Che cosa rimane dopo Family 2012

4 giugno 2012 di fabio pizzul

Non voglio tracciare un bilancio, per quello c’é tempo e serve più riflessione.

Vi propongo però qualche considerazione a caldo.

1 – Il nostro tempo ha ancora bisogno di simboli e momenti unificanti. Il Papa e gli eventi che hanno accompagnato la sua visita lo testimoniano con chiarezza. In momenti in cui tutto sembra individualizzato e frantumato, c’é grande bisogno di idenificazione e condivisione simbolica non effimera.

2 – La famiglia rimane un punto di riferimento per tutti. La si veda come si vuole, ma la famiglia é luogo di relazioni fondamentali e fondamento del vivere comune. Va riproposta come strada bella e possibile. É un compito culturale e pastorale, prima ancora che politico.

3 – La famiglia non va strumentalizzata o utilizzata come argomento per creare consenso. La famiglia va riconosciuta come ricchezza, non imposta. Occorre eliminare gli ostacoli che si trovano di fronte a chi intende creare e vivere la famiglia. Non servono privilegi, basterebbe non ci fossero penalizzazioni.

4 – Milano e i milanesi (e tutti i lombardi) rispondono adeguatamente quando sono chiamati a mettersi in gioco per sfide grandi. I nemici più grandi per Milano e la Lombardia sono la mediocrità e l’assenza di sfide (o sogni) impegnative. Ciascuno é disposto a mettere il suo piccolo mattoncino o a fare il suo piccolo sacrificio se lo vede collocato in un progetto grande e condiviso.

5 – Non dobbiamo rassegnaci al declino. Possiamo recuperare risorse insospettate anche laddove tutto sembra fermo. Possiamo creare valore e lavoro se non ci limitiamo a difendere gelosamente quanto abbiamo, ma ci mettiamo in un’ottica di relazione e apertura. La politica non deve garantire privilegi, ma sostenere e promuovere opportunità.

6 – É urgente recuperare la capacità di far festa assieme, di sorridere per qualcosa di cui tutti possiamo essere contenti, di gioire per quello che riusciamo a costruire assieme più che per quanto che abbiamo da soli. Bisogna riscoprire o ricostruire una sorta di pedagogia sociale della festa.

2 commenti su “Che cosa rimane dopo Family 2012

  1. chiara macconi

    sono assolutamente d’accordo con i tuoi punti chiave. Ne aggiungerei un sesto fatto di desiderio: l’ascolto, l’accoglienza per tutte le famiglie che lo sono anche senza sacramento (perchè non possono o non vogliono): quelli che si sentono famiglia, che hanno bambini, che hanno fra di loro relazioni salde e generose e ospitali verso la vita…ci sono tante famiglie e tutte costituiscono ricchezza e risorsa.

    Non serve isolare, serve includere.

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  2. Michele Citarella

    Con l’entrata dell’ Italia nella Comunità Europea, i veli sono crollati, lasciando intravedere passo dopo passo la nudità del Bel Paese. Da vent’anni a oggi, le rappresentanze politiche che si sono contesi gli scranni in Parlamento non hanno fornito un buon servizio alla Nazione. Da primi siamo diventati ultimi in tutte le classifiche europee. Un liberismo sfrenato senza regole, la nostra Costituzione Italiana appesa al chiodo hanno fatto sì smembrare anno dopo anno l’istituto della Famiglia, unica risorsa naturale per il ricambio generazionale. Il grande pericolo è imminente, la politica ha utilizzato il guadagno facile e non il giusto servizio reso alla nazione. Chi ha permesso di entrare nella CE, lo ha fatto solo per creare ulteriori distanze dal benessere. Oggi, ignorando i richiami di Bruxelles, abbiamo un debito pubblico di 2000 miliardi di euro. In dieci anni, potevamo vivere con più dignità prendendo esempio da altri paesi europei, questo non è dirigeribile più questo andazzo. Speravamo nel Governo Monti quale figura coraggiosa e ininfluente, lontano dalle lobby e potentati egoistici, assitiamo miseramente a manovre finanziarie a scapito dei soggetti deboli, le famiglie italiane, in particolare quelle monogenitoriali che aumentano anno dopo anno. Cosa c’è ancora da sperare, dopo gli innumerevoli avvisi e suonate di trombe proveniente da migliaia di sentinelle che da anni sono rimaste inascoltate? Fino a un certo punto si può dare la colpa alla recessione, alla globalizzazione, ma dove eravamo intanto, rispetto ad altri paesi europei che come formichine hanno risparmiato distribuendo la ricchezza in modo equo e solidale? Serve un bagno di riflessione e di umiltà sociale, per poi serrare i ranghi ricambiando la squadra politica. Se il grillismo è nato è per la politica che non ha svolto seriamente la propria attività a tutela del popolo. L’augurio che ci facciamo è quello che dagli antipodi la famiglia è stata l’istituto di formazione e sviluppo di generazioni, oggi lo è ancora, investire sulla famiglia significa dare motore alla crescita e al benessere sociale, solo da lì si può partire. Abbiamo ascoltato tutti i venditori di buone parole, siamo stufi, è ora di passare dalle parole ai fatti, L’italia può farcela, guardando e sistemando al suo interno le zozzure che ha, per poi presentarsi al grande matrimonio con il Mondo, per essere non ultimi ma primi in tutto.

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