Milano secondo il Poli: tra città-regione e macro-regione

8 dicembre 2012 di fabio pizzul

Il Politecnico di Milano ha inaugurato ieri il suo 150° anno accademico. Il sito delle celebrazioni. Una cerimonia sobria, in perfetto stile ingegneristico, ma densa di tante suggestioni che pongono a Milano stimoli inportanti per il prossimo futuro. Il Corriere della sera con un breve e incisivo commento di Ugo Savoia concentra la sua attenzione su un tema molto attuale quello della macroregione. Il commento del Corsera: Una macroregione di arte e scienza, il sogno del Politecnico. La Lega esulterà, ma tra quanto si è sentito ieri al Politecnico e le proposte padane c’è di mezzo una diversa concezione del futuro di Milano e della Lombardia.
Tra i tanti spunti interessanti, dall’invito al coinvolgimento in prima persona giunto dal presidente del Consiglio degli studenti Cottini allo stimolo a coinugare etica e tecnologia giunto dal rettore dell’università dell’ONU Konrad Osterwalder, dall’affascinante storia di innovazione del Politecnico tracciata direttore generale Dargone alla straordinaria esperienza milanese di Leonardo tra scienza e arte evocata dal professor Marani, il cuore dell’inaugurazione è stato l’intervento del magnifico rettore Giovanni Azzone che ha tracciato i compiti e le sfide del Politecnico e di Milano.
Il rettore ha rivendicato il ruolo di Milano, oltre ogni retorica della crisi e del declino.
La metropoli ambrosiana, secondo Azzone, è un ecosistema con un’identità molto precisa, fatta di innovazione, responsabilitá sociale e grande attenzione per la dimensione produttiva. Milano deve confermare la sua secolare tradizione di città di mezzo, riempiendo di creatività e innovazione lo spazio di mezzo tra cultura e impresa.
Nello scenario globale stanno assumento un ruolo sempre più decisivo le grandi metropoli regionali, basti pensare a Shangay o Pechino in Cina, ma anche Milano può recitare un ruolo in questo contesto, muovendosi in funzione aggregativa di una megaregione che va da Torino a Trieste. Una città regione che vive di flussi economico sociali e di compiuti collegamenti con l’Europa e con il mondo, una città che coniuga ricerca, innovazione e produzione e che mette a sistema le straordinarie capacità produttive di cui i diversi territori sono ricchi.
In questo contesto, secondo il professor Azzone, l’azione individuale non basta piú, serve una riflessione ampia e una rinnovata capacità di governance di tutti soggetti politici, culturali e imprenditoriali. Solo così si sconfiggerà la retorica del declino e si andrà oltre lo spazio chiuso di chi rivendica o immagina una macroregione che tenga per sè tasse e presunte ricchezze e si chiuda di fronte all’Italia e all’Europa.
La macroregione Milanese è allora quanto di più lontano possa esserci dall’asse tra le regioni a trazione leghista sognata da Maroni: il nord immaginato da Azzone è un luogo di culture e saperi, di tecnologia e creatività artistica, in grado di attirare investimenti e talenti dall’intero pianeta. E il pensiero va a luoghi unici come Venezia, a patrimoni come la liuteria cremonese, a laboratori di innovazione biomedica come il San Raffaele o l’Istituto dei Tumori, a ecosistemi eccezionali come il parco del Ticino, a gemme di qualità agricola come la Franciacorta, le Langhe o il Collio… E l’elenco potrebbe essere lunghissimo.
Si tratta di mettere a sistema tutto questo, di creare le infrastrutture di collegamento (non tanto e non solo asfalto, ma piuttosto conoscenza e informazione), di strutturare la pubblica amministrazione come elemento di facilitazione e di promozione.
Dalla crisi si esce con un di più di creatività, immaginazione e innovazione.
Ieri al Politecnico se ne è respirato un assaggio.
Compito della nuova regione, al di là di ogni particolarismo, è far sì che questa aria diventi contagiosa e si diffonda in tutta Milano, intesa come città capace di abbracciare e trainare l’intero eco-sistema del Nord.

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