Buon Natale!

25 dicembre 2012 di fabio pizzul

Ho scelto di passare qualche ora di questa vigilia di Natale in due carceri milanesi.
A Opera, casa di reclusione di massima sicurezza, ho portato il mio augurio di Natale agli agenti di polizia penitenziaria e ho avuto modo di toccare con mano l’umanità semplice ed essenziale che si respira in carcere.
A San Vittore ho partecipato alla celebrazione natalizia presieduta dal cardinal Scola, un’occasione per chinarsi sulle sofferenze di chi si trova privo della libertà e deve sopportare condizioni difficilmente definibili umane.

Natale in carcere è un momento di festa, ma anche di grande tristezza, eppure proprio da lì può nascere una speranza, la speranza di cambiare, tornare a una vita capace di guardare agli altri con fiducia e di ricominciare dopo un errore.
Sia questo l’augurio per Natale: affidiamoci alla novità di Gesù che viene e non abbiamo paura di aprirci agli altri. Anche nella sofferenza e nella prova è possibile sperimentare la gioia se abbiamo il coraggio di non arrenderci all’abitudine di piangerci addosso e riconosciamo in chi ci sta accanto un fratello con cui camminare e condividere un pezzo della nostra vita.

A Opera Natale significa anche scoprire che un detenuto si fa recapitare cinque chili di pesce (esaurendo il peso dei pacchi mensili a sua disposizione) per cucinare un “cenone” di Natale per i suoi compagni delle celle vicine. Un cenone che ha dovuto iniziare alle 18 in punto perché alle 20 le celle si sono chiuse, come accade tutte le sere, fino alle 9 della mattina successiva. La nostalgia della famiglia e della vita libera si vince anche così, condividendo quello che si può avere per sè con i compagni di un’avventura che può e deve trasformarsi in un’occasione di umanità e riscatto.

A San Vittore l’arrivo dell’Arcivescovo è un’occasione per far emergere i problemi e le fatiche del carcere. Il cardinal Scola ha ricordato come sia intollerabile che il Parlamento abbia tolto i residui finanziamenti per il lavoro in carcere senza che l’opinione pubblica se ne scandalizzi. Nella prossima campagna elettorale, ha affermato l’Arcivescovo, dovrà essere chiaro quale idee abbiano per il carcere i vari partiti e candidati. E’ una questione di civiltà: l’attenzione ai luoghi della sofferenza, come le carceri e gli ospedali, è urgente e determinante per portare il Paese fuori dalla crisi.
Il cardinal Scola ha voluto poi tornare sulla drammatica vicenda dell’ormai ex cappellano di san Vittore, don Alberto, rinchiuso nel carcere di Bollate con l’accusa di molestie sessuali su alcuni detenuti.
L’Arcivescovo ha detto ai detenuti che per lui è un grande dolore aver dovuto prendere atto della sofferenza causata e ora patita da un sacerdote della sua diocesi. Ha avuto poi parole di grande umanità facendo riferimento a una preghiera dell’avvento ambrosiano nella quale si sottolinea come alla punizione il Signore preferisca il perdono. Ha poi ribadito come sulla vicenda di don Alberto sia necessario attendere la verità sui fatti e sulle colpe, ma non va dimenticato tutto il bene lasciato da don Alberto nel luogo di pena e dolore dove ha operato per anni. Anche il male riconosciuto può essere circondato da ogni parte dal bene.
La pena, in quest’ottica, deve essere medicinale e non vendicativa e perseguire questo obiettivo è un dovere per le istituzioni.
Il perdono non può essere a buon mercato e deve essere chiesto per tutti nell’attesa della verità piena.
Il discorso si è poi allargato nella considerazione che ciascuno è chiamato a riconoscere le proprie colpe e le sue responsabilità nella vita: questo atteggiamento ci cambia, aiuta colui che ha sbagliato e ci rende uomini di pace, cristiani autentici e cittadini migliori.
Il cardinale ha infine invitato tutti i presenti a pregare per don Alberto, perché lui per primo, dalla sua cella, sta pregando per tutti i suoi compagni detenuti e per chi lavora in carcere.

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