Toniolo: beato e profeta di un’economia etica

29 aprile 2012 di fabio pizzul

Oggi Giuseppe Toniolo viene dichiarato beato.
Un’occasione preziosa per riflettere sul ruolo dei laici cristiani nella società e nell’economia.
Toniolo fu uno dei protagonisti, forse meglio dire, il protagonista del pensiero cattolico sociale di fino Ottocento, contribuendo alla riflessione che portò papa Leone XIII a pubblicare, nel 1891, la “Rerum novarum” enciclica che diede inizio alla Dottrina sociale della Chiesa.
Toniolo fu tra i primi, fin dagli anni ’80 dell’Ottocento, a intuire come l’economia non possa permettersi di fare a meno della dimensione etica. Intuizione quanto mai attuale.
Molti suoi scritti conservano una grande rilevanza spirituale e sociale, cosí come la sua figura di laico pienamente impegnato nel servizio alla comunità cristiana e civile.
Rilancio, per suggerire a chi e abbia voglia qualche ulteriore approfondimento, due brevi citazioni su Toniolo e rimando al sito www.giuseppetoniolo.net pee ulteriori letture e indicazioni.

ATTUALITA’ DI TONIOLO
Attuale ed efficace la sua azione nel sollecitare i cattolici italiani, in un momento di disorientamento ma anche ricco di potenzialità, a fare la loro parte, vivendo in pienezza una fede incarnata e la laicità cristiana, offrendo, attraverso lo studio, la lettura culturale delle situazioni e un generoso impegno nella politica, un servizio al Paese.
(Ernesto Preziosi)

IL PROGRAMMA DI MILANO
Giuseppe Toniolo interessa a noi milanesi, perché a lui dobbiamo il cosiddetto Programma di Milano o – più precisamente – Il programma dei cattolici di fronte al socialismo, che egli propose all’assemblea dell’Unione Cattolica del 2-3 gennaio 1894. Esso intendeva essere una risposta concreta, un’attuazione intelligente dell’enciclica di Leone XIII, la Rerum Novarum, che dopo le prime reazioni tra l’entusiasta e lo stupito, sembrava caduta sotto la coltre di un interessato silenzio. Il Programma di Milano era per certi versi rivoluzionario: distingueva tra il «socialismo dottrinale» e il movimento operaio, che andava apprezzato anche dai cattolici per l’impegno al miglioramento delle condizioni sociali del «popolo», il quale era stato troppo spesso oppresso e sacrificato dalla «rivoluzione borghese». Inoltre, denunciava – condividendo quindi le posizioni dei «socialisti» – la miseria in cui erano precipitate le «genti della campagna» e proponeva coraggiosamente – visto il clima duramente anticlericale dominante in Italia – che si ricostituissero quei «patrimoni collettivi» degli enti morali, delle opere pie, delle corporazioni religiose, che erano sempre stati ritenuti «il tesoro riservato del popolo» e per questo erano sempre stati sostenuti nei secoli. Accanto ad essi – con intuizione moderna – si sarebbero dovuti porre i terreni e le proprietà degli enti civili – comuni, province, Stato – che avrebbero dovuto «fruttare a beneficio pubblico o (si sarebbero dovute cedere) per la coltivazione ai proletari». Non solo: il Programma proponeva una riforma agraria a favore dei contadini; la partecipazione agli utili delle imprese da parte degli operai, superando il concetto del puro «salario». Infine, sosteneva la necessità di associazioni operaie cattoliche, che tutelassero i diritti degli operai di fronte allo sfruttamento dei padroni: «Noi non abbiamo alcuna intenzione – scriveva Toniolo – né sentiamo il bisogno di puntellare un ordine sociale, che, appunto perché anticristiano, crolla da ogni parte».
(card. Dionigi Tettamanzi)

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