La difficile situazione carceraria

3 gennaio 2012 di fabio pizzul

Nel 2011 ci sono stati ben 74 suicidi nelle carceri italiane e le condizioni di molti istituti penitenziari non sono davvero sostenibili.
Nonostante l’impegno encomiabile della polizia penitenziaria di cui si parla troppo poco. Gli agenti sono spesso costretti a lavorare in situazioni molto difficili.
I dati in un articolo de “Il Fatto quotidiano”

La vigilia di Natale ero nel carcere di San Vittore per partecipare alla S. Messa natalizia presieduta dal cardinal Scola e per far visita ad alcuni detenuti.
Vi riassumo alcune delle parole pronunciate dall’Arcivescovo di Milano davanti ai detenuti. Mi sembrano un utile invito alla riflessione.

Amore e speranza vincono la solitudine.
Dovete avere la certezza che la pena può far risorgere, per questo vi invito ad accettare la pena e a personalizzarla.
Nessun uomo può essere ridotto al suo reato.
La dignità dell’uomo non è distrutta dal male commesso, ma questo impone una responsabilità.
Non possiamo accettare un concetto di pena e di espiazione che non sia per la rinascita dell’io.
Una società mostra il suo grado di civiltà da come tratta i suoi luoghi più difficili.
La crisi non deve pesare su coloro che sono gli ultimi nella società.
Condividere la vostra situazione è condizione perché giustizia e pace non siano parole vuote.
Bisogna guardare in modo nuovo alla pena e ai luoghi di espiazione della pena.
Non cedere dipende da te: chi rimanda il cambiamento a domani continuerà a non cambiare.
Usate bene questo tempo che vi è dato.

Frasi raccolte in modo non organico nell’ambito dei tre discorsi che il Cardinale ha fatto a San Vittore, presso la sezione femminile, il reparto sanitario e la Rotonda (durante l’omelia della Messa). Mi sembra che ci siano molti spunti su cui riflettere e un invito esplicito: non dimentichiamoci delle carceri.

Un commento su “La difficile situazione carceraria

  1. cristina

    La situazione delle carceri italiane è disumana da oramai decenni, cio’ non vale solo per i detenuti ma anche per tutti gli addetti. In questi giorni si è dibattuto sull’utilizzo di celle – in realtà dei buchi- in cui dovrebbero stare coloro che vengono incarcerati e solo per poche ore, per farle divenire dei luoghi di soggiorno. Ritengo che una riforma della magistratura (non è pensabile ai copia e incolla fatta da un giudice…..rimasto impunito e con conseguenza la liberazione di ben 9 detenuti “mafiosi”) con processi da tenersi in tempi ragionevoli (e non anni….) sia l’unica strada che porti ad un cambiamento di vita nelle carceri.
    Ritengo che gli interessi di pochi non debbano ledere la dignità di molti. Il principio di rieducazione alla base del codice Rocco è stato “dimenticato”. In ultima analisi la ristrutturazione delle carceri è anch’esso un modo per far ripartire l’economia del paese, sempre che lo stesso Stato paghi in tempi ragionevoli i prestatori d’opera, applicando lo stesso criterio dei termini di incasso di imposte e tasse.

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