Perchè Formigoni ha fallito

22 novembre 2012 di fabio pizzul

Ieri sera alle 20.10 il governatore Formigoni, prima di vere gli UFO a Parigi (curiosate su Twitter…) mi ha gratificato di una citazione in un cinguettio:

@r_formigoni: Fabio Pizzul candidato alle primarie del Pd dice: “Non si possono buttare 17 anni di Formigoni. Molto e’ stato fatto e bene”

Il presidente faceva riferimento a una mia dichiarazione riportata ieri da “Il Giornale”, in un articolo di Marzio Brusini, in cui si rifletteva sul fatto che il programma del Patto civico riprende molti temi sfruttati anche da Formigoni in questi anni. Informo Formigoni del fatto che io, come gli scrivevo in privato, per fortuna della Lombardia non sono candidato alle primarie e completo il mio pensiero con alcune riflessioni sulla Lombardia e su quello che considero un vero e proprio fallimento di Formigoni. Confermo che i 17 anni e mezzo di governo formigoniano non siano tutti da buttare. Confermo anche che molto è stato fatto e bene, ma ribadisco con forza un concetto: i presupposti di governo e le conseguenze degli stessi sono stati per molti versi dannosi e vanno radicalmente cambiati. Tento di spiegarmi con un esempio concreto.

Avete presente Palazzo Lombardia? Il nuovo grattacielo diventato sede della Giunta regionale lombarda è a parer mio l’immagine di una regione che ha fatto cose buone, ma ha sbagliato l’impostazione di fondo.Nessuno puó dire che Palazzo Lombardia sia una cosa brutta e mal fatta: tempi e modi di costruzione sono stati rispettati, la regione ha riunito gli uffici risparmiando su molti affitti, per costruirlo è stato dato lavoro a moltissime persone in un tempo di crisi.Tutto vero, ma proviamo anche a fare un altro ragionamento.Il costo complessivo del nuovo palazzo si aggira intorno ai 300 milioni di euro. Non sostengo che siano soldi sprecati, ma vi invito a pensare che cosa avrebbero rappresentato per la Lombardia quegli stessi 300 milioni se uilizzati, ad esempio, per interventi sul territorio di messa in sicurezza e manutenzione di zone soggette a rischio idrogeologico. Ipotizziamo, stando molto larghi, una media di 2 milioni di euro a intervento e avremmo avuto 150 comuni lombardi con meno rischi, meno costi potenziali in termini di recupero del territorio e meno pericoli per la popolazione e le attivitá economiche locali. Anche dal punto di vista della costruzione di opportunitá di lavoro la differenza sarebbe stata enorme: con Palazzo Lombardia il lavoro è stato garantito a Impregilo e alla sua filiera di subappalti, con gli interventi sul territorio avrebbero lavorato centinaia di piccole e medie imprese sul territorio lombardo. Non mi pare una differenza da poco per l’economia. La differenza tra le due prospettive è esattamente la stessa che passa tra una gestione centralista e finalizzata alla promozione della regione e una gestione attenta al territorio e alla valorizzazione delle sue risorse e potenzialitá. Volete mettere peró l’efficacia propagandistica di quella che è stata definita la piú grande opera pubblica in Lombardia da due o tre secoli a questa parte? A me piace pensare una regione che si lascia alle spalle le cose buone e meno buone del centralismo formigoniano per inaugurare una nuova stagione di attenzione ai lombardi, ai loro territori, alle loro risorse e di sviluppo sostenibile. In un tempo di crisi mi pare l’unico modo davvero concreto per tornare a fare della Lombardia un riferimento in termini sociali, economici e politici. La grandeur formigoniana e i soi epigoni rischiano di consumare in modo irrimediabile l’anima della nostra regione. Le tentazioni dell’individualismo e dell’eccellenza ad ogni costo sono un tarlo corrosivo che dobbiamo fermare.

I piú coraggiosi possono leggere a questo proposito un editoriale che Sequeri ha scritto per “Avvenire” un anno fa.   
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