Stop al dimensionamento

13 giugno 2012 di fabio pizzul

La sentenza della Corte costituzionale numero 147 del 7 giugno 2012 ha dichiarato illegittimo l’articolo 19 della legge statale 111 del 2011, quello che prevede il dimensionamento degli istituti scolastici sotto i 1000 studenti, emanato con la manovra estiva dell’anno scorso. Una norma che aveva creato parecchie proteste in Lombardia, con la Regione che da un lato spingeva per accorpare anche oltre le richieste della legge e il mondo scolastico che lamentava un’imposizione considerata assurda se applicata senza tenere conto delle particolaità dei vari territori.

Non possiamo che prendere atto della sentenza della Corte costituzionale, ma chiediamo uno stop agli ulteriori accorpamenti in corso. In Lombardia i piani di dimensionamento sono stati approvati fra polemiche di istituzioni scolastiche, famiglie e sindacati. Dobbiamo dire che, per l’ennesima colta, la Lombardia ha esagerato, accorpando molti più istituti di quanto veniva richiesto.

Ora é difficile e forse anche inopportuno tornare indietro senza causare problemi ulteriori, é però chiaro che l decreto con cui Regione Lombardia ha varato gli accorpamenti potrebbe essere impugnato da chi si sentisse danneggiato da una decisione che nonnha un fondamento legislativo corretto.

Il testo dell’articolo recita: “Per garantire un processo di continuità didattica nell’ambito dello stesso ciclo di istruzione, a decorrere dall’anno scolastico 2011-2012 la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono aggregate in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado; gli istituti comprensivi, per acquisire l’autonomia, devono essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche”.

Con questa normativa sono stati imposti tagli generalizzati a tutte le Regioni, non valutando la necessità di interventi mirati condividendo con gli enti locali le decisioni. Ciò ha spinto alcune Regioni (Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Umbria, Sicilia, Puglia e Basilicata) a presentare ricorso, ritenendo la norma sul dimensionamento scolastico lesiva. E il ricorso è stato, appunto, accolto dai giudici, proprio per violazione degli articoli 117, 118, 119 e 120 della Costituzione, poiché si interviene su una competenza, quella del parametro per costituire gli istituti comprensivi, da concertare con le Regioni.

Come Pd avevamo avanzato e approvato una mozione risalente a ottobre dell’anno scorso, nella quale si impegnava la Giunta a monitorare costantemente la situazione scolastica regionale, soprattutto alla luce dei criteri proposti dalla Conferenza Stato-Regioni. Cosa che  non è avvenuta.

Ma ora la sentenza di mi pare dia ragione alla nostra impostazione e rende sempre più urgente un chiarimento delle attribuzioni Stato-Regione in materia scolastica. Auspichiamo che la Conferenza se ne occupi il prima possibile per evitare ulteriori imbarazzi”. Abbiamo, infine già preparato un’interrogazione urgente all’assessore all’Istruzione in cui si chiede “come intenda comportarsi Regione Lombardia alla luce di questa importante novità”.

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