Una TV chiude, ma noi continuiamo a pagare

17 settembre 2012 di fabio pizzul

Ne ho già parlato qualche giorno fa, ora arriva la conferma ufficiale: Odeon- TeleReporter comunica  la cessazione di fatto dell’attività televisiva con la cessione di tutti i canali di trasmissione.
I lavoratori chiedono l’apertura di un tavolo di confronto con la Regione e il Governo, perché  ritenono che l’intera operazione abbia come obiettivo il tentativo di riscuotere i contributi pubblici per poi utilizzarli in attività diverse da quella della comunicazione. Riporto qui di seguito ampia parte del comunicato della RSU dell’azienda.

Il gruppo Profit, in barba alla promessa fatta , prima della pausa estiva, di affrontare il momento di crisi , garantendo l’occupazione e mantenendo viva l’informazione e le produzioni televisive, sceglie deliberatamente , dopo aver rottamato le frequenze lombarde , di cessare ogni attività editoriale e produttiva, licenziando i giornalisti e tecnici che lavorano nel settore editoriale.

L’azienda, che già aveva annunciato 35 esuberi, causa crisi del settore delle tv locali, intende,  con questa operazione , raddoppiare il numero degli stessi , che passerebbero da 35 a 70 coinvolgendo l’80 % del personale .Intanto va all’incasso dei soldi derivanti dalla rottamazione delle frequenze (22mln di euro),  dei contributi Corecom, fondi pubblici da parte dello stato a sostegno dell’editoria locale (1mln e mezzo di euro, derivante dal lavoro giornalistico-informativo per l’annno 2010) e , nel futuro , quando giornalisti e  tecnici saranno già tutti licenziati, continueranno ad incassare i contributi Corecom  per gli anni 2011 e 2012, sempre derivanti dall’attività di informazione del lavoro giornalistico.

Riteniamo , come lavoratori, che tale operazione vada fortemente contrastata , perché , in un momento di forte crisi del settore , dovuto al passaggio al digitale terrestre ,ed al calo della pubblicità, sarebbe facile, per gli editori, essere tentati da questa operazione di ristrutturazione sull’esempio del gruppo profit: mantenere il marchio legato alla testata giornalistica, svuotarla dei suoi dipendenti assunti tutti a tempo indeterminato e, un domani, assumere giovani giornalisti il cui costo è sicuramente inferiore rispetto ai precedenti . E’ in atto una deriva nel mondo del lavoro, di cui noi dipendenti del gruppo Profit siamo solo la punta dell’iceberg, che prevede il licenziamento dei contratti a tempo indeterminato, gente qualificata e professionale, che pertanto costa all’azienda, a favore di giovani free-lance  sottopagati, disposti a tutto pur di lavorare.

la storia

Il gruppo Profit , nato nel 1986, è presente nel settore della televisione come proprietario di alcuni marchi storici dell’emittenza locale. E’ editore , in lombardia di TELEREPoRTER , TELECAMPIONE e della syndacation nazionale ODEON TV cui si aggiungono, nel resto d’italia, , le emittenti telegenova( liguria) , telereporter roma  ( Lazio). Dal 2009 il Gruppo possiede anche emittenti in Toscana, (Canale 10  Firenze, e Arezzo tv) Sardegna ( Sardegna DTT) , Lombardia dtt (Lombardia) Telereporter Sud (Calabria). Alcune sono state cedute nel corso degli ultimi anni.

la crisi

la crisi del Gruppo Profit scoppia nella primavera 2009 quando viene presentato un piano di ristrutturazione del debito che delinea per profit un futuro non più da editore televisivo con creazione propria di contenuti , ma da canale di trasmissione di prodotti esterni indipendenti dal gruppo. La crisi del gruppo si e’ poi aggravata con il passare dei mesi a causa di:
– calo pubblicitario televisivo,
– investimenti per il passaggio al digitale terrestre ( switch off nell’autunno 2010) ,
– calo degli ascolti a causa della frammentazione dell’offerta televisiva ,
– instabilita’ societaria legata alle vicende giudiziarie dell’editore
– difficoltà generalizzata ad accedere al credito bancario.

Al momento dello scoppio della crisi, il Gruppo Profit contava , in tutta Italia, circa 250 dipendenti, la maggior parte dei quali concentrati su milano. Oggi  i dipendenti rimasti , tutti su Milano perché le altre altre emittenti sono state cedute per ripianare i debiti, sono 97. Di questi l’80% sarà interessato da una procedura di mobilita’ che l’azienda intende aprire a fine settembre

Come si e’ giunti ad oggi

Per far fronte alla situazione debitoria l’azienda , attraverso diversi dirigenti che si sono succeduti in questi anni , ha tentato:
1) dapprima un piano di ristrutturazione del debito con conseguente piano idustriale e rilancio ( 182 bis) che le banche hanno bocciato. in questo piano l’azienda intendeva già dismettere la parte editoriale e produttiva , mantenere solo le frequenze e affittare spazi a produttori di contenuti esterni.
2) pressata dai creditori e a rischio fallimento, l’azienda ha pertanto costituto una newco detta fleming su cui avrebbe riversato le società operative del gruppo ,( quelle legate alle frequenze televisive e all’obbligo di trasmettere, a cui vanno i contributi pubblici) , meno indebitate rispetto alla capogruppo profit. per la Capogruppo Profit l’intento era quello di avviare una procedura di  fallimento concordato ( concordato preventivo)
3) Il 12 aprile 2012 l’azienda comunica , a sorpres , di aver partecipato al bando, per il rilascio delle frequenze sui canali 61-69, emanato dal ministero dello sviluppo economico. A fronte di un cospicuo indennizzo, gli editori potevano cedere le frequenze in alcune regioni ammesse dalla rottamazione. Una vera e propria dismissione di quello che e’ sempre stato il core business di questa azienda, ovvero la produzione editoriale. Nonostatnte l’evidente conseguenza sul destino dei lavoratori e sul piano occupazionale , l’azienda si e’ impegnata con le ooss e le rsu, a garantire, in futuro, la produzione editoriale , affittando banda , presente abbondantemente in un mercato in crisi.
4) il 5 luglio 2012 il tribunale di milano emette una sentenza di fallimento di Profit group spa
5) il piano che prevedeva la dismissione di tutto con il conseguente licenziamento del personale si e’ affinato con un’altra operazione: la fusione per incorporazione di tutte le società(Telereporter, Teleliguria, Sardegna dtt, Lit, Telereporter Roma , Eurotelevision) in un’unica societa’ , Bravo Produzione televisive.
6) il 3 settembre 2012, l’azienda ha comunicato alle rsu, l’intento di cedere il ramo d’azienda (svuotato dei suoi dipendenti) che riguarda: l’autorizzazione di fornitore di contenuti rilasciata a Telereporter per il marchio telereporter shopping ; la determina del ministero dello sviluppo economico per l’assegnazione dell LCN13 per la Lombardia; il marchio Telereporter shopping. La società interessata all’acquisto del ramo d’azienda e’ Primarete S.P.A con sede legale in Cremona , che ha già espresso l’intenzione di non voler assorbire personale giornalistico.

Questa ultima operazione di vendita  dell’ lcn 13 , il canale 13 del digitale con cui i programmi di informazione potevano essere riconoscibili e visibili , svela la pianificazione di una strategia che portava SOLO, ESCLUSIVAMENTE, alla dismissione e alla vendita di tutto quello che era possibile, per diventare una tv commercial, di televendite) nessuna volontà di garantire, anche minimamente, i livelli occupazionali, già ridotti drasticamente negli anni.

I lavoratori denunciano la gravita’ di questa operazione speculativa fatta sulla loro pelle. In questi ultimi anni i lavoratori del gruppo profit  hanno sopportato gravi sofferenze e dimostrato una dedizione al lavoro, nonostante i gravi ritardi nel pagamento degli stipendi (fermi ad aprile 2012, , rimborsi spesa e ticket fermi al 2010). Tutto questo perché l’azienda ha sempre promesso  di voler cercare tutte le soluzioni possibili per garantire un buon livello occupazionale.

Potete ben capire la preoccupazione e il livello di tensione dei dipendenti, ma il rischio è anche un altro: aprire la strada a che anche altre emittenti locali, in grossa difficoltà per la crisi, si mettano nell’ottica di dismettere le attività editoriali continuando  ricevere contributi pubblici che serviranno unicamente per ripianare le perdite e cessare l’attività.

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