Un’idea per non morire di PIL

12 marzo 2013 di fabio pizzul

L’Istat ha presentato ieri il primo rapporto BES sul Benessere equo e sostenibile. In collaborazione con il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e lavoro), l’ente di statistica ha tentato di individuare criteri di giudizio sullo sviluppo di un Paese che vadano al di là del PIL (il prodotto interno lordo).
Ne è nata una fotografia interessante di un’Italia giudicata sulla base dei suoi risultati nell’ambito della salute, della formazione, delle relazioni sociali, del benessere soggettivo e dell’ambiente.
E ne potrebbe nascere un’idea per valutare la politica senza dover sempre mettersi dalla parte di chi ha come unico obiettivo l’utile e il profitto.
Qui la sintesi del rapporto BES

Tra i dati più impressionanti e, ahimè non nuovi, emerge un netto calo della fiducia negli altri che, accompagnato dal carico sempre più forte sulle reti familiari e informali, rischia di favorire il consolidamento di un individualismo che non aiuta a superare gli ostacoli della crisi.
La politica e le istituzioni escono malconce dal rapporto BES, visto che la sfiducia nel Parlamento e nei partiti raggiunge quote elevate e si accompagna a un crescente sospetto anche nei confronti della magistratura. Le uniche istituzioni che conquistano ancora un po’ di fiducia da parte dei cittadini sono i Vigili del fuoco e le Forze dell’ordine.
Su questo permettetemi un pensiero a voce alta: certo che non è facile fidarsi di uno Stato che ha accumulato più di 150 miliardi di debiti nei confronti delle imprese e che pretende invece immediata e salata soddisfazione delle scadenze fiscali più disparate…
Nonostante tutto, gli italiani tracciano un bilancio positivo della propria esistenza, anche se la soddisfazione per la propria situazione economica registra un netto peggioramento.
Sul fronte della formazione, nonostante i miglioramenti registrati nell’ultimo decennio, l’Italia non riesce ancora ad offrire a tutti i giovani la, possibilità di un’educazione adeguata, mentre il livello di istruzione e competenze che i giovani riescono a raggiungere dipende ancora troppo strettamente dall’estrazione sociale, dal contesto socio-economico e dal territorio di appartenenza.
Sulla salute, si conferma l’aumento della speranza di vita, ma se si vive sempre più a lungo aumentano anche le diseguaglianze sociali.
Tanti dati interessanti, anche se non nuovi per chi osserva attentamente o vive direttamente i fenomeni sociali in tempo di crisi, ma la parte più interessante del rapporto è quella in cui gli autori auspicano che il BES diventi una sorta di “Costituzione statistica”, ovvero “un riferimento costante e condiviso dalla società italiana in grado di segnare la direzione del progresso che essa vorrebbe realizzare”. L’ipotesi concreta è che ogni nuova legge o provvedimento amministrativo possa essere valutato sulla base degli indicatori del BES, per capire quale impatto sociale ha concretamente sulla vita e sul benessere dei cittadini. Non sarà facile dare immediata ed ufficiale applicazione a un meccanismo del genere, ma mi permetto di avanzare un’ipotesi: potremmo come opposizione in Lombardia sottoporre alla prova del BES i provvedimenti della nuova Giunta Maroni e le leggi votate in Consiglio. Sarebbe anche questo un bel modo per uscire dal Palazzo e mettersi dalla parte dei cittadini, anche solo attraverso dei numeri. Che spesso però dicono più di tante parole.

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