Boni. The day after.

14 marzo 2012 di fabio pizzul

La seduta di ieri ha segnato una netta cesura per l’attività del Consiglio regionale della Lombardia.

Il faccia a faccia tra maggioranza e opposizione ha assunto toni da guerra fredda, con il presidente di turno dell’assemblea, il vice Carlo Saffioti, nel ruolo di garante di un equilibrio solo apparentemente saldo nei rapporti tra Lega e Pdl.Il “casus belli” è la mozione unitaria delle minoranze che invitava il presidente Boni, a seguito dell’avviso di garanzia ricevuto in relazione a presunti fatti di corruzione in quel di Cassano d’Adda, a prendere in considerazione l’ipotesi di dare le dimissioni dall’Ufficio di presidenza.
Il diretto interessato, dopo aver annunciato l’intenzione di intervenire in aula, affida il suo pensiero a una breve lettera inviata a tutti i consiglieri regionali nella quale si dichiara estraneo ai fatti e ribadisce la sua volontà di rimanere presidente. Boni decide comunque di essere presente in aula, ma si siede tra i banchi della Lega, in mezzo tra il capogruppo Galli e Renzo Bossi. Immagine evidente di come il partito intenda fare quadrato attorno a lui e sostenerlo fino in fondo. Il messaggio simbolico mi pare ancora più pesante: la Lega non si tocca e Boni è cosa della Lega, quindi rimane al suo posto. Viene però da chiedersi, a questo punto, come faccia a interpretare il ruolo di garante di tutti. Certo è che in questo modo la Lega è riuscita nell’intento di riportare nei ranghi uno dei più esposti e intraprendenti dei propri uomini che aveva raggiunto livelli di visibilità considerati forse un po’ fastidiosi nel movimento.
Veniamo al Pdl.
Presente in forze in aula, affida gli interventi all’abile capogruppo Valentini che mostra di avere un unico obiettivo, far sì che la mozione non venga neppure discussa. Anche in questo caso permettemi un piccolo pensierino cattivo: il Pdl sostiene sì Boni, ma non fino al punto da volerlo rafforzare con un esplicito voto di conferma. L’impressione è che al Pdl sia convenuto e convegna tenere alta la questione per lasciare “sulla graticola” l’ingombrante alleato. Non si spiega altrimenti la strategia adottata. Non sarebbe stato meglio votare e bocciare in una manciata di minuti la mozione delle minoranze?
Qualche parola su Formigoni, presente in aula solo finché si è “discusso” (forse è meglio dire litigato) su Boni.
Il presidente ha schierato la sua giunta al gran completo, fatto che non si ripeteva dal momento dell’insediamento. Il messaggio pare chiaro: “io sto qui, non intendo muovermi e nessuno può dirmi nulla”. Lasciatemi fare qualche piccola notazione sull’atteggiamento del Celeste. In aula era evidentemente teso e nervoso e ostentava tranquillità con risatine forzate e proponendo battute ad alta voce nel corso del dibattito (cosa inusuale per chi si sente forte e saldo). Durante la lunga pausa dei lavori per la Conferenza dei capigruppo, Formigoni è stato lasciato solo e isolato in aula a leggere il giornale, consultare il telefonino e aspettare la ripresa dei lavori. Fino a qualche tempo fa sarebbe stato letteralmente attorniato dai “suoi”. So che è poca cosa, ma mi pare una piccola metafora della solitudine del leader. Anche il back-stage raccontato dai giornali con le battute, al solito, un po’ arroganti e i complimenti al capogruppo Udc Quadrini per un intervento che in aula era suonato contro la maggioranza, mi pare raccontino di un Formigoni alla ricerca di punti di appoggio. Vorrai mica che, se continua a buttare male con la Lega, pensi a una sorta di operazione “Monti” in Lombardia? Pensiero, mi sia consentito il commento, fuori da ogni logica.
Non mi sottraggo a qualche riflessione anche sulle minoranze, a partire dal PD.
L’impatto della mozione e la dinamica della seduta sono andati al di là di ogni attesa. Buona la gestione dell’aula di fronte a una folla di giornalisti e telecineoperatori quale mai si era vista prima in Consiglio regionale. Anche questo è un segno (non necessariamente positivo) dei tempi che stiamo vivendo. Tra i commentatori ha lasciato qualche dubbio l’epilogo della vicenda, con Idv e SeL usciti subito dall’aula e Pd e Udc che lo hanno fatto solo dopo l’approvazione (peraltro con la loro presenza dichiaratamente silenziosa in aula) del Pdl 143 sulla semplificazione amministrativa. Molti si sono lasciati andare a discettazioni varie sulla difficoltà a creare atteggiamenti unitari, a me pare che l’unità ci sia stata, ma che permangano con tutta evidenza stili e obiettivi diversi nell’azione politica che devono essere approfonditi soprattutto nell’ottica della proposta di una credibile alternativa a Formigoni in vista di prossimi appuntamenti elettorali (magari non troppo lontani). Personalmente ritengo che non si debba partire dalla quadratura del cerchio sulle alleanze, ma da un serio ragionamento sui contenuti programmatici e sulla regione che vorremmo. Prima di tutto all’interno del Pd. Poi si potrà aggregare, ma a partire da un progetto comune (con Pd in ruolo centrale) e non da alchemiche alleanze.

Ho già abusato eccessivamente della vostra pazienza.
Chiudo proprio attingendo alla citazione ciceroniana che ho appena inderettamente evocato: “quo usque tandem?”, fino a che punto, cari colleghi della maggioranza, ci condurrete nella difesa pervicace di una amministrazione che pare ormai avere poco da dire e da dare alla Lombardia?

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