TV locali, il malato si aggrava

18 maggio 2012 di fabio pizzul

Gli operatori delle televisioni private lombarde si sono dati appuntamento questa mattina al Circolo della Stampa di Milano per fare il punto sul sistema televisivo a ormai quasi un anno e mezzo dallo switch-off che ha segnato il passaggio definitivo al digitale terrestre.
Il sottotitolo dell’incontro organizzato da Ordine e sindacato dei giornalisti recitava “problemi e opportunità”, ma vi assicuro che ci si è concentrati quasi esclusivamente sui primi.
Da qui a qualche mese, come ho già avuto modo di scrivere in questo blog, varie emittenti rischiano di chiudere.
La strada pare essere solo quella tematica, ovvero la capacità di offrire prodotti informativi, culturali e di intrattenimento strettamente legati e riferiti al territorio. Ma le risorse (soprattutto quelle pubblictarie calate di oltre il 50% in meno di due anni) sono scarse.
Nelle prossime settimane varie emittenti lombarde cederanno le loro frequenze allo Stato per ricavarne risorse economiche da reinvestire in qualche nuovo progetto o da utilizzare per ripianare debiti pregressi. Varie aziende del settore hanno già tagliato i collaboratori e potrebbero far partire la cassa integrazione.
Un panorama nero, frutto di scelte legislative nazionali che non hanno mai considerato le emittenti locali come imprese strutturate da sostenere e promuovere nell’ottica della garanzia della pluralità dell’informazione.
Sono discorsi già fatti, me ne rendo conto, ma il momento in cui vedremo sparire dai nostri teleschermi alcuni canali a cui ci eravamo abituati o anche affezionati rischia di avvicinarsi sempre di più.
Che fare?
A livello regionale ritengo si debba mettere mano alla normativa sull’informazione televisiva locale per dare maggiori certezze e stabilità anche in termini di contributi.
A livello nazionale si dovrebbe cambiare la politica che ha sempre portato a chiedere alle tv locali di sacrificare frequenze per la telefonia, la banda larga o il possibile ingresso di nuovi soggetti nazionali.
A livello economico c’è da augurarsi che passi la crisi (ma questo è più un auspicio che altro) e che gli editori non soccombano di fronte a costi crescenti non coperti da adeguati ricavi.
Potremmo criticarle finché vogliamo, ma le Tv locali mi pare che ormai rappresentino un patrimonio culturale e informativo della nostra regione. Perderle sarebbe davvero un peccato.

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