Lo spettacolo come risorsa di sviluppo

14 febbraio 2013 di fabio pizzul

Il mondo dello spettacolo è spesso considerato come un pianeta a sè, intercettato dalla politica solo se torna utile per un po’ di visibilità e pubblicità. In realtà, al di là dei grandi nomi, è popolato da tante figure professionali che spesso faticano a trovare stabilità e risorse adeguate per esprimere la propria creatività o anche solo per sostenersi economicamente.
In tempi di crisi lo spettacolo, alla stregua della cultura, è considerato un lusso, ma può essere un ambito strategico per creare le condizioni per un nuovo sviluppo economico e territoriale. La regione ha competenze significative che fin qui non ha espresso fino in fondo. Provo a lanciare qualche idea.

Il settore dello spettacolo ha bisogno anzitutto di stabilità. Ci sono tanti giovani artisti che hanno l’incubo del tempo: non sanno se le produzioni e i progetti in cui sono coinvolti potranno durare più di pochi mesi. Gli stessi imprenditori dello spettacolo devono fare i conti con enti locali che non hanno uno sguardo capace di andare al di là dell’anno solare. Come è possibile programmare e investire in queste condizioni? La regione potrebbe creare le condizioni per una maggiore stabilità del settore attuando politiche di più lunga durata.

C’è poi il tema dei luoghi dello spettacolo. Molto si è fatto per la digitalizzazione delle sale cinematografiche, molto si dovrebbe fare per il mantenimento della qualità delle sale teatrali e dei luoghi in cui proporre musica. Spesso si fatica ad inserire le strutture esistenti nei grandi circuiti internazionali anche per l’eccessivo proliferare di burocrazia e costi aggiuntivi dal punto di vista amministrativo (anche il fattore tempo è importante in quest’ottica).

Milano e la Lombardia hanno poi il problema di mettere a sistema la già ricca produzione di spettacolo che esiste in regione. Le eccellenze sono importanti, ma devono creare un valore diffuso e non rimanere isolate. Pensate al brand Scala: spesso trovare biglietti per il massimo teatro lirico mondiale è un’impresa (anche dal punto di vista economico) e allora perché non creare un’offerta aggiuntiva e a più bassa soglia di accesso che possa sfruttare il marchio Scala? l’esperienza degli Arcimboldi nel periodo di ristrutturazione della sede ufficiale non aveva dato cattivi segnali. Tutto però è rimasto poi fermo all’epoca. Non mancano anche interessanti festival sparsi per il territorio, ma faticano a diventare parte di un sistema che crei attrattività turistica e valore aggiunto economico (si pensi anche alla liuteria cremonese).

Un altro fronte riguarda la possibilità di entrare nei grandi circuiti dello spettacolo internazionale. A parte i grandi tour delle star della musica, che faticano comunque a trovare luoghi adeguati dove esibirsi, per il resto Milano e la Lombardia fanno molta fatica a diventare un riferimento per le grandi produzioni europee e mondiali. L’iniziativa privata e il rischio imprenditoriale sono il presupposto da cui partire, ma anche la dimensione istituzionale potrebbe giocare un ruolo importante, se non altro nell’ottica di fare squadra, coinvolgere possibili partner economici e creare una visibilità adeguata a progetti ed eventi. Più che promuovere l’immagine della regione e del suo presidente, la Lombardia dovrebbe pensare a promuovere le inziative del proprio territorio.

Meritano un ultimo cenno anche le tante iniziative formative nell’ambito dello spettacolo, cito anche qui solo due eccellenze assolute come la Scala e il Piccolo di Milano. Anche in qesto caso, l’impressione è che ci si sia affidati negli ultimi anni più alla passione di chi le frequente e le anima che alla possibilità di sostenerle inserendole in un circuito formativo internazionale che potrebbero tranquillamente sostenere e che sicuramente meritano.

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