del Regno di Cristo, ciò nonostante il primo, in quanto può contribuire ad ordinare meglio la società umana, interessa in grande misura anche il Regno di Dio.
Poiché i beni della dignità umana, dell’unione fraterna e della libertà, in una parola tutti i frutti eccellenti della natura e del nostro sforzo, dopo averli propagati sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo mandato, torneremo a trovarli ripuliti da ogni macchia, illuminati e trasfigurati quando Cristo consegnerà al Padre il Regno eterno e universale: “Regno di verità e di Vita; Regno di Santità e di Grazia; Regno di Giustizia di Amore e di Pace”. “Il Regno è già misteriosamente presente sulla nostra terra; quando verrà il Signore, giungerà alla sua perfezione”.
Questa è la speranza che alimenta noi cristiani. Sappiamo che ogni sforzo per migliorare una società, soprattutto quando vi è questa ingiustizia e il peccato, è uno sforzo che Dio benedice, che Dio vuole, che Dio esige da noi. (ultima omelia, 24 marzo 1980, durante la Messa in cui verrà assassinato)

2 commenti su “Il martirio di monsignor Romero

  1. sara finzi

    caro Pizzul
    non ho bisogno di ricordarlo perchè il suo assassinio mi fu annunciato da un sogno sconvolgente il giorno prima che avvenisse

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  2. -TiTTi- Arena

    “… Ogni sforzo per migliorare una società, soprattutto quando vi è questa ingiustizia e il peccato, è uno sforzo che Dio benedice, che Dio vuole, che Dio esige da noi”…buon lavoro, Caro Fabio e grazie per la memoria

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