Matrimonio: fuori moda o sotto attacco?

10 marzo 2013 di fabio pizzul

In un articolo pubblicato sulla prima pagina del “Corriere della Sera” oggi in edicola, Antonio Polito riflette sulle motivazioni del vistoso calo dei matrimoni nel nostro Paese. Il matrimonio, scrive Polito, non va più di moda perché è sempre più forte la concorrenza di altre forme di convivenza. Da qui si potrebbe partire a ragionare riguardo gli attacchi che il matrimonio subirebbe dall’istituzione di nuove forme di riconoscimento giuridico delle convivenze, dal registro delle coppie di fatto ad altre forme di tutela.
Il ragionamento di Polito prosegue, però, virando verso motivazioni di carattere economico, ben più prosaiche ma più concrete rispetto a ogni discorso ideale. Lo stesso titolo scelto per la prima pagina del “Corriere” ha del provocatorio: Quelle leggi antimatrimonio.

E non si tratta, si badi bene, delle leggi che riconoscono le altre unioni. Ciò che non rende conveniente sposarsi è, secondo Polito, la rigidità dell’istituto che finisce per trasformarsi in una penalizzazione economica di chi sceglie di convolare a giuste (ma non convenienti) nozze.
Polito elenca vari esempi per motivare le sue affermazioni, ma mi pare trascuri un aspetto che in Italia rischia di diventare determinante: quello fiscale.
Chi mette su famiglia rischia, nel nostro Paese, di trovarsi penalizzato da un’imposizione fiscale che, nonostante promesse e buone intenzioni, continua a gravare con pesantezza sulle famiglie. Il sistema degli assegni familiari ormai non regge più e suona, anzi, molto spesso come una vera e propria beffa in busta paga.
Si tratta di incrociare i carichi familiari con la situazione reddituale del nucleo familiare per coniugare equità e promozione del ruolo sociale della famiglia. I vari esperimenti fatti fin qui, soprattutto a livello locale, non hanno sortito gli effetti sperati, ma sono comunque segnali e idee su cui lavorare.
Per essere ancora più esplicito, vorrei citare almeno un paio di casi aggiuntivi in cui non avere famiglia o, addirittura, separarsi può diventare più conveniente.
Il primo è relativo alla casa. Per evitare pesanti imposizioni IMU sulla seconda casa, può diventare più conveniente separarsi formalmente tra marito e moglie così da risultare entrambi intestatari di prima casa, pur continuando a vivere, a insaputa del fisco, more uxorio.
Per altri aspetti anche i servizi all’infanzia tendono a privilegiare le mamme single per tariffe e graduatorie di accesso.
E’ così che si sviluppa un nuovo fenomeno che è la separazione di convenienza. Segni dei tempi. Fino a qualche decennio fa si parlava di matrimonio di convenienza, ora dell’esatto contrario.
Morale della favola: è sacrosanto difendere il valore del matrimonio, ma è anche urgente difendere la convenienza dello sposarsi. Non lo si farà certo con l’istituzione di nuove forme di convivenza equiparate al matrimonio stesso, quanto piuttosto con una maggiore attenzione alla dimensione economica del matrimonio.
Per frenare il calo delle nozze, scrive Polito, servono norme più flessibili, ma serve anche grande realismo nel non trasformare ogni discussione sul matrimonio o sulle altre forme di convivenza in una solenne preparazione alle crociate. Il dibattito è aperto.

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