Per non dimenticare i giovani e le politiche giovanili

21 febbraio 2013 di fabio pizzul

Ho già avuto modo di sottolineare come in questa campagna elettorale siano sostanzialmente mancati i temi legati ai giovani, o meglio, le politiche destinate ai giovani. Lo stesso è accaduto, almeno negli ultimi anni, a livello di politiche regionali in Lomnbardia con una competenza sui giovani aggregata all’assessorato più martoriato dai tagli orizzontali, quello allo sport.
A questo proposito, rilancio volentieri un appello firmato da varie associazioni impegnate nel mondo giovanile. Mi pare contenga sollecitazioni importanti che vanno da un reale coinvolgimento di coloro che si occupano di giovani nel momento in cui si progettano politiche a questo livello, a una trasversalità di approccio nel costruire le politiche per i giovani, a un rilancio del servizio civile nazionale (il sarei ancora più radicale e lo renderei obbligatorio per ragazzi e ragazze!), a un miglior utilizzo dei fondi europei, fino ad arrivare al sostegno all’impresa e a un riordino dei percorsi formativi agganciandoli al mondo del lavoro.
Proposte interessanti che pubblico qui di seguito più che altro come monito a me stesso: chiunque governerà la Lombardia e il Paese non può eludere questi temi.
Sono a disposizione per sollecitazioni e confronti.

LETTERA APERTA
alle forze politiche candidate alle elezioni nazionali e regionali del 2013

Siamo “reti nazionali” che collegano soggetti autonomi del privato sociale e del pubblico promuovendo la partecipazione dei giovani e il loro contributo per lo sviluppo organico e competitivo dei sistemi locali, la universalizzazione dei diritti sociali e civili, la crescita della cultura della legalità e della giustizia. Anche se abbiamo rapporti variamente istituzionalizzati con migliaia di gruppi giovanili formali e informali non rappresentiamo “i giovani”, siamo però a tutti gli effetti “portatori di interessi” e attori del dialogo strutturato promosso dall’Unione Europea. In questo processo abbiamo imparato che ogni riforma deve la sua efficacia alla spinta di cambiamento che viene “dal basso”, dai contesti in cui si accumulano capitale territoriale, capitale sociale, capitale civico, che sono il patrimonio che un Paese può spendere per crescere in benessere e coesione.

L’esperienza diretta segnala alcuni fattori cronici di debolezza strutturale del nostro Paese che da troppo tempo trascina interventi sporadici e emergenziali, senza misure strutturali e specifiche, in quanto:
? manca un quadro normativo nazionale che definisca e orienti le politiche per la gioventù
? il Fondo nazionale politiche giovanili si è esaurito e ha svolto solo in parte la sua funzione di innovazione;
? Regioni e Enti locali faticano a dare continuità a quanto avviato negli anni recenti;
? gran parte degli interventi avviati attraverso vari bandi nazionali e regionali e anche europei per le politiche giovanili non sono stati portati “a sistema”: salvo poche eccezioni si sono dispersi in iniziative isolate e in una proliferazione senza condensazione;
? non esistono “luoghi” stabili di incontro e consultazione, di analisi e proposta sulle politiche giovanili, aperti a tutte le istituzioni, alla società civile, ai portatori di interesse e tantomeno ai giovani, alle loro forme, spesso necessariamente effimere, di associazione.

Dovrebbe quindi iniziare una “nuova fase”, di stabilizzazione di interventi sostenibili, in un quadro programmatorio che dia certezze politiche, finanziarie, operative, in cui i vari attori pubblici e stakeholder siano legittimati ad essere consultati e ad intervenire.
Ci auguriamo che la “nuova fase” persegua gli obiettivi fondamentali dell’UE in materia di gioventù :
? creare per tutti i giovani, all’insegna della parità, maggiori opportunità nell’istruzione e nel mercato del lavoro;
? promuovere fra tutti i giovani la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e la solidarietà.
Finalmente si è consapevoli che la crisi del Paese è strettamente collegata con la condizione dei giovani e che per fermare veramente il declino c’è bisogno di un nuovo “patto sociale” che ridia spazio e prospettiva al ruolo dei giovani nella società. Per questo le politiche per la gioventù sono politiche del presente necessarie e determinanti per generare un rinnovato senso di fiducia, di responsabilità, di cura del bene comune.
Ci auguriamo , perciò, che le forze politiche aprano questa “nuova fase” riconoscendo due principi di fondo:
1. il criterio della sussidiarietà istituzionale e della sussidiarietà circolare nelle azioni locali e nella conseguente gestione delle risorse, sviluppandosi dal basso verso l’alto, con una partecipazione effettiva, di beneficiari e portatori di interesse, affermando il ruolo centrale dei territori nella promozione e attuazione delle politiche per la gioventù, secondo il principio bottom-up;
2. l’assunzione del principio di trasversalità delle politiche per la gioventù, in una logica interministeriale, che integri obiettivi, competenze, ambiti di azione, risorse, avendo come modello il “paragrafo gioventù” .

LE STRATEGIE

Un Piano Nazionale per i giovani italiani e lo sviluppo del Paese
Chiediamo che sia definito un Piano nazionale per i giovani italiani e lo sviluppo del Paese che abbia i caratteri della trasversalità delle politiche e delle competenze ministeriali, integrando (ed eventualmente rafforzando con ulteriori specifiche risorse) misure già presenti in vari settori della programmazione governativa attuale e futura. In questo modo riusciremo finalmente a concentrare le risorse verso le priorità nazionali definite con un processo di consultazione con gli stakeholder evitando interventi parziali, a pioggia, sempre inefficaci negli impatti, destinati a singoli soggetti (enti, organizzazioni pubbliche e private, cittadini).
Il Piano nazionale dovrebbe garantire e promuovere
? una gestione di interventi e risorse coerente e coordinata, in un quadro programmatorio , confrontato con Regioni, le autonomie locali e gli stakeholder, nel rispetto effettivo della sussidiarietà
? una funzione delle risorse come “effetto leva” rispetto ad altre risorse pubbliche e private, per favorire una logica trasversale ed integrata
? lo sviluppo di programmi multi-regionali, ora molto difficilmente realizzabili e che, invece, possono essere uno strumento utile cui affidare il compito di sviluppare azioni effettivamente sperimentali
? interventi territoriali che assumano la logica della partecipazione dei giovani come processo necessario alla programmazione e alla gestione degli interventi stessi.
? azioni di monitoraggio e valutazione, di informazione e formazione, mainstreaming, diffusione sviluppate bottom up.
Il Piano nazionale per la gioventù non dovrebbe essere pertanto un “finanziatore” di progetti, ma un supporto ai territori affinché (nei vari ambiti che possono interessare le giovani generazioni) possano dare vita a sistemi locali sostenibili, che integrino politiche, risorse, competenze facendo delle politiche giovanile una vera occasioni di trasversalità a servizio dello sviluppo locale, dell’inclusione attiva, della fruibilità concreta dei diritti di cittadinanza.

Bottom-up: città e territori per definire politiche giovanili di investimento per la crescita
Se auspichiamo che il Governo nazionali elabori un Piano Nazionale e che alle Regioni, in un quadro unitario nazionale, sia affidato il compito della programmazione triennale delle politiche per la gioventù, sottolineiamo la necessità che siano riconosciuti funzioni e ruoli che i territori hanno nel determinare il modello di ogni “sistema Paese”, anche sperimentando nuove forme di patti territoriali per la gioventù e lo sviluppo locale condotti da partnership adeguate ai modelli europei.
In questa nostra epoca le città sono il vero luogo di produzione di beni e servizi, materiali e immateriali, che determinano l’evoluzione dei legami sociali e dei valori che li alimentano. I territori e le città, e non le singole istituzioni, le singole iniziative, le singole organizzazioni, possono determinare il destino del sistema Paese.

Promozione degli “organismi attivi a livello nazionale nel settore della gioventù”
Con questa formula la Ue identifica organizzazioni portatrici di interessi e competenze che vengono perciò attivate e associate nella programmazione e nello sviluppo delle politiche per la gioventù. Accanto al Forum Nazionale Giovani, rappresentante delle associazioni giovanili nazionali, anche le aggregazioni formali che collegano soggetti diversi presenti nella maggior parte delle regioni, rappresentano risorse che potrebbero essere utilizzate per iniziative caratterizzate da forte innovatività e sperimentalità, da realizzare in senso multi-regionale.

LE PRIORITA’

Il Piano nazionale dovrebbe concentrarsi si iniziative che “aggrediscano” i fattori strutturali della crisi che pesano sulla condizione giovanile, avviando riforme di sistema e revisione della spesa pubblica, concentrandosi in investimenti che rafforzino le infrastrutture, soprattutto immateriali, del Paese in modo da fornire alle azioni diffuse sul territorio il senso forte di una corresponsabilità per l’innovazione e la promozione di ciò che aumenta la qualità della vita delle persone, la competitività del Paese e la coscienza civica dei giovani.

Indichiamo, in questo senso, alcune priorità su cui aprire un confronto:
1. Una campagna straordinaria di lotta contro la dispersione scolastica che punti ad accrescere la capacità di accoglienza e integrazione (e più in generale l’ efficacia) del sistema formativo, è un investimento utile, e compatibile con la difficile congiuntura economica per perseguire l’innalzamento della scolarizzazione media nazionale il cui effetto positivo sull’innalzamento del PIL è accertato.
2. Il rilancio del servizio civile nazionale, non solo come importante opportunità formativa per i giovani e occasione favorevole per la loro crescita personale, ma anche come contributo alla innovazione del welfare e alla sviluppo di nuove professionalità.
3. Nuove sperimentazioni di innovazione del sistema di incrocio domanda offerta di lavoro: esperienze e modelli sviluppati in alcune Regioni nell’ambito delle Politiche Giovanili o da organizzazioni come le nostre sono “nuove culture dell’orientamento e dell’inserimento e possono aiutare a innovare il sistema dei Centri per l’impiego e quello della Formazione professionale e la integrazione di entrambi con il privato e l’informale. Sono più che maturi i tempi per realizzare anche in Italia, su queste nuove basi, una sperimentazione che riprenda e adatti le migliori esperienze europee (come per esempio il francese programma CIVIS).
4. Valorizzazione e trasferimento di buone prassi di riconoscimento e certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali, che si sono allineate con le indicazioni UE riguardo l’acquisizione dello otto competenze sul mercato del lavoro, che si possono apprendere in ambito extrascolastico: comunicare in lingua madre, comunicare in una lingua straniera, competenze digitali, capacità logico-matematiche, di cittadinanza, espressive, imprenditive, imparare ad imparare.
5. Il sostegno allo sviluppo di: (a) imprenditoria giovanile nel settore dello sviluppo sostenibile, (b) sviluppo del talento creativo applicato all’impresa, (c) microimprese culturali e creative anche mediante formazioni mirata, fondi di garanzia per l’accesso al credito, programmi di assistenza e tutoraggio alle nuove imprese.
6. Green-with economy: la manutenzione del patrimonio pubblico, la tutela dell’ambiente, il risparmio energetico, la mobilità sostenibile e la diffusione di nuove tecnologie e fonti di energia possono essere il tema per investimenti che mobilitino giovani, associazioni, enti anche in prospettiva di nuova occupazione.
7. La riduzione e la razionalizzazione delle troppe tipologie di contratto di lavoro, la semplificazione del diritto del lavoro, l’introduzione di forme di tutela anche per le categorie di lavoro “flessibile” (per ridurre i rischi della precarizzazione, per tutelare e valorizzare le professionalità ad alto contenuto di conoscenza e l’autoimprenditorialità soprattutto nel settore dei servizi di terziario avanzato) costituiscono un fattore di “investimento” nelle giovani generazioni.
8. Incrementare e diffondere organizzazione e strutture per l’animazione, definita dalla UE “la metodologia del lavoro con i giovani” che costituisce una risorsa necessaria a realizzare ogni tipo di programmazione che traduca in pratica gli indirizzi europei.

CONCLUSIONE

Con spirito costruttivo, chiediamo che su queste questioni le forze politiche aprano con noi e nel Paese un confronto. Restiamo disponibili anche ad organizzare un incontro pubblico, in cui con libertà e spirito di servizio, si possano argomentare le proposte qui accennate e arricchirle nel confronto aperto.

www.politichegiovanili.it
CNCA
rete Iter
Mestieri – Welfare Italia
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3 commenti su “Per non dimenticare i giovani e le politiche giovanili

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