Burocrazia e rispetto delle istituzioni

13 marzo 2013 di fabio pizzul

Rilancio un breve resoconto del “primo giorno di scuola” di una deputata eletta nel collegio Lombardia 1 per il PD: Simona Malpezzi. A lei e a tutti gli altri deputati un caloroso augurio di buon lavoro (ne hanno bisogno, ma ne ha bisogno soprettutto l’Italia).Il blog dell’on. Malpezzi
Colgo l’occasione per fare un paio di riflessioni.
Mentre i deputati PD e 5 Stelle stavano pazientemente in fila per sbrigare le pratiche formali di insediamento, i parlamentari PDL stavano sulle scale del Palazzo di Giustizia di Milano. Alcuni provavano ad entrare nel palazzo per rappresentare i cittadini, altri per difendere un cittadino, evidentemente più uguale degli altri. Due modi diversi di provare ad entrare in un palazzo pubblico. La differenza dovrebbe far riflettere.
Seconda considerazione. I parlamentari hanno di fatto già iniziato il loro mandato, noi consiglieri regionali stiamo ancora aspettando la notifica di avvenuta elezione. Lo stesso presidente Maroni non è ancora stato proclamato. Capisco la necessità di espletare tutte le procedure formali, ma mi pare davvero che qui si stia esagerando. Staranno meno i cardinali ad eleggere il Papa che i funzionari a proclamare un presidente e 79 consiglieri che, peraltro, sono già stati eletti. Mi pare proprio il trionfo della burocrazia.
Una bella regolatina anche su questo fronte non guasterebbe.

Lunedí ore 9: un nutrito gruppo di neo-eletti alla Camera nel collegio di Lombardia 1 si dá appuntamento in Stazione centrale. Destinazione Roma, Camera dei deputati. Ci muoviamo in truppa, sicuramente tutti emozionati perché sappiamo che andremo a varcare il portone di un palazzo verso il quale NOI nutriamo un profondo rispetto, per quello che rappresenta, per il profondo significato che ha, perché sappiamo che é il tempio della democrazia. Emozione che si trasforma, almeno in me, in panico, quando, persino da lontano, scorgiamo una folla di giornalisti che dobbiamo necessariamente sfondare per poter entrare. Ci organizziamo rapidamente. Mandiamo avanti uno di noi dalla stazza possente. Loro ci circondano, ci avvolgono. Ma non appena scoprono che siamo del Pd si allontanano. Perché a loro non importa se siamo tutti neo-deputati, se la media della nostra etá non arriva a 40anni, se siamo laureati, se il gruppo ha una forte presenza femminile, se abbiamo esperienza in amministrazione. Non siamo grillini. E quindi anche se nuovi, giovani, pieni di quote rosa e magari pure in grado di rispondere alle domande, non interessiamo. E´la stampa, bellezza!. meglio cosí. Riusciamo ad entrare. Dobbiamo sbrigare tutte le formalitá per la Camera. Ecco, uno quando pensa di dover sbrigare delle formalitá di carattere burocratico mette in conto di doverci spendere un po´di tempo. Diciamo che forse noi, presi dall´ansia di fare tutto e bene e affetti da un sano senso di diligenza e anche di perfezionismo abbiamo ritenuto opportuno presentarci tutti il primo giorno.insieme a quasi tutti gli esponenti del movimento 5 stelle. Li contiamo? 330 noi, un centinaio loro: eccoci tutti ad affollare i corridoi della Camera, diligentemente separati in tre file equivalenti alle tre diverse pratiche burocratiche da dover sbrigare. E cioé: 1) foto per il tesserino; 2) raccolta dati personali; 3) firma digitale. Risultato: una media di 3 ore e mezza per terminare le operazioni. Intanto in fila si fa conoscenza, ci si confonde con quelli del movimento che si vestono come noi perché noi siamo vestiti come loro, che parlano come noi perché noi parliamo come loro, che sono nuovi come noi perché noi siamo nuovi come loro. Ci guardano un po´stupiti: tanti del pd tutti insieme non li avevano mai visti. Scoprono che raccontiamo anche barzellette, che scambiamo informazioni anche con loro, che non siamo morti che parlano. Sará un inizio? Tra noi intanto il sentimento é comune: imbarazzati dalla presenza costante dei commessi che sono pronti ad aiutarti in ogni momento, con la sguardo pronto a catturare e fotografare ogni dettaglio, ci sentiamo sulle spalle il peso della responsabilitá di far sí che si possa lavorare. E´lí dentro che si puó fare il bene del nostro Paese. E`lí dentro che é stato costruito il nostro Paese. Ed é lí dentro che il nostro Paese é stato portato sull´orlo del baratro. Il peso aumenta: la nostra puó essere la legislatura di chi risolleva l´italia. Ma puó anche essere la legislatura piú breve della storia repubblicana. Se ne esce piegati ma con la grinta di volerci provare.

E mentre noi ci sentiamo fieri e orgogliosi con il nostro tesserino in mano che pesa quanto la responsabilitá di governare questo Paese, giunge la notizia che i deputati del PDL hanno marciato sul Palazzo di Giustizia di Milano. Restiamo attoniti. L´atto é grave, vergognoso, pericoloso, intimidatorio. ANTIDEMOCRATICO. Soprattutto perché compiuto da chi la democrazia la dovrebbe tutelare e invece usa la propria carica per proteggere un indifendibile signore e padrone del feudo. Dante li avrebbe messi tutti tra i traditori della Patria. Perché, e io ci credo, la giustizia esiste. E vale per tutti.

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