Il PD e le prospettive di Regione Lombardia

27 giugno 2012 di fabio pizzul

C’è una domanda ricorrente, quando ci si trova a parlare di Regione Lombardia: quanto riuscirà ancora a reggere Formigoni? C’è anche la versione da simpatizzante del centro-sinistra: quando fate cadere Formigoni?
L’attualità ci propone un presidente che si considera sotto attacco e che fatica ormai a proporsi come guida credibile della più importante regione italiana.
Non sono in grado di dare risposte plausibili alle domande appena evocate; forse bisognerebbe chiedere alla Lega, l’unico soggetto politico, assieme a Formigoni stesso, che ha in mano le chiavi per risolvere il rebus regionale.
Il Pd non sta però fermo e, come ha dimostrato l’intensa tre giorni di metà giugno “E se avessimo regione noi?”, si propone decisamente come alternativa credibile per la Lombardia prossima ventura. Lo fa, come ha sottolineato il segretario regionale Martina, aprendosi alla società civile con una sorta di Patto civico per la ricostruzione della Lombardia, ma non deve cominciare da zero.

Il Pd lombardo, soprattutto grazie al lavoro del gruppo regionale, ha idee molto chiare sul futuro della regione e intende metterle in gioco in un rapporto virtuoso di dialogo e di collaborazione con le forze vive della Lombardia, economiche, civili, sociali e politiche.
La partita per il dopo Formigoni (indipendentente da quando questo inizierà) non si può che giocare a partire dalla Lombardia con la consapecolezza che non ci si può limitare a una gara costruita all’interno del perimetro dei partiti variamente configurato a seconda delle alleanze.
Non basta fare catenaccio, è necessario uno schema di gioco che abbracci a tutto campo le principali sfide della regione e arrivi a valorizzare tutte le risorse dei diversi territori che non possono affacciarsi in regione solo quando c’è qualche problema da risolvere o quando c’è da prendere atto delle iniziative della Giunta.
In questo scenario il Pd gioca un ruolo centrale, da vero e proprio regista offensivo alla Pirlo, direi. Il suo compito è sì di mettersi a servizio di un nuovo progetto aperto, ma è anche (e forse soprattutto) quello di garantire idee e progetti che si basano sull’esperienza maturata in questi anni e che non intendono cancellare quanto di buono è stato fatto in Lombardia, anche durante la gestione Formigoni.
Provo allora a declinare qualche contenuto di questo progetto a guida PD. Senza alcuna pretesa di esaustività.

1 – Oltre il secessionismo leghista. La Lombardia deve tornare a unire e a creare inclusione, al di là di ogni tentazione isolazionista.

2 – Per superare l’appiattimento esclusivo su voucher e società regionali. Deve rinascere una feconda collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, al di là delle tentazioni centralizzatrici di una regione che gestisce più che coordinare.

3 – Per un welfare plurale e sostenibile. Vanno ricreati percorsi di accompagnamento per le persone fragili e le famiglie attraverso le comunità locali, oltre la frantumazione individualistica cammuffata da mercato e da libertà di scelta.

4 – Per una Lombardia che riparte. É necessario superare interventi appiattiti sugli ammortizzatori sociali  (pur necessari) per garantire condizioni di sviluppo a imprese profit e non profit a partire da un radicale snellimento delle procedure burocratiche da agevolazioni fiscali per chi reinveste e non immobilizza risorse e da una rinnovata capacità di attrarre investimenti.

5 – Per un corretto rapporto pubblico-privato. Occorre rideclinare il giusto principio della sussidiarietà secondo uno schema comunitario e solidale che vada oltre ogni supplenza e arretramento della funzione pubblica delle istituzioni.

6 – Oltre il centralismo milanese. Vanno valorizzati i diversi territori secondo una visione multicentrica che può trovare nell’area metropolitana di Milano un utile catalizzatore per aprirsi all’Europa giocando la funzione di cerniera con l’intera area mediterranea.

Solo alcuni spunti di riflessione che intendono andare oltre un ormai sclerotico modello formigoniano senza negarne gli aspetti positivi.
Su questi e altri temi il Pd è pronto ad aprire un dialogo costruttivo con tutti coloro che ritengono importante e possibile offrire il loro contributo a una nuova Lombardia.
Le parole per la Lombardia raccolte durante l’iniziativa “E se avessimo regione noi?” mi sembrano un ottimo esercizio preliminare. Provate a cimentarvi anche voi.
Ogni ragionamento su primarie, nomi e alleanze non può che venire dopo, quando si sapranno con esattezza tempi e scenari della sfida per la nuova Lombardia.

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