Un appello ai politici: fate saltare il banco!

4 maggio 2012 di fabio pizzul

Ho ricevuto ieri una lettera da un amico elettore del centro sinistra. Non so come definirla, se non un appello a muoversi, a fare qualcosa prima che la situazione sfugga totalmente di mano. Mi pare ben si sposi con quanto scriveva Gramellini sulla Stampa di oggi (vedi mio tweet odierno). Una riflessione amara, ma non rassegnata che mi pare opportuno condividere.

P.S. Ho omesso firma e riferimenti che potessero in qualche modo permettere di identificare mittente e destinatario, ma penso che quanto leggerete abbia una valenza generale, al di là del contesto concreto in cui é maturati lo sfogo.

Ecco il testo (non integrale).

…l’astensionismo è al 50%. I risultati delle prossime amministrative saranno “casuali”: dipenderanno da “quale 50%” andrà a votare. Quel che secondo me si può dire con certezza è che nessuno voterà VOLENTIERI in modo convinto, tutti voteranno quello che secondo loro è il male minore, dicendo dentro di sé “tanto i politici sono tutti uguali, tutti rubano alla stessa maniera” (citazione da De Gregori).

Questo per te, per voi/noi che ci crediamo, è molto brutto, è la cosa peggiore. A che serve vincere in questo modo? a parte il fatto che il PD è talmente masochista che riuscirebbe a perdere anche così…

Serve un salto di qualità. Bisogna che qualcuno salti sulla sedia, sulla poltrona che occupa, e dica BASTA. Politici, dovete capire che il vostro tempo, il tempo di accaparrarvi tutto e decidere tutto, è finito. Ora è il tempo in cui la politica deve cambiare passo, accettare di essere UNO degli elementi che “governano” il mondo, insieme all’economia (e non certo lasciando tutto all’economia, ci mancherebbe!) ma anche insieme a qualcosa di più bello e più grande che è “il mondo che vogliamo”: il mondo dei cosidetti corpi intermedi, del sociale, del volontariato, della finanza etica, di tutti coloro che cercano giustizia, solidarietà, pace, prospettive per i giovani, equità sociale, rispetto per l’ambiente e le risorse, investimento sulla formazione… Sembrano parole astratte (io rifuggo fortemente dai cosidetti “valori”, tantomeno quelli “non negoziabili”!), ma si può colorarle di concretezza, basta volerlo.

Vogliamo LAVORO o GUADAGNO? sono due cose ben diverse! Se manca il lavoro e mancano i soldi, possiamo fare una settimana corta di 4 giorni togliendo a tutti (a tutti!) il 20% di stipendio ma lasciando A TUTTI il lavoro, oppure possiamo togliere AD ALCUNI il lavoro lasciando tutto lo stipendio a tutti. Si tratta di scegliere. Ma perché ad es l’idea della settimana corta, già proposta all’estero diverse volte, da noi è sempre passata sotto silenzio?

Abbiamo bisogno di soldi? possiamo tassare tutti coloro che già pagano le tasse, o tassare i patrimoni dei ricchi che non le pagano: è una scelta. (La moglie di Gaber – che si rivolta nella tomba – è riuscita a chiedere “chi di voi non è mai andato in vacanza in barca?”: ci rendiamo conto del punto in cui siamo precipitati?) Non si può sempre dare un colpo al cerchio e uno alla botte: a volte bisogna prendere posizione, a costo di smenarci qualcosa, ma conservando la dignità di guardarsi allo specchio senza arrossire di vergogna.

Il cambio di legge elettorale, e soprattutto il dimezzamento del numero dei parlamentari e tutte le forme di riduzione dei costi della politica tra cui l’accorpamento delle province sono misure URGENTI (erano urgenti vent’anni fa: oggi cosa sono?) e indifferibili. Ma il dimezzamento dei parlamentari lo devono votare i parlamentari! Ti rendi conto  che la gente sa benissimo che MAI i parlamentari si voteranno il proprio dimezzamento? Ma questo provoca odio, rigetto, sarcasmo di “tutti noi” verso “tutti voi”, indipendentemente da quanto bravi, fedeli, attenti, operativi siete. E’ il vento dell’antipolitica. Sbagliato finché vuoi, ma comprensibilissimo. (Ma allora perché non vi votate l’autodimezzamento? cosa aspettate?)

E allora la domanda è semplice: caro Bersani, ma queste cose tu & your friends proprio non le capite? come facciamo a farvele capire? serve la marcia su Roma? non c’è un metodo più democratico?

Mi fermo qui. Spero sia chiaro che io, dentro di me, apprezzo moltissimo il servizio che tu e tanti altri svolgete e avete svolto in politica, animato dalle migliori intenzioni e supportato da una solida formazione (oggi ahimé perduta per i più giovani). Ma credo che oggi questo modo di essere e di agire in politica non basti più. Credo che anche a voi/noi ora tocchi qualcosa in più. Forse è ora che chi può (i parlamentari, ad es.) faccia SALTARE IL BANCO, prima che lo faccia il vento dell’antipolitica.

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