In ricordo di Marzotto Caotorta

2 gennaio 2012 di fabio pizzul

Se ne è andato, tra Natale e Capodanno, Antonio Marzotto Caotorta.

Aveva 93 anni ed è stato per lunghi anni attivo nella vita politica italiana e milanese.
Negli ultimi tempi aveva via via rarefatto le sue partecipazioni ai convegni in cui è sempre comparso puntuale e attento.
Fu deputato per la DC per tre legislature, dal 1972 in poi.
Marzotto Caotorta era tenacemente convinto della necessità che i cattolici portassero il loro contributo originale alla vita sociale e politica.

Negli ultimi due decenni si è dedicato all’AIART, l’associazione degli ascoltatori radio televisivi cattolici.
I suoi interventi (talvolta, a dir la verità, un po’ prolissi) scontavano un’impostazione forse ormai un po’ vecchia (anche in campo mediatico) e qualche nostalgia dell’impegno unitario dei cattolici in politica, ma testimoniavano un’encomiabile voglia di non tirarsi mai indietro e di dare un contributo personale al bene della collettività. In questo penso proprio che Marzotto Caotorta sia stato esemplare.

Ricordandolo con gratitudine per il suo impegno, lo affido alle braccia del Padre e mi permetto di formulare un auspicio: mi auguro che possano nascere ancora tanti laici cattolici disposti a “perdere” tempo per gli altri. C’è grande bisogno di gente che non pensa solo ai propri affari, ma decide di mettersi a disposizione del bene comune.
Mi piace, sotto questo profilo, associarlo a un’altra grandissima figura scomparsa proprio nei giorni scorsi: Maria Eletta Martini.
Se ne stanno andando, poco alla volta, molti dei protagonisti dell’impegno del laicato cattolico del ‘900.
Sapremo esserne degni?

Un commento su “In ricordo di Marzotto Caotorta

  1. Daniela Freguia

    Nobiltà
    Facevo la pendolare, Lentate-Milano-Lentate. Una sera nella mia stessa carrozza viaggiò un signore distinto, dal volto sereno, tutto intento alla lettura. Chi fosse in realtà lo scoprii all’arrivo alla stazione di Camnago, quando scese prima di me. Ad accoglierlo c’erano un ragazzo grande, chiavi in mano, a dimostrazione che aveva parcheggiato l’auto e altri ragazzini più piccoli che in contemporanea si buttarono tutti al collo dell’uomo, formando insieme un unico allegro abbraccio.
    Quel signore distinto era Antonio Marzotto Caotorta e figli suoi i simpatici ed affettuosi ragazzini.
    Nessuna dimenticanza: è stato volutamente tralasciato il titolo nobiliare stavolta, per dare spazio al più semplice “babbo, o papà”. più appropriato ed importante in questo contesto.

    Questa una pagina del mio diario lentatese “Ri-conosciamo la nostra storia” E, a conferma del detto che accanto a un grande uomo vi è sempre una grande donna, aggiungo, sempre dal diario lentatese, il
    ricordo della moglie Contessa Giulia.

    TESTIMONIANZA DI FEDE E DI COERENZA DI VITA
    Nel periodo estivo non era insolito vedere in parrocchia ad assistere alla Santa Messa e accostarsi alla balaustra per ricevere la comunione la Contessa Giulia Marzotto Caotorta Valdettaro, insieme ai figli.
    Schiva, ma non altera, semplicemente vestita, ma non inelegante, erano i figli gli unici gioielli che esibiva: un bell’esempio di donna e di madre, per chi ha saputo cogliere.
    Lentate non la vedrà più: se n’è andata via per sempre il 21 agosto 2010. Ora riposa nel cimitero di Faltognano, in quel di Vinci (FI), non in una cappella gentilizia ma, in coerenza alla sua sobrietà, nella nuda terra.

    Il 28 settembre 2010, da Palazzo Marino a Milano, Antonio Palmieri l’ha ricordata così:
    (L’intellettuale Giulia Marzotto Caotorta Valdettaro, medaglia d’argento nel 1993) Era esperta di arte e cultura cinese, e ha dedicato la sua vita allo studio e all’approfondimento dell’immen- so patrimonio di sapere orientale. Tra i primi studiosi a recarsi in Cina nel 1970, ha contribuito a costruire ponti fra popoli e, grazie alle sue capacità divulgative, ha reso pià vicina a noi una realtà geograficamente lontana con articoli, libri, mostre. Ha coniugato l’attività sociale a quella culturale, come responsabile per l’Italia del movimento dei malati e sofferenti di Madre Teresa di Calcutta”.

    Daniela Freguia

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