Ancora sul voto: “Il futuro entra in noi prima che accada”

28 febbraio 2013 di fabio pizzul

Proseguiamo il dibattito e le analisi dopo il traumatico voto nazionale e lombardo del 24 e 25 febbraio.
Rilancio volentieri (e spero non ne abbia a male) la riflessione di Silvio Mengotto che tenta di analizzare le correnti profonde che hanno portato gli elettori a non scegliere con convincione il centro sinistra.
I giudizi di Mengotto sono taglienti e, magari, per alcuni di voi non del tutto condivisibili, mi paiono però un bel contributo alla necessaria riflessione. E di questo lo ringrazio.

«Il futuro entra in noi prima che accada»
Il poeta Rainer Maria Rilke dice «il futuro entra in noi prima che accada», una verità di straordinaria attualità che ho visto nei risultati elettorali del 25 febbraio. Sotto l’influsso di un’anestesia sociale forse il nostro pensiero si è fermato nell’ illusione delle nostre convinzioni scambiate per la realtà.
I numeri impietosi fotografano una realtà societale profondamente cambiata e mutata da tempo. Concordo con Pasolini: «stiamo vivendo un mutamento antropologico». E’ importante accorgerci il più velocemente possibile!
La risicatissima vittoria del PD nel Paese è senza festa e senza brindisi! Siamo primi ma lontani dal cogliere, intuire, i cambiamenti e mutamenti reali che ci sorpassano da anni. Litigare non serve, non avrebbe senso e sarebbe una fuga dal vedere la realtà brutta o bella che sia. Silvio Berlusconi recupera solo se stesso, lo si capisce dal suo sorriso, non il suo partito dimezzato e disperso in piccoli gruppi anche di estrema destra. Il risultato complessivo dice che non c’è più un il Centro Destra, ma solo la Destra. Lo stesso Centro, o ciò che rimane, si è concentrato nella lista di Monti che al palo del 10% non sorride più. Bocciati Di Pietro, Fini e Ingroia mentre Casini si accorge, nonostante la sua lunga esperienza politica, di aver parlato a se stesso senza ascoltare il vento del cambiamento. Presente al Senato anche lui non sorride. Grazie al patto reciproco con Berlusconi La Lega perde molti consensi soprattutto in Veneto, mentre vince Maroni e il suo movimento con il progetto di formare una macro-regione al Nord scalfito dalla vittoria del centro sinistra in Piemonte. Ciò che non dicono i commentatori Maroni ha utilizzato la tornata elettorale per fare piazza pulita all’interno della Lega che perde molti voti dell’elettorato leghista legato alla vecchia guardia di Bossi che ha votato Grillo o altro. Chi festeggia è la valanga di Grillo il quale con il suo movimento tracima il tempio della politica che, nell’ultimo ventennio, si è allontanata paurosamente dal popolo e dalla realtà, oggi ne chiedono il conto.

«Il mezzo è il fine in costruzione» ( Gandhi )
C’è stata una sottovalutazione del fenomeno Grillo che, piaccia o non piaccia, ha saputo raccogliere trasversalmente la rabbia e il profondo malessere di milioni di cittadini di destra, di centro e, soprattutto, di sinistra, esasperati dalla politica e dai comportamenti di molti politici preoccupati di altro, non del bene comune e della realtà che vivono i giovani senza lavoro, anziani con pensioni da fame e disoccupati in cassa integrazione ai quali oltre al salario si è tolta la dignità. Durante la campagna elettorale ho parlato con donne, italiane e straniere, che senza lavoro e con figli da accudire, vivono una dignitosa disperazione. Senza romanticismo a volte piangono in solitudine. In un mercato, ho parlato con molte persone che esternavano il loro malessere, altre gridavano frasi di condanna e di rabbia contro i politici. Anche quelli erano anticipi di futuro. Non avere cambiato la legge elettorale è stato imperdonabile, un bumerang che ha colpito tutti i partiti. Gravissimo errore non aver cambiato la legge elettorale.
La vittoria di Grillo, a differenza di quella della Lega di un tempo, è uniforme in tutto il Paese e nasce molto prima di oggi dove i numeri l’hanno ratificata al Paese.
Il movimento da anni riempie e straripa nelle piazze d’Italia per ascoltare il loro leader e tiene le fila usando la rete internet. Metodo discutibile ma, a suo modo, persegue il desiderio di una democrazia diretta e vissuta in prima persona. Da anni i militanti sono anche una realtà nei consigli comunali, di zona e istituzionali. La realtà più grande conosciuta è quella del comune di Parma e la regione siciliana. Questi segnali non sono stati presi con attenzione ma, a volte, irrisi con superficialità sbagliando la lettura e l’ascolto della realtà e di un futuro «che entra in noi prima che accada».

La realtà deformata
I sondaggi hanno clamorosamente bucato perché continuano ad usare lenti deformate. Per vedere la realtà bisogna camminare di nascosto nei mercati e vedere la fila di vecchi che raccolgono rifiuti e avanzi; l’aumento di nuovi poveri, che non si identificano più con la figura del barbone ma sono anche laureati, ex dirigenti, impiegati in coda nelle mense dei poveri per un pranzo; l’esercito di giovani senza lavoro e senza futuro, che si sentono maggiormente rappresentati dall’urlo di Grillo e non da altri.
Il Movimento cinque stelle ha saputo dare visibilità trasversale all’acuto malessere di cittadini e in Parlamento ne chiederà il conto nella convergenza sui problemi, dubito con alleanze. E’ urgente aprire un confronto con la nuova realtà presente nel Paese e in Parlamento per conoscerla e per conoscersi, e tastare in concreto la possibilità di un Governo possibile. Della destra attuale si conosce bene la filosofia deformante del dire una cosa e smentirla nell’arco di poco tempo che ha costruito l’attuale inaffidabilità politica di Silvio Berlusconi in Italia e nell’Europa.
Una scheggia di futuro era entrata in anticipo anche nel PD, ma non si è colto l’attimo! Nelle primarie – una realtà che ha dato respiro alla democrazia del Paese non solo al partito- vinse Bersani e Renzi fu sconfitto, non la sua intuizione profetica del rinnovo e del nuovo aperto alle istanze emergenti in particolare verso le fasce giovanili. I dirigenti durante la campagna elettorale hanno capito che la presenza di Renzi, anche fisicamente sul palco insieme a Bersani, era diventata necessaria e importante. Con saggezza politica Renzi ha fatto campagna elettorale anche nelle regioni più strategiche per la vittoria come la Lombardia. Credo sia doveroso ringraziare Ambrosoli e Renzi altrimenti avremmo perso ulteriore consenso. Credo sia importante aprirsi con urgenza alle intuizione di Renzi sulla necessità di rinnovamento della politica e dei suoi strumenti. Grazie al particolare sistema delle primarie del PD, un risultato positivo è stata l’elezione di molte donne nel nuovo parlamento elevando la loro presenza al 30% e, da ultimo, un profondo rinnovo dei politici che insieme agli eletti nel Movimento cinque stelle rinnovano il ceto politico italiano al 70%. Anche questo è il futuro che entra nella nostra storia.

Un commento su “Ancora sul voto: “Il futuro entra in noi prima che accada”

  1. Flavio

    A 4 giorni dai risultati elettorali, Renzi, ha rilasciato delle dichiarazioni circa la situazione post-elettorale, ancora una volta mi sembra l’esponente più lucido nel suo partito.

    Replica

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