Lombardia: la sfida del futuro (contro l’incubo del passato)

15 febbraio 2013 di fabio pizzul

Riporto in questo post un breve documento presentato ieri dalle ACLI della Lombardia durante un incontro cui hanno partecipato anche il presidente di Confcooperative Ottolini e il segretario regionale della CISL Petteni, a testimonianza della sintonia di lettura e proposta delle tre organizzazioni lombarde del “sociale”.
Per una nuova LombardiaIl documento non fa giri di parole e propone una Lombardia fortemente agganciata all’Europa, sobria e seria, attenta alle fragilità e alle debolezze e attenta alla partecipazione. Mi paiono indicazioni preziose che provo a rilanciare riassumendo qui di seguito i contenuti essenziali del mio intervento all’incontro di ieri.

E’ prima di tutto una consolazione constatare, per chi come me è stato negli scorsi anni nel “palazzo” e potrebbe anche tornarci per la prossima legislatura, sapere che ci sono persone e realtà associate che guardano con stima, interesse e volontà critica (nel senso nobile del termine) alle istituzioni. In tempi di diffusa e spesso superficiale anti-politica poter contare su interlocutori che hanno la voglia di approfondire, di dialogare e di partecipare è una bella notizia.
Mi pare anche molto significativo il fatto che ci sia la voglia di fare la fatica di pensare al futuro della nostra regione. Il troppo lungo governo Formigoni ha smarrito per strada questa tensione progettuale: dopo l’innovazione dei primi anni, con il consolidarsi del rapporto di potere con la Lega, l’amministrazione di centro destra è scivolata verso un manierismo ripetitivo e inevitabilmente sempre più opaco che ha finito per portare con sé ombre e comportamenti non coerenti con la costruzione e la tutela del bene comune. Chi ha governato la Lombardia da troppi anni non ha più pensato al futuro, si è limitato a gestire il presente e a consumare le risorse dei lombardi. La stessa ostentata e strenua volontà di trattenere le risorse, di conservare fette di potere, di chiudersi nella propria dimensione territoriale non è che una conferma di questo deficit culturale e progettuale che diventa anche un evidente freno per l’economia e la società lombarda.
Dobbiamo allora slegare le forze buone della nostra regione per tornare a creare valore. Un valore che non è solo economico, ma è relazionale, sociale e culturale. Per far questo bisogna però andare oltre lo strisciante individualismo che ha caratterizzato (e non solo in Lombardia) il ventennio che ci lasciamo alle spalle. La crisi è sì finanziaria ed economica, ma affonda le sue radici in una logica (o forse è meglio dire “illogica”) del consumo e dell’appiattimento sul presente. Quello che ci è rimasto è una Lombardia affaticata e incapace di guardare con fiducia e speranza al futuro.
L’Europa diventa allora un riferimento ineliminabile, da un lato perché è da lì che arriveranno le risorse economiche per i prossimi anni, dall’altro perché ci aiuta a ragionare in termini aperti e relazionali, al di là di chiusure e conservazioni che rischierebbero di condannare la Lombardia a un definitivo e, per la verità, già iniziato declino.
Permettetemi un’ultima notazione sull’eccellenza lombarda. In questi anni è stata declinata in termini centralistici e personalistici: l’eccellenza della nostra regione finiva per coincidere con l’esaltazione centralistica e piramidale del ruolo di chi la guidava e la già citata deriva individualistica ha finito per disegnare una regione in cui, in nome della libera scelta, della sussidiarietà e del mercato, viveva bene chi aveva risorse per farlo. A me piacerebbe poter rileggere l’eccellenza lombarda misurandola sulla capacità di includere le fragilità e le fatiche dei più deboli: un’istituzione regionale eccellente ed efficiente non abbandona nessuno, cammina con il passo del più debole e mette al centro delle proprie politiche la necessità di favorire integrazione e coesione. Così si genera valore e futuro.
Un sogno? Forse, ma è proprio a partire dai sogni che si può costruire fiducia e speranza.
E poi, consentitemi un’ultima battuta: tra l’ingenuità di un sogno e l’incubo di una nuova amministrazione impegnata unicamente a difendere l’esistente e a conservare le logiche di potere costruite in questi anni, preferisco sognare. Che è poi la differenza tra la voglia di tenersi il 75% delle tasse e la capacità di rimettere in gioco le tante forze buone della Lombardia per un progetto che crei valore e non si limiti a difendere affannosamente una (presunta) ricchezza che stiamo drammaticamente consumando giorno per giorno.

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