A proposito di Meeting e di Lombardia

20 agosto 2012 di fabio pizzul

E’ iniziata la solita liturgia riminese di fine agosto.
Da iniziativa legata all’esperienza ecclesiale di Comunione e Liberazione, il Meeting di Rimini è ormai diventato l’appuntamento politico mediatico di fine estate, miscelando sapientemente (ma leggetelo pure come sinonimo di furbescamente) temi culturali, politici e (ormai sempre meno) spirituali.

Con lauti finanziamenti da parte di Regione Lombardia che sostiene essere quella del Meeting una formidabile occasione di contatto con i cittadini per promuovere l’immagine della regione.

Il Meeting è un grande spettacolo che offre ai partecipanti la possibilità di sentirsi protagonisti di un evento che nasce da una forte istanza identitaria e piano piano si trasforma in occasione di misurare un presunto soggetto collettivo (genericamente definito popolo di CL) con i protagonisti del mondo politico e culturale che paiono quasi sottoporsi a una sorta di esame di fronte a una platea che applaude, ma di fatto non partecipa a dibattiti che sono tutti rigidamente diretti dal palco. La partecipazione è affidata al clima di grande familiarità e complicità che fa sentire tutti “padroni di casa” e tutti dunque protagonisti di un qualcosa che assomiglia ormai sempre più a uno spettacolo mediatico che a una effettiva occasione di partecipazione.
Stando a Rimini, i giovani e meno giovani ciellini, hanno la sensazione di essere al centro del proprio mondo, rassicurante, coerente, semplice (o semplificante), capace di mixare senza farsi alcun problema grandi schermi con filmati spirituali e stand delle principali aziende (pubbliche e private) del nostro Paese che promuovono i loro prodotti. Non a caso l’AD di Trenitalia Moretti proprio a Rimini ha presentato il nuovo Freccia Rossa capace di collegare Milano e Roma in 2 ore e venti.
Se a questo aggiungete l’ormai massiccia presenza mediatica dovuta al fatto che il Meeting è l’unico appuntamento politico-mondano di fine agosto, il “miracolo” è fatto e la macchina spiritual-politico-pubblicitaria targata CL funziona a meraviglia (o quasi).

All’ascesa dell’evento ha dato il suo robusto contributo anche la chiesa italiana, che non ha mai nascosto, soprattutto Ruini regnante, un certo debole per la grande visibilità mediatica e la liturgia politico diplomatica del Meeting.

I politici, evidentemente e naturalmente, non potevano che adeguarsi, visto che un passaggio a Rimini negli ultimi anni può venire ormai assimilato a uno a Cernobbio (Forum Ambrosetti) o a Santa Margherita (Giovani industriali).

Quanto a Regione Lombardia, se la motivazione del robusto e assiduo finanziamento al Meeting (2 milioni di € in dieci anni o giù di lì) è quella che si legge nelle delibere, ovvero la possibilità di contattare un numero ingente di persone per promuovere l’immagine della Lombardia, francamente mi scappa da ridere. Le regole del marketing dicono che i contatti più preziosi sono quelli inediti e che la promozione dell’immagine deve rivolgersi a potenziali nuovi interlocutori. Esattamente il contrario di quello che avviene al Meeting, dove da trent’anni la “clientela” è uniforme e selezionata secondo criteri noti e collaudati (se giri per i padiglioni della fiera, sai perfettamente chi incontrerai). Sarebbe meglio allora che la regione smettesse di nascondersi dietro alla neutralità tecnica di un investimento in comunicazione formalmente suffragato da numeri asettici (e sempre uguali) per dire a che cosa serve davvero la partecipazione al Meeting.
Provo a ipotizzarlo: annuale bagno di folla per il Governatore, consolidamento di relazioni con esponenti della politica e dell’economia in un contesto “affettivamente” caldo e avvolgente, sostegno alla filiera economico clientelare (non in senso deteriore, ma tecnico) della Compagnia delle Opere, stage motivazionale intensivo per chi durante l’anno avrà il compito di seguire le faccende o gli affari (anche qui in senso tecnico) della brigata ciellina. Il tutto inserito nello schema amici/nemici, secondo il quale chi viene invitato e passa al Meeting non potrà poi che essere considerato un amico, chi ne resta lontano, di conseguenza…

Personalmente non amo molto queste manifestazioni fortemente identitarie e poco inclini a un confronto che possa realmente far crescere gli interlocutori. Resto però sempre profondamente colpito dalla capacità del Meeting di intercettare sponsor e risorse cospicue: una bella macchina da guerra, non c’è che dire.

Quanto a Regione Lombardia, fermo restando che non è dato sapere a quanto ammonti il reale contributo al Meeting negli ultimi due decenni abbondanti (abilmente nascosto tra partecipate e aziende varie della galassia regionale), mi pare che gli elementi per riconsiderare con un po’ più di attenzione l’abituale sostegno economico ci siano tutti. Perché, di abitudine in abitudine, mi sembra che in Lombardia ci siano troppe spese che vengono considerate obbligatorie e che tali potrebbero non essere davvero.

In conclusione: il Meeting è una manifestazione ben organizzata e ormai super rodata, capace di rinnovarsi di anno in anno seguendo le regole della comunicazione e del business, ma dovrebbe stare in piedi con le proprie gambe senza avere stampelle garantite “a prescindere” dalle casse pubbliche.

4 commenti su “A proposito di Meeting e di Lombardia

  1. Mariella

    Lascia a Cesare cio’ che e’ di Cesare, lascia a Dio cio’ che e’ di Dio, sono completamente contraria, la chiesa si fa complice dei politici…il nome di Dio rimarra’ solo con il gruppo chiuso e crede di essere l’Eletto!!

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  2. cristina M.

    …non capisco…ma CL non aveva preso le distanze da Formigoni?! Perchè dovrebbe prendere soldi dalla Regione Lombardia, anche se ‘solo’ per il Meeting?

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  3. fulvio

    caro Fabio,
    non condivido molto di quel che dici rispetto al Meeting, conosco la tua sincerità e lealtà, caratteri che ti riconosco sempre, perciò mi piacerebbe che tu potessi uscire da alcuni stereotipi mediatici nel valutare questa iniziativa. Ciò non toglie che possa essere inadeguato scegliere di fare attività di comunicazione istituzionale in questa circostanza, ma ciò è altro rispetto alla sostanza del Meeting. Io credo, per esperienza, che il Meeting sia una di quelle (rare ma quanto mai fondamentali) occasioni in cui si va alla radice nel rapporto con la realtà, senza censurare nulla, certo i media faticano a documentare questo aspetto, ma ti assicuro che questo è il Meeting. Rinnovo l’invito a cena a casa mia…

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  4. mauro

    Politica?
    Questo è quello che fa vedere la TV rispetto al Meeting.
    Il tuo giudizio è proprio da ignorante, colui che ignora le cose, forse consapevolmente… Basterebbe prendere il programma del meeting per vedere quanto spazio è dato alla politica e quanto alla cultura e alla fede.
    Certo, se il Meeting si guarda in TV è ovvio che sembra solo politica!
    Rileggiti tutti gli articoli di Cazzullo riguardo al Meeting: Cazzullo è tutt’altro che ciellino ed è rimasto folgorato da quanto ha visto al meeting. E non è rimasto certo folgorato dalla dimensione politica!

    Io penso che a te i ciellini stiano proprio sulle palle non tanto per Formigoni, (il suo tempo sta per finire, mese più mese meno), quanto perchè sono rimasti gli unici cattolici in Italia a organizzare grandi eventi e a portare ogni volta fiumi di persone alle loro iniziative. E la gente ci va, a dispetto dei tuoi discorsi moralisti e con dietrologia, perchè vede che la proposta corrrisponde ad un vero cammino di fede. Le tue considerazioni politiche valgono per pochi, la “massa” segue perchè vive una fede vera, reale!

    la tua cara azione cattolica è rimasta indietro di 50 anni: esprime concetti ovviamente giusti, ma non offre nessuna proposta interessante ai giovani; non è più di nessun interesse, perchè è slegata dalla realtà.
    Però tu continua pure a giudicare CL solo per la dimensione politica: poverino, ti perdi il meglio!

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