Discutibili scappatoie sulla certificazione energetica

24 novembre 2012 di fabio pizzul

Lo scorso 21 novembre la Giunta regionale ha approvato una delibera sulla certificazione energetica degli edifici. Come sapete quest’ultima è ormai uno strumento prezioso per poter valutare le prestazioni energetiche di un edificio: edifici in classe energetica alta hanno un buon mercato, quelli in classe bassa o senza classe faticano a trovare acquirenti. Anche perchè abitare in una casa con una buona classe energetica significa poter contare su significativi risparmi di gestione e diminuire di molto il proprio impatto ambientale.
Ci si poteva aspettare che la delibera di Giunta proseguisse su questa strada virtuosa che la Lombardia si vanta da anni di avere intrapreso e invece… Ho chiesto a un’amica consulente energetico ed esperto di Casa clima un parere che vi sintetizzo qui di seguito.
Con un cattivissimo pensiero finale.

La delibera rischia di indebolire in maniera manifesta la garanzia della qualifica del certificatore energetico e quindi della serietà e della veridicità delle certificazioni sullo stato energetico dell’edificio.
Il primo requisito fondamentale per gli utenti e per il bene pubblico è che i certificatori siano soggetti terzi nei confronti dei proprietari, degli imprenditori e in particolare del “pubblico”. Il controllo deve essere fatto da un ente terzo, esente da intromissioni, da manipolazioni. Purtroppo è noto come almeno l’80% delle certificazioni attualmente prodotte non siano “vere”, cioè non corrispondano al dato reale energetico dell’edificio. Nel resto d’Europa e  in alcune zone d’Italia come Trento-Bolzano e Trieste (e da poco anche Toscana) esistono per legge enti certificatori che inviano certificatori preparati, con formazione adeguata e, soprattutto, estranei o non legati all’oggetto da certificare.
Il processo di certificazione è una cosa seria perchè richiede conoscenza tecnica, fisica ed edile, sopralluoghi continui, relazione e audit periodici fino al rilascio del certificato. Negli ultimi tempi chiunque si è inventato certificatore (spesso con corsi on line) e la certificazione avviene a tavolino (costi molto bassi). Questo porta con sè un abbassamento della qualità e della professionalità della figura del certificatore con il rischio di falsi giudizi energetici sull’edificio e di mancati controlli.
Una buona pratica come la certificazione energetica rischia insomma di diventare l’ennesima “bufala” italiana.
L’approssimazione che ho descritto permette di rimettere sul mercato un parco immobiliare scadente che può passare senza troppi problemi di classificazione in classificazione.

Con questa delibera regionale si rischia di perdere il controllo della qualità e di rendere inutile o quasi la certificazione.
La delibera esclude molti edifici dalla necessità di avere una certificazione energetica grazie a una semplice autocertificazione.
L’attestato potrebbe forse essere evitato là dove effettivamente non vi siano le possibilità per redigerlo (edifici vecchi o privi di ogni elemento) ma per questo esiste già una “buona pratica” che i notai adottano chiedendo al certificatore  (e non al proprietario) una dichiarazione ad hoc. Una pratica di autocertificazione generalizzata come quella proposta rischia di trasformarsi in una sorta di grande sanatoria.

La delibera interviene anche sul profilo formativo del certificatore. Anche questo aspetto è delicato: la formazione deve essere comprovata, attestata e permanente, in particolare da ente accreditati, secondo protocolli e soprattutto verificata. Il certificatore deve provenire da un ente terzo che lo invia e non scelto dal cliente o peggio dall’impresa che edifica.

La possibilità che a certificare edifici pubblici e privati in un determinato comune siano dipendenti comunali abilitati pare invece un passo indietro rispetto alle politiche di controllo generale di cui oggi abbiamo bisogno. Un ente che si autocertifica… Lo stato che si autocontrolla… Non ci sarà più la possibilità di verificare la virtuosità energetica dei beni pubblici. Come può un funzionario o un dipendente essere davvero libero e autonomo nell’esercizio? E’ vero che in questo modo si possono probabilmente alleggerire i bilanci dei comuni, ma a che prezzo?

Altri aspetti della delibera sono condivisibili, come il Catasto energetico degli edifici tenuto su base regionale.

Ho attinto a piene mani al parere offertomi dal certificatore energetico che citavo all’inizio e che ringrazio. Al di là di alcuni aspetti forse un po’ troppo tecnici, mi pare però importante sottolineare come in nome di una presunta semplificazione si rischi di fare più di un passo indietro sulla certificazione energetica, uno strumento fondamentale per avere un patrimonio edilizio all’altezza delle sfide economiche ed ambientali che ci attendono.
E sì che la Giunta in questo periodo dovrebbe occuparsi solo di ordinaria amministrazione.

Chiudo con un pensiero cattivissimo, di cui chiedo perdono.
Non è che questa nuova normativa consenta anche alla regione di avere certificazioni adeguate (e magari compiacenti) su palazzi di proprietà regionale? Magari non proprio Palazzo Lombardia, ma qualcosa d’altro forse…

La delibera numero 4416 del 21 novembre sulla certificazione energetica

Un commento su “Discutibili scappatoie sulla certificazione energetica

  1. luca bertoni

    ciao Fabio, mi occupo anch’io per lavoro del tema. la possibilità data dalla delibera di auto certificare è. limitato alla situazione (già prevista dalla DGR 8745/2008 tra le cause di esclusione dall’obbligo di certificazione energetica) in cui l’immobile sia sprovvisto di impianto di riscaldamento. anche la questione dei dipendenti pubblici merita un chiarimento. già la citata DGR 8745 prevede che il dipendente pubblico possa certificare gli immobili dell ‘ente da cui dipende. trovo “strana” la Possibilità data al dipendente pubblico di certificare immobili privati (con le conseguenti ripercussioni contrattuali Sulla possibilita’ di svolgere attività privata per il dipendente pubblico)

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