Formigoni e Bindi: due mondi a confronto

22 aprile 2012 di fabio pizzul

Formigoni ha sempre bollato la Bindi di statalismo e immobilismo esaltando la trasparenza del modello lombardo.
Bindi, ancora ieri, ha sempre sottolineato come il modello Formigoni faccia un grosso favore ai privati e non solo.
I due non si sono mai amati e le vicende di questi giorni, con gli scandali della sanità lombarda, offrono ulteriori occasioni di confronto.
In questo post propongo un piccolo esercizio di memoria e vi segnalo un incontro che si terrà lunedì sera a Milano “Il paziente non può attendere, oltre gli scandali della sanità lombarda”.

Leggo da “Una rivoluzione possibile” libro edito da Mondadori nel 2005 e scritto da Paolo Del Debbio e Roberto Formigoni: “Sempre la Bindi, su “Repubblica”, nel 1999, sosteneva che “le pressioni dei privati hanno fatto breccia” e così spiegava la riforma voluto da Formigoni che apriva alla possibilità per i pazienti di farsi curare anche in strutture private, a spese dello Stato. “Ma la sanità è una materia troppo importante per essere abbandonata a questo mercato selvaggio”.

“Il nostro obiettivo” rispondeva Formigoni “è quello di mettere il malato al centro dell’attenzione, lasciandogli la scelta di chi dovrà curarlo: il soggetto pubblico o privato a parità di costi”.

E ancora Formigoni tuonava così: “La riforma sanitaria che il Consiglio regionale sta votando lascia libera scelta al cittadino di rivolgersi agli ospedali pubblici e privati. E questo la Bindi, intollerante, arrogante, quintessenza dello statalismo, non lo manda giù” (pgg. 27-28).

E ancora: “Lo disse bene Formigoni in un’intervista del ’99 al “Giornale”: “ Non è una battaglia personale. Non si tratta di Formigoni contro la Bindi. E’ lo scontro tra due diverse filosofie politiche e due modi di vedere la società: noi siamo per la centralità del malato e questo è un punto di vista irrinunciabile. Deve essere il malato a decidere chi lo deve curare. Per la Bindi esiste solo la centralità del sistema: vietato sgarrare dal percorso del ministero”, cioè dello Stato” (pg.28).

Di più: “Si è rotta una “cittadella fortificata” che – chiusa com’era – finiva per fare male a tutti quelli che vi operavano e a quelli che, sia pure per brevi periodi, si trovavano a viverci: gli utenti del servizio. Non è credibile, infatti, che una struttura chiusa tenda a rimanere chiusa, cioè protetta, dove tutto praticamente è deciso al suo interno, sia capace di auto correggersi per offrire servizi di maggiore qualità. E’ naturale che una struttura chiusa, cioè protetta, cioè lontana da possibili soggetti che la mettano in crisi, che la delegittimino agli occhi degli utenti e dei cittadini in generale.

Rompendo questo assetto si provoca un vero e proprio sconquasso. E’ il terremoto che porta con sé la concorrenza laddove le è permesso di svilupparsi” (pg. 33).

Parole che, rilette oggi, fanno sorridere amaramente.
Rivoluzione e terremoto ci sono effettivamente stati, anzi, sono in corso, ma la centralità del paziente mi pare ormai solo una bella e lontana intenzione.

Quanto alla polemica con la Bindi, le parole pronunciate ieri a Milano dall’attuale presidente del Partito Democratico sanno molto di un bel sassolino che esce dalla sua scarpa: “Credo che Formigoni abbia messo su un impero che penso sia orientato alla corruzione e all’annidamento delle speculazioni”.

Parleremo di tutto questo in un incontro dal titolo “Il paziente non può attendere”, lunedì sera presso l’EnergoLab di via Plinio a Milano su iniziativa del circolo PD Milano02 (qui i dettagli e le indicazioni logistiche).

Un commento su “Formigoni e Bindi: due mondi a confronto

  1. GIANLUIGI ROLANDI

    Il Ministro delle Finanze del Re Sole (tale FUOQUET) aveva come motto: QUO NON ASCENDAM.

    E finì la sua carriera tra gli applausi delle “tricoteuses”.

    Sarò cattivo ma non vorrei che il nostro Celeste fosse nella stessa condizione psicologica.

    Replica

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