Pagheremo in “Lumbard”?

26 agosto 2012 di fabio pizzul

Il “Lumbard” (complimenti per la fantasia) continua la sua lenta marcia verso un possibile debutto nella prossima primavera. Sotto la tutela del vicepresidente leghista Gibelli, le grandi manovre per varare una “moneta” locale territoriale sembrano entrate ormai nella fase operativa. Ne scrive oggi su “Avvenire” Davide Re sottolineando giustamente il parallelo con il “WIR” la valuta locale già da tempo utilizzata dalle imprese in una porzione della Confederazione Elvetica e della Germania. Al di là delle possibili considerazioni folkloristiche, mi pare che ci si debba concentrare su un aspetto fondamentale per l’intera partita: la fiducia. Ogni sistema economico per poter funzionare ha bisogno di un solido rapporto di fiducia tra coloro che decidono di rischiare in proprio investendo tempo, denaro e altre risorse personali. Il tema dei costi del sistema è importante, ma arriva solo in seconda battuta.
Il ”WIR” svizzero ha fatto la sua fortuna negli anni della Grande Crisi proprio perché si basava sull’assunto che il “noi”  (WIR, appunto) territoriale potesse dare più garanzie di fiducia rispetto ai lontani, oscuri e poco padroneggiabili meccanismi della moneta nazionale. L’iniziativa nasceva, per così dire, dal basso, dall’accordo tra diversi imprenditori che si sceglievano sulla base di rapporti stabili e fiduciari.Il tema centrale mi pare allora proprio quello della fiducia.Quando si parla di monete ufficiali la fiducia viene garantita (per quello che è possibile e credibile) dall’intera istituzione statale o, nel caso dell’Euro, continentale. Nel caso del “Lumbard” su che cosa si fonderebbe? Sull’istituzione regionale? Sull’appartenenza a un gruppo specifico, magari molto connotato in termini territoriali o ideologici? Sull’adesione a un circolo? Sulla sottoscrizione di un codice etico particolare? O, ancora, sulla valutazione specifica dei singoli imprenditori con cui entrare in affari?Questioni complesse, difficilmente risolvibili facendo appello ad altre esperienze già in atto.Il denominatore comune delle diverse esperienze è però la nascita dal basso, difficilmente una moneta complementare funziona se pensata e “imposta” dall’alto. La dimensione cooperativa, che presuppone una fiducia già esistente, mi pare elemento fondamentale per la fortuna di un’esperienza come questa.

Nel caso lombardo mi pare ci sia il rischio di cominciare dalla parte sbagliata. Con il rischio di creare una moneta parallela con tutte le debolezze di un sistema nel quale la fiducia non si può dare per scontata, ma deve essere costruita, con tutti i costi (non solo economici) che questo comporta.
Esperienze come il “WIR” o il “Sardex” in Sardegna sono nate dal basso e non sono state imposte per scelta politica.
La regione, dal mio punto di vista, farebbe bene a valorizzare quanto è già in atto sul territorio per non correre il rischio di dover costruire artificiosamente un sistema di fiducia che non può basarsi esclusivamente sulla garanzia di un ente pubblico. In questo caso quale sarebbe la differenza con la moneta ufficiale, se non il diverso riferimento territoriale?

Per concludere.
Non ho preclusioni di sorta nei confronti di un’eventuale moneta complementare.
Mi piacerebbe però che il ragionamento partisse da un diverso modo di guardare alle dinamiche sociali ed economiche. Voglio essere ancora più esplicito. Viviamo in una regione che ha fatto dell’individualismo e della libera scelta nel mercato dei totem, mi pare che la moneta complementare non  possa basarsi solo su questi elementi e abbia bisogno di una dimensione cooperativa, comunitaria e fiduciaria che in questi anni non è stata certo promossa (se non in cerchi ristretti e privati).
Se ragionare del “Lumbard” significa andare oltre i modelli seguiti fin qui in Lombardia, siamo pronti a farlo.
Se si tratta solo di una tattica per recuperare consensi identitari e territoriali, abbiamo altro a cui pensare.

3 commenti su “Pagheremo in “Lumbard”?

  1. Antonio

    Buongiorno Fabio.
    C’è da dire che la Lega non manca di fantasia.
    La moneta aggiuntiva, ma che nome orribile, funziona sulla fiducia di chi la adopera, come tu osservi.
    Dopo il fallimento della Banca padana e lo scandalo che ha coinvolto la famiglia di Bossi, non pensi che avrebbe possibilità di utilizzo solo se cambia la rappresentanza, in altri termini una moneta leghista senza i leghisti al comando?
    Prima della primavera ci sono l’autunno e l’inverno …

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  2. Paolo

    L’ IDEA PUò ESSERE VINCENTE , L’ AVEVO PROPOSTA ANCH’IO TEMPO FA MA SU SCALA NAZIONALE , BISOGNA PERO’ TROVARE UNA GROSSA E SOLIDA BANCA CHE NE GARANTISCA IL CAMBIO CON RISERVE AUREE E DI CAPITALE SOLVIBILE E PROTETTO DA ALTRI IMPIEGHI , UTILIZZANDO E INTEGRANDO L’ APPARATO GIURIDICO-NORMATIVO IN TOTALE TRASPARENZA E PULIZIA , QUANTO NECESSITA PER CREARE FIDUCIA IN UNA MONETA PARALLELA A CIRCOLAZIONE LIMITATA AD UN AREA LOCALE O NAZIONALE . RICORDATE I MINIASSEGNI CHE CIRCOLARONO IN ITALIA PARECCHIO TEMPO FA ? OVVIAMENTE ANDREBBE STABILITO UN RAPPORTO DI CONCAMBIO CON LA MONETA PRIMARIA CIRCOLANTE E APPROFONDITI TUTTI GLI ASPETTI TECNICO-GIURIDICI .

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  3. Pingback: Pagheremo in Lumbard | Partito Democratico - Ferno

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