Il sogno del cardinal Martini per la chiesa

2 settembre 2012 di fabio pizzul

In queste ore, mentre prosegue ininterrotto il grande abbraccio di Milano al cardinal Martini in Duomo, tornano alla mente tante occasioni di incontro e passano davanti agli occhi anche tanti interventi dei suoi 22 anni ad arcivescovo e non solo.
Vi propongo uno dei passaggi conclusivi del discorso della vigilia di S. Ambrogio del 1996 intitolaro “Alla fine del millennio lasciateci sognare”.
Martini ricorda il sogno sulla Chiesa che aveva provato a delineare a un anno dal suo ingresso in Diocesi.
Il tema del sogno è tornato più volte e in contesti molto più impegnativi, basti pensare il Sinodo dei vescovi nel 1999 (collegialità) o alla riunione dei cardinali che ha preceduto l’ultimo Conclave (come hanno raccontato in questi giorni, tra gli altri, Luigi Accattoli o Alberto Melloni), mi pare però che le parole che seguono abbiano, nella loro semplicità una freschezza e una profezia che può aiutare davvero tutti noi a riflettere.

Mi viene in mente quel sogno di Chiesa capace di essere fermento di una società che espressi il 10 febbraio 1981, a un anno dal mio ingresso in Diocesi, e che continua ad ispirarmi:

– una Chiesa pienamente sottomessa alla Parola di Dio, nutrita e liberata da questa Parola- una Chiesa che mette l’Eucaristia al centro della sua vita, che contempla il suo Signore, che compie tutto quanto fa “in memoria di Lui” e modellandosi sulla Sua capacità di dono;
– una Chiesa che non tema di utilizzare strutture e mezzi umani, ma che se ne serve e non ne diviene serva;
– una Chiesa che desidera parlare al mondo di oggi, alla cultura, alle diverse civiltà, con la parola semplice del Vangelo;
– una Chiesa che parla più con i fatti che con le parole; che non dice se non parole che partano dai fatti e si appoggino ai fatti;
– una Chiesa attenta ai segni della presenza dello Spirito nei nostri tempi, ovunque si manifestino;
– una Chiesa consapevole del cammino arduo e difficile di molta gente oggi, delle sofferenze quasi insopportabili di tanta parte dell’umanità, sinceramente partecipe delle pene di tutti e desiderosa di consolare;
– una Chiesa che porta la parola liberatrice e incoraggiante dell’Evangelo a coloro che sono gravati da pesanti fardelli;
– una Chiesa capace di scoprire i nuovi poveri e non troppo preoccupata di sbagliare nello sforzo di aiutarli in maniera creativa;
– una Chiesa che non privilegia nessuna categoria, né antica né nuova, che accoglie ugualmente giovani e anziani, che educa e forma tutti i suoi figli alla fede e alla carità e desidera valorizzare tutti i servizi e ministeri nella unità della comunione;
– una Chiesa umile di cuore, unita e compatta nella sua disciplina, in cui Dio solo ha il primato;
– una Chiesa che opera un paziente discernimento, valutando con oggettività e realismo il suo rapporto con il mondo, con la società di oggi; che spinge alla partecipazione attiva e alla presenza responsabile, con rispetto e deferenza verso le istituzioni, ma che ricorda bene la parola di Pietro: “E’ meglio obbedire a Dio che agli uomini” (At 4,19).

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