Maroni e il bilancino del farmacista

23 marzo 2013 di fabio pizzul

Con la proclamazione degli eletti da parte della Corte di Appello, avvenuta il 17 marzo, prendono il via ufficialmente le procedure per l’inaugurazione della X legislatura regionale della Lombardia che si inizierà con la seduta consiliare del 27 marzo. Maroni è pronto con la sua squadra che lascia però parecchi punti interrogativi.

Il presidente Roberto Maroni ha presentato martedì scorso la sua squadra durante un’affollata e confusa celebrazione dell’undicesimo anniversario dell’assassinio del giuslavorista Marco Biagi cui è stata intitolata l’ormai ex Sala dei 500 in Palazzo Lombardia. A parte la forzatura con cui il neo-presidente ha scelto di associare al suo inizio mandato la figura di Biagi, quasi a volerlo porre a suggello della sua nuova avventura politica, la gran ressa di giornalisti e foto cineoperatori ha evidenziato il grande interesse che si concentra sulla giunta che ha il compito di raccogliere l’eredità, o forse è meglio dire archiviare, 18 anni di dominio formigoniano.
Maroni, dopo l’emozione per il ricordo del suo collaboratore al Ministero del welfare, ha scelto un registro molto leggero per presentare la sua squadra di governo, evidenziando soprattutto la perfetta parità di genere (grande novità rispetto alle giunte al maschile del Celeste) e il quasi totale rinnovamento di una squadra che ha voluto definire competente e innovativa.
A ben guardare, Maroni pare però essersi calato più nel ruolo del farmacista che dello statista. Il neopresidente, cui vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro, ha infatti utilizzato un bilancino di precisione per soppesare i rappresentanti delle diverse componenti della sua articolata maggioranza. La metafora farmaceutica ci mette però sul chi vive: tanto i diversi composti di un farmaco possono essere benefici, se ben dosati, quanto possono diventare potenzialmente molto dannosi, se non letali, quando l’equilibrio viene alterato. Ci sono presenze ingombranti nella Giunta Maroni, a cominciare dal suo vice Mantovani, coordinatore regionale del Pdl che ha ricevuto il mandato di francobollare il presidente e che non pare destinato a sottovalutare questo suo compito.
Sul fronte del Pd, il primo atto ufficiale è stata l’elezione di Alessandro Alfieri a capogruppo. Al suo secondo mandato, Alfieri è stato eletto nella circoscrizione di Varese e ricopre il ruolo di vicesegretario regionale del partito. Non si è neppure dovuti ricorrere al voto, perché il consenso su Alfieri è stato espresso in maniera unanime. A proposito di PD, un sentito ringraziamento va al capogruppo uscente Luca Gaffuri che ha guidato il gruppo in un periodo non facile per l’istituzione regionale e ha garantito grande unità e rigore nella riuscita opposizione a Formigoni.
Avremmo voluto iniziare questa X legislatura in altre condizioni, guidando la Lombardia a una netta svolta dopo il quasi ventennio formigoniano. Gli elettori hanno scelto altrimenti e questo, al di là dell’inevitabile rammarico, non influenzerà il nostro impegno e la nostra dedizione nel tener fede al mandato ricevuto. Ci conforta anche la scelta di Umberto Ambrosoli di rimanere alla guida dell’opposizione di centrosinistra in Consiglio. A lui va tutta la gratitudine possibile per la generosità con cui ha vissuto la corsa verso la presidenza della regione, un’avventura che poteva sicuramente finire in altro modo, ma che ha risvegliato tante forze positive sul territorio regionale. Da qui ripartiamo con entusiasmo per una legislatura che non sarà facile, ma che può consolidare il rapporto del centrosinistra con la Lombardia. Lega e Pdl hanno perso quasi la metà dei loro consensi, il Movimento 5 Stelle ha portato ben nove consiglieri al Pirellone, il Pd è il primo partito della regione e la Lista Ambrosoli può contare su 5 consiglieri. Da qui si riparte.

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